Dietro al pasticcio della grazia a Nicole Minetti il ministro della Giustizia Carlo Nordio si staglia come protagonista. Le ragioni poste alla base del provvedimento di clemenza, all’indomani della richiesta di chiarimenti del Quirinale che ha riaperto il caso, si stanno infatti sgretolando una dopo l’altra. È bastata una mezza mattinata agli inquirenti di Milano per scoprire per esempio che i famosi consulti negativi del San Raffaele di Milano e dell’ospedale di Padova (quelli che avrebbero indotto la ex protagonista del bunga bunga berlusconiano a far operare il figlio adottivo a Boston) sono probabilmente inesistenti. D’altronde – come documentato dall’inchiesta giornalistica del Fatto Quotidiano – l’intera storia è diversa da come raccontato nell’istanza di grazia: i genitori del bimbo sarebbero ancora in vita e l’adozione sarebbe arrivata attraverso un opaco procedimento giudiziario di decadenza della patria potestà. Finanche sulla redenzione sociale della condannata per sfruttamento della prostituzione si allungano ombre sinistre a giudicare dalle testimonianze legate alle feste nella tenuta uruguayana in cui vivevano l’ex pupilla del Cavaliere e il suo nuovo compagno Giuseppe Cipriani.
Nulla in questa vicenda è dunque come è apparso finora. La procura generale di Milano lo ha riconosciuto, definendo “fatti gravissimi” quelli emersi negli ultimi giorni e spiegando che il suo parere positivo potrebbe anche essere cambiato. “Stiamo facendo partire gli accertamenti su tutti gli aspetti emersi e abbiamo raccomandato urgenza, attivando l’Interpol. Poi, in base agli esiti valuteremo il da farsi, li estenderemo se ci sarà bisogno, non escludendo rogatorie”, ha detto la pg Francesca Nanni. Confessando: “Potremmo anche alla fine ammettere di non essere stati perspicaci”.
Non è chiaramente questione di perspicacia. La domanda di grazia conteneva infatti una serie di elementi fattuali che sarebbe stato facile verificare. Non lo hanno evidentemente fatto fino in fondo i magistrati ma – ed è ben più grave – non lo ha fatto il ministero di Giustizia che porta la responsabilità dell’istruttoria che precede la concessione della grazia da parte del Capo dello Stato. È a via Arenula che avrebbero dovuto drizzarsi le antenne all’arrivo di una richiesta di parere così particolare. Ed è negli uffici del ministero – nei quali all’epoca dei fatti imperversava la zarina Giusi Bartolozzi – che si sarebbe dovuta gestire una pratica potenzialmente esplosiva visto che tocca il prestigio del presidente della Repubblica. Così non è stato. E la reazione di Sergio Mattarella lascia intendere l’irritazione del Colle per la vicenda, destinata a non chiudersi con un nuovo colpo di spugna.
Ci sarebbero nuovi sospetti sull’irregolarità dell’adozione del minore da parte di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani. Proprio l’adozione è al centro della procedura di grazia concessa all’ex consigliera in Lombardia. Questa si è vista annullare la condanna a tre anni per appropriazione indebita e favoreggiamento della prostituzione, perché doveva prendersi cura del figlio adottivo con problemi di salute.
Facciamo il punto della situazione, prima di entrare nel dettaglio delle irregolarità presunte dell’adozione del minore. Lunedì scorso il Presidente della Repubblica ha incaricato il ministro della Giustizia Carlo Nordio di verificare le informazioni che hanno portato alla concessione della grazia firmata dallo stesso Mattarella il 18 febbraio 2026 per Nicole Minetti.
La grazia annulla il regime alternativo di tre anni e 11 mesi per i reati di appropriazione indebita e favoreggiamento della prostituzione per i quali Minetti è stata condannata.
