L’ONU: “Transizione giusta, nessun lavoratore resti indietro”

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La transizione ecologica non è solo una sfida tecnologica, ma anche una questione sociale. È questo il messaggio che arriva dal Comitato di esperti di Katowice delle Nazioni Unite per il clima (KCI), che ha pubblicato un nuovo rapporto del 3 settembre 2025 destinato a diventare un punto di riferimento per governi, imprese e sindacati impegnati a coniugare politiche climatiche e tutela del lavoro. Il documento, intitolato New Report on Just Transition Frameworks , ovvero “Rapporto di compilazione e sintesi sulle linee guida e i quadri politici per una giusta transizione della forza lavoro e la creazione di lavoro dignitoso e di posti di lavoro di qualità”, raccoglie strumenti, quadri normativi e casi concreti per accompagnare i lavoratori nella riconversione verso economie a basse emissioni. «Tradurre principi generali in strategie attuabili è la sfida che abbiamo davanti. Nessun lavoratore o comunità deve essere lasciato indietro mentre acceleriamo verso economie a zero emissioni nette», scrivono nella prefazione i copresidenti del KCI, Moustapha Kamal Gueye (Organizzazione internazionale del lavoro) e Angelina Mensah (Ghana). Il rapporto consolida le migliori pratiche finora sperimentate, dall’America Latina al Sudafrica, indicando priorità come: a) valutazioni d’impatto per stimare effetti sociali ed economici;b) programmi di formazione, riqualificazione e sostegno al reddito per i lavoratori dei settori fossili; c)strumenti di protezione sociale e di diversificazione economica per i territori più vulnerabili; d)un forte ruolo al dialogo sociale e alla partecipazione delle comunità locali. Particolare attenzione viene riservata ai gruppi più esposti — donne, giovani, persone con disabilità, lavoratori precari — che rischiano di pagare il prezzo più alto di una transizione accelerata. Nonostante la crescente attenzione, solo pochi Paesi hanno incluso esplicitamente la “giusta transizione” nei loro piani climatici nazionali (NDCs). «Senza misure mirate — avverte il rapporto — il rischio è che la corsa alla decarbonizzazione produca nuove disuguaglianze, anziché ridurle» Il KCI, istituito dall’UNFCCC per valutare gli effetti socio-economici delle politiche climatiche, ha già prodotto in passato studi e workshop sulla diversificazione economica e sugli strumenti di valutazione dell’impatto sociale. Il rapporto fornisce altresì spunti su come i vari stakeholder affrontano la questione della transizione giusta e alcuni elementi di un quadro generale per la transizione giusta che potrebbe essere ulteriormente sviluppato e utilizzato da tutti gli stakeholder. Il KCI potrebbe attingere agli elementi per un quadro o linee guida sulla transizione giusta sintetizzati dai contributi e evidenziati in questo rapporto per preparare un quadro completo o una guida dettagliata per le parti interessate. Tale quadro potrebbe ampliare il contesto e il concetto di transizione giusta (inclusi i suoi obiettivi e il modo in cui la transizione giusta potrebbe spingere le Parti e le altre parti interessate a contribuire al raggiungimento dell’obiettivo globale di uno sviluppo a basse emissioni), i principi generali che guidano la transizione giusta, le aree in cui sono necessarie azioni prioritarie, gli approcci per l’attuazione della transizione giusta e, infine, come monitorare, misurare, verificare e rendicontare l’efficacia e gli impatti dell’ attuazione della transizione giusta. Altri aspetti che il quadro potrebbe affrontare potrebbero includere come fornire supporto finanziario alla transizione giusta promuovendo accordi di finanziamento sostenibili che evitino di fare affidamento sui prestiti, che potrebbero involontariamente rafforzare le disuguaglianze esistenti. Inoltre, potrebbe concentrarsi sulla gestione dei dati, dei vincoli istituzionali e di capacità, nonché dei quadri giuridici e normativi che i paesi, in particolare i paesi in via di sviluppo, potrebbero incontrare durante il processo di transizione giusta. Il quadro potrebbe anche considerare come la transizione giusta e gli elementi ad essa associati, come l’istruzione e la formazione, debbano essere riconosciuti come elementi essenziali della transizione globale verso sforzi a basse emissioni. Questo obiettivo potrebbe essere raggiunto integrando la transizione giusta nei contributi determinati a livello nazionale. Questo approccio avrebbe l’ulteriore vantaggio di rafforzare le ambiziose azioni di mitigazione delle Parti e di altri stakeholder, affrontando al contempo le carenze finanziarie, di capacità e altre sfide. Con questa nuova pubblicazione, il Comitato cerca di colmare il divario tra gli impegni internazionali presi ai tavoli delle Cop e la loro effettiva applicazione nei territori. La conclusione è chiara: la transizione verso economie a basse emissioni sarà credibile solo se giusta, inclusiva e capace di offrire lavoro dignitoso e prospettive di futuro a chi oggi teme di perderlo.

Paolo Iafrate

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