Stipendi. Il posto fisso nella P.A. non contrasta il caro vita: si preferisce il p/t per un doppio lavoro

Date:

C’è chi non riesce a trovare un lavoro, chi lo perde a cinquant’anni e chi, pur avendo un impiego stabile e a tempo pieno, non riesce più a sostenere l’aumento del costo della vita. Sono condizioni diverse, ma raccontano la stessa trasformazione: lavorare non garantisce più la sicurezza economica di un tempo.  Il posto fisso protegge dalla disoccupazione, ma non dal caro vita. Mutuo o affitto, bollette,  spesa quotidiana, figli e assistenza ai genitori possono rendere insufficiente anche una busta paga regolare. Per molti dipendenti pubblici il problema è particolarmente evidente: un lavoro a tempo pieno dovrebbe assicurare una retribuzione adeguata, senza  costringere a cercare una seconda entrata o a dimezzare il proprio stipendio passando al part-time.

Negli anni, le retribuzioni del settore pubblico hanno perso potere d’acquisto, anche per effetto di rinnovi contrattuali che arrivano spesso con grande ritardo. Nel comparto delle Funzioni centrali, per esempio, il contratto relativo al triennio 2022-2024 è stato sottoscritto  definitivamente soltanto nel gennaio 2025, quando il periodo al quale si riferiva era ormai concluso. A questo si aggiunge la distanza tra gli aumenti annunciati e quelli realmente percepiti. Le cifre lorde vengono ridotte dai contributi previdenziali, dall’Irpef e dalle addizionali regionali  e comunali. Se nel frattempo l’inflazione ha fatto salire il costo di beni e servizi più  rapidamente delle retribuzioni, l’aumento in busta paga rischia di non tradursi in un miglioramento reale.

Eppure la Pubblica Amministrazione richiede competenze sempre più elevate: lauree,  abilitazioni, capacità digitali, conoscenza delle lingue e responsabilità organizzative. La complessità del lavoro cresce, mentre il riconoscimento economico non sempre procede allo stesso ritmo. La stabilità continua ad avere un valore importante, ma da sola non basta a garantire l’autonomia finanziaria dopo anni di studio e formazione.

Anche le possibilità di carriera sono limitate. Le progressioni dipendono dalle risorse disponibili, dalla contrattazione integrativa e dalle procedure previste dalle singole amministrazioni. L’esperienza maturata negli anni non determina automaticamente un avanzamento e molti dipendenti rimangono a lungo nella stessa posizione, pur assumendo compiti e responsabilità sempre più complessi.

Di fronte a retribuzioni spesso insufficienti, la Pubblica Amministrazione impone inoltre limiti particolarmente rigidi alle attività esterne. L’articolo 98 della Costituzione stabilisce che i pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della Nazione. Le incompatibilità e gli incarichi esterni sono disciplinati principalmente dall’articolo 53 del decreto legislativo 165 del 2001 e dalle norme contenute nel d.P.R. 3 del 1957. Per un dipendente pubblico a tempo pieno sono vietati, in linea generale, l’esercizio abituale del commercio o di un’attività professionale, gli impieghi alle dipendenze di soggetti privati e gli incarichi che possano creare un conflitto di interessi. Altre attività occasionali possono essere svolte soltanto dopo avere ottenuto l’autorizzazione dell’amministrazione, che deve verificarne la compatibilità con l’orario di lavoro, con le funzioni esercitate e con il principio di imparzialità.

La legge prevede poi alcune attività alle quali non si applica il normale regime autorizzatorio dell’articolo 53: tra queste figurano la collaborazione con giornali e riviste, l’utilizzazione economica delle proprie opere dell’ingegno, la partecipazione a convegni e seminari e gli incarichi per i quali sia previsto soltanto il rimborso delle spese documentate.  Anche in questi casi, tuttavia, devono essere rispettate le regole interne dell’amministrazione e deve essere escluso qualsiasi conflitto di interessi.

Una maggiore libertà è prevista per chi sceglie un part-time non superiore alla metà dell’orario ordinario. In presenza delle condizioni stabilite dalla legge, il dipendente può svolgere un’altra attività lavorativa. Ma proprio qui emerge il paradosso: per cercare una seconda fonte di reddito deve prima rinunciare a metà dello stipendio principale. Per chi paga un mutuo, sostiene una famiglia o assiste un genitore anziano, può essere una scelta semplicemente impraticabile.

Il punto, però, non è spingere i dipendenti pubblici verso il secondo lavoro. La priorità dovrebbe essere un’altra: garantire che un impiego a tempo pieno assicuri una retribuzione proporzionata alla professionalità richiesta e al costo reale della vita. Servono rinnovi contrattuali tempestivi, un recupero effettivo del potere d’acquisto e percorsi di carriera capaci di riconoscere competenze, formazione e responsabilità. Allo stesso tempo, sarebbe opportuno rendere più chiare e uniformi le regole sulle attività esterne che non interferiscono con il servizio pubblico.

La tutela contro i conflitti di interessi resta indispensabile: chi svolge funzioni di controllo non può lavorare per un soggetto sul quale è chiamato a vigilare. Ma tra questa evidente incompatibilità e attività indipendenti come scrivere, insegnare, tradurre o accettare un incarico occasionale esiste uno spazio che potrebbe essere regolato con criteri più semplici, tempi certi e procedure uguali nelle diverse amministrazioni. Il posto fisso resta una tutela essenziale, ma non può diventare una forma di impoverimento stabile. Se lo Stato chiede ai propri dipendenti competenza, responsabilità ed esclusività, deve garantire in cambio una retribuzione che consenta loro di vivere con dignità. Un lavoro a tempo pieno non dovrebbe essere il punto di partenza per cercarne un altro: dovrebbe bastare.

Valentina Alvaro

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati

Dylan Dog Horror Show – l’indagatore dei nostri incubi segreti torna in carne ed ossa.

Quest’anno ricorrono i 40 anni dall’uscita della prima storia...

Evento AMIRA per Franco Coppola

Deus ex machina, il fiduciario Dario Duro. Ampio spazio...

LE INIZIATIVE DECENTRATE CHE FANNO CENTRO: I DIECI COMPLEANNI DI INCONTR’ARTI

Nel 2026 la rassegna Incontr’Arti, orgogliosamente diretta da Gino...