Grazia a Nicole Minetti, quali sono i 4 sospetti sul racconto dell’adozione del bambino in Uruguay. Cosa non torna nell’adozione del bambino in Uruguay da parte di Nicole Minetti, alla base della grazia concessa da Mattarella
Il provvedimento è stato concesso per “motivi umanitari” legati alla salute del minore adottato da Minetti e Cipriani in Uruguay. Il Fatto Quotidiano, in un’inchiesta, ha fatto emergere dei presunti elementi falsi in merito alla procedura di adozione e non solo. Il bambino infatti risulterebbe “abbandonato alla nascita” e privo di legami familiari.
Un’adozione “irregolare”
Una fonte vicina all’Istituto nazionale per l’infanzia e l’adolescenza avrebbe dichiarato a La Diaria, quotidiano uruguaiano, che l’adozione del bambino è sempre stata considerata “altamente irregolare”.
All’epoca dei fatti, il direttore dell’istituto era Daniel Guadalupe. Questo avrebbe avuto legami diretti con la coppia Minetti-Cipriani. Una conoscenza che avrebbe permesso ai due di ottenere dei benefici che solitamente altri non avevano, come il permesso di portare nella loro fattoria alcuni bambini dell’istituto, anche se non c’erano legami.
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio torna al centro della polemica per il caso della grazia a Nicole Minetti
In un articolo del Fatto Quotidiano si cita la villa Cipriani in Uruguay, con Nicole Minetti che organizzava feste private con delle sex worker. In questo si sostiene che l’istituto portava i minori nella proprietà e che queste visite servivano da “copertura”.
L’intervento chirurgico
Anche se non vengono messe in discussione le condizioni di salute del minore, l’inchiesta cita l’intervento chirurgico che la coppia avrebbe fatto eseguire sul bambino negli Stati Uniti nel 2021.
Nella richiesta di grazia, l’ospedale San Raffaele di Milano e l’ospedale di Padova avevano sconsigliato l’intervento in Italia. Una volta interrogati dal quotidiano, gli ospedali avrebbero però risposto di non aver mai visitato il bambino e che quel tipo di intervento in Italia veniva eseguito di routine, quindi risulta strano che nella richiesta di grazia si parli di “sconsigliato”.
Inoltre, nel 2021 la coppia non aveva ancora la tutela legale del minore e quindi non avrebbe potuto portare il bambino all’estero per un’operazione simile. La Procura generale di Milano sta quindi effettuando delle nuove verifiche (come richiesto da Quirinale che secondo Belpietro è strano non fosse a conoscenza di “errori”) su procedimenti penali in corso, in particolare all’estero, a carico di Minetti e sulla procedura di adozione stessa.
“Ad oggi escludo l’ipotesi di dimissioni del ministro Nordio. Ho parlato con lui ieri al telefono, quando è uscita la lettera del Quirinale, per capire che cosa fosse accaduto. Mi sono messa a ricostruire come funziona l’iter”: con queste parole, nella conferenza stampa sul decreto “Primo Maggio”, la premier Giorgia Meloni ha sgomberato ogni dubbio su un terremoto nel governo sul caso della grazia a Nicole Minetti. “Il Ministero non ha gli strumenti per svolgere indagini. Spero che sia chiaro a tutti: non abbiamo la polizia giudiziaria, non facciamo noi le indagini. Il Ministero si avvale della magistratura per le indagini, e la magistratura si avvale della polizia giudiziaria. Quindi è evidente che il Ministero difficilmente possa sapere qualcosa che non sapeva la Procura Generale. Poi possiamo sempre dire che in Italia c’è un capro espiatorio, che è il Governo…”, ha aggiunto la premier incalzata dalle domande. Ma quella di oggi è stata anche la giornata dei “chiarimenti” dei legali della Minetti. “L’intero percorso adottivo si è svolto nel pieno rispetto della legge, seguendo la procedura ordinaria, dalla fase di pre-adozione fino all’affidamento definitivo, come documentalmente dimostrato”. E’ uno dei passaggi del comunicato stampa diffuso dalla difesa (gli avvocati Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra) di Nicole Minetti, condannata per il caso Ruby e ora al centro di una polemica, con risvolti anche politici, per la grazia concessa per motivi umanitari



