Un viaggio a ritroso nel comico: Flavio Albanese tra storia, passione e memoria teatrale

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L’apertura dello spettacolo “L’Oro della Commedia” di Flavio Albanese sorprende con la proiezione di West and Soda, il capolavoro animato del 1965 firmato da Bruno Bozzetto. Al tempo stesso parodia, citazione, omaggio e rilettura con squarci surreali del western più classico e straripante di trovate di umorismo grafico, questo cartoon diventa la scintilla da cui l’attore-autore innesca il viaggio a ritroso nel tempo e nella storia del teatro comico. Fin da questa apertura, Albanese mostra la chiave di lettura dell’intera serata: guardare al comico come a un territorio stratificato, in cui l’ironia è veicolo di una cultura profonda e in cui i comici sono artisti che parlano all’intelligenza del pubblico.

Il Novecento è il primo approdo del percorso. Dopo la parentesi cinematografica, Albanese si immerge nel mondo del Varietà e rende omaggio a Ettore Petrolini, di cui rievoca stile, intuizioni e modernità. Da qui, attraverso intrecci di vicende e personaggi, lo spettacolo slitta con scioltezza nell’Ottocento: il secolo delle grandi famiglie napoletane. Antonio Petito, famosissimo Pulcinella, emerge come figura chiave, maestro e punto di riferimento del giovane Edoardo Scarpetta che assiste alla sua morte e ne prende il posto al Teatro San Carlino portandolo al trionfo con Miseria e nobiltà, destinato a diventare immortale anche grazie alla futura interpretazione di Totò nei panni di Felice Sciosciammocca.Al centro di questo passaggio, la nascita del teatro dialettale moderno: un teatro che Scarpetta trasmette come eredità diretta ai figli Eduardo, Peppino e Titina De Filippo, dando vita a una vera e propria dinastia della commedia napoletana.

La proiezione della celebre scena della lettera da Totò, Peppino e la malafemmina riempie la sala e ricorda a tutti quanto quella tradizione sia entrata stabilmente nell’immaginario collettivo.Il viaggio prosegue nel Settecento, secolo di Goldoni, “nato in una repubblica che moriva e morto in una repubblica che nasceva”.

Albanese racconta con chiarezza e passione la rivoluzione goldoniana: l’abbandono dell’improvvisazione a favore di testi scritti, l’emancipazione dalla maschera del personaggio che si apre così all’evoluzione psicologica, l’introduzione di un linguaggio più naturale e spesso dialettale. Un teatro che educa divertendo e che riflette una società piena di contraddizioni. Per Goldoni il teatro è missione civile, e Albanese rende bene questa urgenza morale.Il percorso si conclude nel Seicento, l’epoca della Commedia dell’Arte. Qui la narrazione si concentra sulla famiglia Andreini, in particolare su Francesco, e si sofferma sulle tecniche, le consuetudini, l’immaginario delle compagnie girovaghe.

Lo spettacolo di Albanese lascia spazio a momenti di improvvisazione quasi jazzistica: un’arte “a braccio” che richiede padronanza assoluta dei registri comici. L’attore alterna momenti di lezione teatrale a brani recitati che rivelano una grande maestria recitativa toccando il suo culmine con l’emozionante interpretazione de La livella di Totò.

Lo spettacolo – scritto e interpretato da Albanese con la collaborazione artistica di Marinella Anaclerio – è colto, denso, talvolta impegnativo per chi non ha molta familiarità con la storia del teatro, ma la passione dell’attore riesce sempre a coinvolgere e a far riflettere sul mestiere dell’arte comica, perché, come ci ricorda Albanese, c’è chi si diverte a far piangere l’umanità, e chi invece sceglie di soffrire un po’ per farla ridere.

“L’oro della commedia – lezione spettacolo per un pubblico curioso dalla commedia dell’arte ai cartoni animati” di Flavio Albanese in collaborazione artistica con Marinella Anaclerio sarà ancora in scena al teatro Tordinona di Roma fino al 7 dicembre.

Laura Trinci

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