Droni e tecnologia dual-use: l’opportunità che l’Europa (e l’Italia) non possono permettersi di perdere

Date:

Negli ultimi anni l’Europa si trova di fronte a una sfida epocale: come conciliare il bisogno crescente di sicurezza e difesa con la necessità di continuare a innovare e restare competitiva a livello tecnologico. La risposta che molti osservatori e policy maker stanno portando avanti ha un nome preciso: tecnologia dual-use.

Con questa definizione si intende quell’insieme di soluzioni, hardware e software, che possono essere utilizzate tanto in ambito civile quanto in quello militare. Non si tratta di un concetto nuovo: pensiamo a internet, nato da un progetto del Dipartimento della Difesa USA e poi diventato il motore dell’economia globale. Lo stesso vale per il GPS, che oggi guida le nostre auto e i nostri smartphone ma nasce per coordinare le forze armate americane.

Il dual-use permette dunque due cose fondamentali:

  1. Ridurre i costi e moltiplicare i mercati: una tecnologia che ha applicazioni in diversi settori trova più facilmente clienti e finanziatori.
  2. Accedere a fondi pubblici e privati dedicati alla difesa: un comparto che in Europa sta conoscendo una crescita mai vista prima, anche come reazione al nuovo scenario geopolitico segnato dall’invasione russa dell’Ucraina.

In questo quadro, i droni emergono come il simbolo perfetto di questa doppia anima. Perché volano tra due mondi: quello della logistica, dell’agricoltura, del monitoraggio ambientale, e quello del campo di battaglia.

I droni: la perfetta tecnologia dual-use

Parlare di droni oggi significa parlare di uno strumento ormai onnipresente. Nel settore civile li vediamo già impiegati in mille applicazioni:

  • Agricoltura di precisione, per monitorare colture e ottimizzare l’uso di acqua e fertilizzanti.
  • Logistica e consegne, con test già avanzati da parte di colossi come Amazon e UPS.
  • Controllo ambientale e infrastrutturale, dalla sorveglianza dei boschi contro gli incendi al monitoraggio dei ponti e delle dighe.
  • Sicurezza civile, ad esempio nella gestione di grandi eventi o nel controllo del traffico.

Ma è sul campo di battaglia che i droni hanno dimostrato, negli ultimi anni, tutta la loro potenza. La guerra in Ucraina è stata definita da molti la “guerra dei droni”: un conflitto in cui questi strumenti hanno giocato (e continuano a giocare) un ruolo centrale.

Gli esempi non mancano:

  • Droni di sorveglianza che raccolgono informazioni in tempo reale sulle posizioni nemiche.
  • Droni commerciali modificati per trasportare carichi esplosivi.
  • Sistemi autonomi capaci di operare anche in ambienti ostili, con GPS bloccato o disturbato da jammer elettronici.

La lezione che arriva dall’Ucraina è chiara: i droni cambiano il modo di fare la guerra perché riducono i rischi per i soldati e offrono un vantaggio informativo enorme. E al tempo stesso cambiano il modo di fare business, perché accelerano ricerca, sviluppo e produzione di soluzioni che trovano poi impiego anche nel civile.

Il boom dei droni made in Europe: Tekever e Quantum Systems

Due storie, tra le tante, raccontano bene come l’Europa stia vivendo un vero e proprio boom nel settore dei droni: quelle di Tekever (Portogallo) e Quantum Systems (Germania).

Tekever: dal bootstrap al miliardo di valutazione

Fondata nel 2001 a Lisbona da tre studenti di ingegneria, Tekever è partita sviluppando software in vari settori, finché nel 2007 ha imboccato la strada dei droni di sorveglianza. Per anni ha lavorato senza capitali esterni, autofinanziandosi progetto dopo progetto. Poi, dal 2022, ha aperto le porte agli investitori e ha visto crescere in modo esponenziale la sua presenza internazionale.

Oggi Tekever:

  • È diventata unicorno europeo con il supporto del Nato Innovation Fund e di investitori come Ventura.
  • Ha clienti in tutto il mondo: dal governo britannico (Ministero dell’Interno e investimenti per 400 milioni di sterline) alle forze armate brasiliane e colombiane.
  • È attiva sul fronte ucraino, dove i suoi droni di ricognizione vengono utilizzati per identificare obiettivi e superare le contromisure elettroniche russe.

Il segreto del suo successo? Velocità e iterazione continua: mentre i colossi del settore impiegano mesi a firmare un NDA, Tekever presenta già un prototipo al cliente.

Quantum Systems: 50 milioni per il Regno Unito

Un’altra storia emblematica è quella di Quantum Systems, startup tedesca specializzata in droni autonomi. Dopo essersi affermata a livello internazionale, ha annunciato nel 2025 un piano di investimento da 50 milioni di euro nel Regno Unito nei prossimi cinque anni.

