I dati ActionAid spazzano via l’allarmismo: accolto lo 0,23% della popolazione. Ma lo stato di eccezione è diventato la regola. La frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026” è il primo tentativo di fotografare, con i numeri in mano e senza pregiudizi, il sistema di accoglienza italiano fuori dagli schemi. Il nuovo rapporto di ActionAid, realizzato con Openpolis, restituisce un paradosso secco: i numeri reali dell’immigrazione sono così bassi da risultare quasi insignificanti (lo 0,23% della popolazione residente), eppure il meccanismo messo in piedi per gestirli è “fuori controllo”, opaco e strutturalmente in emergenza. Per la prima volta, grazie a oltre 70 richieste di accesso civico a Ministeri e Prefetture (un lavoro certosino da “cane sciolto” del giornalismo investigativo), il rapporto svela i congegni di una macchina che non mola più. Al 31 dicembre 2024, le persone accolte erano 134.549: lo 0,23% dei residenti. Gli arrivi via mare nel 2025 hanno toccato quota 66.296, pari allo 0,11%. Percentuali da prefisso telefonico, non da “sostituzione etnica”. Eppure, la narrazione dell’invasione ha prodotto uno stato di eccezione che non è più temporaneo. Il cuore pulsante del sistema sono i Cas, i Centri di accoglienza straordinaria. Ospitano quasi 97mila persone, il 71,9% del totale. Di straordinario, ormai, hanno solo il nome. Questa impalcatura in perenne affanno mostra crepe ovunque: nel 2024, su 6.024 strutture prefettizie attive, 973 hanno superato la capienza dichiarata. In 520 casi si è andati oltre il 120%, e in 13 strutture le presenze hanno raggiunto il doppio dei posti letto. Per rientrare almeno sotto la soglia critica, servirebbe una redistribuzione immediata di oltre 2.000 persone. La “ricetta” per il caos? Grandi centri, grandi gestori e servizi ridotti all’osso. Tra il 2022 e il 2024, i posti affidati a società for profit sono schizzati del 109%, passando da 7.089 a 14.813. Le prime dieci società controllano quasi un quinto dell’intera capacità. In cima alla classifica c’è la Croce Rossa Italiana con 5.743 posti, ma a tallonarla è Medihospes, un colosso fermo a quota 5.233 che da solo gestisce oltre la metà dell’accoglienza nel Comune di Roma. L’aspetto più complesso riguarda i minori stranieri non accompagnati. Il decreto-legge 133 del 2023 aveva concesso, in via “eccezionale e temporanea”, di inserire gli ultrasedicenni in sezioni dedicate dei centri per adulti in caso di emergenza. Una valvola di sfogo, sulla carta. Nei fatti, ActionAid ha censito almeno 823 transiti di minori in centri per adulti dal varo della norma a novembre 2025. Di questi, 138 erano già lì prima che il decreto legalizzasse una prassi illegittima. Le permanenze raccontano un fallimento totale. Invece dei 90 giorni (prorogabili a 150) previsti dalla legge, si registrano picchi da incubo: 1.413 giorni a Torino, 927 a Brescia, 883 a Imperia. E tutto questo mentre, nelle stesse province, restano vuoti i posti nei centri dedicati. Al 31 dicembre 2024, nelle 29 prefetture monitorate, c’erano 91 posti liberi nel Sai per minori e 35 in Cas o Cpa minorili. Quei ragazzi dormono in letti per adulti, senza educatori, senza progetto, senza tutela. Non stupisce che il 49% delle uscite da queste strutture sia costituito da abbandoni o revoche Un sistema basato sulla deroga permanente è un sistema che non vuole essere visto. Nel 2024 sono state ispezionate appena 1.152 strutture su 6.024: il 19,1%. Nel 2019, anno pre-pandemia, la copertura raggiungeva il 40,5%. Trentatré Prefetture – tra cui colossi come Roma (5.226 posti), Frosinone (1.628) e Ravenna (1.454) – non hanno effettuato alcun controllo a vista. Le sanzioni a livello nazionale sono una miseria: 676mila euro, spalmati su poche realtà. E non risulta un solo commissariamento. In relazione agli sbarchi in mare sottolinea il Rapporto Action Aid che nel 2024, oltre il 36% delle persone soccorse è stato fatto scendere in porti medio-lontani o lontani dal luogo del salvataggio, con centinaia di ore di navigazione aggiuntiva. La scusa ufficiale è la “saturazione” dei centri del Sud. Ma i numeri sbugiardano la tesi: il 31 dicembre 2023, mentre 55 persone venivano portate nel Lazio, le regioni del versante Sud-tirrenico avevano 6.370 posti liberi (432 solo nei centri governativi). Otto volte le persone sbarcate. «Il sistema di accoglienza non efficiente come sottolineato da Fabrizio Coresi esperto Migrazioni di ActionAid. rischia di lasciare indietro i più vulnerabili.
Paolo Iafrate