L’operazione comprende:

  • Apertura di un service, support, training and logistics centre (SSTLC) sul modello sviluppato in Ucraina.
  • Acquisizione di Nordic Unmanned UK per rafforzare l’offerta di soluzioni di intelligenza aerea basate su AI.
  • Allineamento con la strategia “20-40-40” del Ministero della Difesa britannico, che punta ad affidare l’80% del combattimento a sistemi senza pilota.

Quantum Systems impiega già circa 700 persone in Germania, Stati Uniti e Australia, e ora vuole fare del Regno Unito la sua nuova base europea.

Questi due casi mostrano un trend evidente: i droni non sono più nicchia, ma pilastro della nuova difesa europea.

Opportunità per le startup e accesso ai fondi difesa

Perché le startup dovrebbero guardare con attenzione a questo settore? Le ragioni sono almeno tre:

  1. Un mercato in piena espansione
    Secondo le previsioni di diversi centri studi, il mercato globale dei droni supererà i 90 miliardi di dollari entro il 2030. In Europa, la domanda è trainata tanto dai governi quanto dalle aziende private in settori come energia, agricoltura e logistica.
  2. La spinta dei fondi pubblici
    L’Unione Europea, attraverso il Fondo europeo per la difesa (EDF), ha stanziato miliardi per sostenere ricerca e sviluppo di tecnologie legate alla sicurezza e alla difesa. I progetti dual-use, che uniscono applicazioni civili e militari, hanno priorità perché permettono di generare ritorni economici più ampi.
  3. Il vantaggio competitivo dell’agilità
    Le startup hanno la possibilità di muoversi molto più velocemente rispetto ai grandi colossi della difesa. Possono sperimentare, iterare e proporre soluzioni innovative con tempi di sviluppo drasticamente più brevi. Esattamente come Tekever ha dimostrato sul campo.

Certo, non mancano sfide e rischi: dall’iter burocratico dei bandi europei alle questioni etiche legate all’uso bellico dei droni. Ma è innegabile che chi saprà posizionarsi oggi potrà beneficiare domani di un vantaggio competitivo enorme.

Un’occasione mancata (finora) per l’Italia

Guardando a questo panorama, c’è un grande assente: l’Italia. Nonostante il nostro Paese vanti una tradizione ingegneristica e manifatturiera di altissimo livello — dai settori automotive e aerospazio fino alla robotica — non siamo ancora riusciti a produrre startup di droni capaci di competere con Tekever o Quantum Systems.

Eppure le condizioni ci sarebbero tutte:

  • Una base industriale solida, con PMI innovative e grandi gruppi che operano già nell’aerospazio.
  • Università e centri di ricerca che formano ingegneri e tecnologi di altissimo profilo.
  • Una collocazione geografica e geopolitica che rende l’Italia attore chiave nelle politiche di difesa europee e mediterranee.

Ciò che manca è una visione strategica, capace di mettere in connessione ecosistema startup, grandi imprese e fondi pubblici e privati.

Se l’Italia vuole evitare di restare ai margini della prossima grande rivoluzione tecnologica, deve investire seriamente nei droni e nella tecnologia dual-use. È un settore in cui possiamo esprimere competenze distintive, creare occupazione qualificata e posizionarci come player rilevanti a livello europeo e globale.

Il rischio, altrimenti, è che i nostri talenti continuino a emigrare verso Lisbona, Monaco o Londra per lavorare nelle Tekever o nelle Quantum Systems del futuro, invece di fondarle qui.


Silvio Porcellana è un imprenditore digitale dal 1999. Nato ad Asti nel 1975, laureato in Economia cum laude alla Sapienza ha lavorato tra Londra, Boston, l’Arizona e l’Italia sviluppando e lanciando startup e prodotti online. Scrive di economia, geopolitica digitale e tecnologia. Il suo sito personale è silvioporcellana.com e oggi è il responsabile tecnico di webitalysystem.it.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati

Pecoraro: “Valorizzare i talenti femminili significa costruire una Campania più competitiva”

L’assessore regionale alle Pari Opportunità alla presentazione del progetto...

Draghi scuote l’UE: “Ora dobbiamo difenderci da soli”

L’Europa si scopre improvvisamente vulnerabile.Non perché non abbia risorse...

PRESENTATORI DI CLASSE PER UN FESTIVAL DI ECCEZIONE

Antoniu Martin, storico e giornalista Due voci per un...

Superbonus, il più grande disastro finanziario, FdI: “Conte e M5S responsabili dello sforamento del 3% deficit-Pil”

Il Presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte è...