Crisi nel Golfo, Rubio avverte: «Il pedaggio a Hormuz è inaccettabile»

Date:

«È semplicemente inaccettabile. Non può accadere». Il segretario di Stato americano Marco Rubio ha liquidato così l’ipotesi che l’Iran possa imporre pedaggi per il transito nello Stretto di Hormuz. La dichiarazione, pronunciata durante la riunione dei ministri degli Esteri Nato a Helsingborg, in Svezia, ha immediatamente alzato la tensione attorno al corridoio marittimo più strategico del pianeta. E forse qualcosa si muove, infatti nel Golfo Persico almeno 35 imbarcazioni sono riuscite a passare, fermo restando il controllo operativo dei pasdaran, mentre dietro le quinte prende forma una bozza di accordo tra Teheran e Washington mediata dal Pakistan.

La linea rossa americana

Rubio ha parlato inoltre davanti ai partner dell’Alleanza Atlantica con un messaggio rivolto ben oltre il dossier iraniano. «Se ciò dovesse verificarsi nello Stretto di Hormuz, accadrebbe in altri cinque luoghi in tutto il mondo», ha detto, collegando la questione iraniana alla libertà di navigazione globale e alla tenuta delle rotte commerciali internazionali.

l’istituzionalizzazione di un controllo economico iraniano sul passaggio attraverso Hormuz, il tratto di mare da cui transita una quota decisiva delle esportazioni mondiali di greggio e gas liquefatto. Rubio ha accusato Teheran di cercare «di convincere l’Oman ad associarsi a loro in questo sistema di pedaggi», evocando il rischio di un precedente geopolitico capace di estendersi ad altri chokepoint strategici, dal Mar Rosso al Pacifico. Le sue parole arrivano mentre l’amministrazione americana tenta di contenere contemporaneamente l’instabilità regionale, le pressioni sul mercato energetico e la crescente assertività iraniana nel Golfo.

La bozza di accordo

Nelle stesse ore, le emittenti saudite al-Arabiya e Al Hadath hanno diffuso dettagli di quella che definiscono la «bozza finale» di un possibile accordo provvisorio tra Iran e Stati Uniti, che potrebbe arrivare nelle prossime ore ed essere subito operativo. Il testo, secondo le fonti citate, prevederebbe la fine delle operazioni militari e della «guerra mediatica», un cessate il fuoco immediato e garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman.

Il documento includerebbe inoltre l’impegno reciproco a non colpire infrastrutture civili, militari ed economiche, oltre a un meccanismo congiunto per monitorare l’attuazione dell’intesa e gestire eventuali dispute. Entro sette giorni dovrebbero partire negoziati sulle questioni ancora aperte, accompagnati da una graduale revoca delle sanzioni americane in cambio del rispetto iraniano dei termini concordati. Il dato più significativo riguarda però ciò che manca. Al Hadath riporta che nella bozza non compaiono riferimenti diretti né al programma nucleare né al dossier missilistico, i due nodi che per anni hanno paralizzato ogni tentativo di normalizzazione. Tuttavia, il presidente americano Donald Trump non fa passi indietro e dice riferendosi all’uranio di Teheran: «Ce ne impadroniremo». Ma precisa: «Non ci serve, non lo vogliamo. Probabilmente lo distruggeremo persino dopo averlo ottenuto, ma non permetteremo che siano loro a conservarlo».

Le paure del Golfo

Ad Abu Dhabi intanto avvertono. «Abbiamo imparato che l’Iran è capace di usare qualsiasi arma abbia a disposizione», ha dichiarato Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino Mohammed bin Zayed al The Guardian.

La presa di posizione degli Emirati, come anche l’uscita dall’Opec del mese scorso, segnala quanto la percezione della minaccia sia fondata. Se negli anni passati le monarchie arabe concentravano l’attenzione sulle milizie regionali sostenute da Teheran, oggi il timore riguarda soprattutto la possibilità che l’Iran consolidi capacità strategiche difficili da contenere.

 A Donald Trump, che  ha incontrato i suoi consiglieri per la sicurezza nazionale, sono state presentate diverse opzioni per riprendere la guerra contro l’Iran. Lo ha detto alla Cnn una persona informata sull’incontro, avvenuto nelle stesse ore in cui le delegazioni di Qatar e Pakistan arrivavano a Teheran con la speranza di finalizzare un accordo per chiudere il conflitto. La riunione con il presidente, che si dice “frustrato” per l’andamento del negoziato con Teheran, si è conclusa senza una decisione sui prossimi passi.

La guerra contro l’Iran “finirà presto”, ha detto intanto il presidente americano nel corso di un comizio a Suffern, ribadendo che Teheran “muore dalla voglia” di fare un accordo: “Vedremo cosa succederà, ma li abbiamo colpiti duramente e non avevamo altra scelta, perché l’Iran non può avere un’arma nucleare, non può averla”. In una giornata in cui si sono rincorse news e rumors sui negoziati tra Iran e Usa e sull’annuncio di un accordo che potrebbe arrivare a ore, una notizia arriva quindi a sparigliare le carte: secondo quanto riferito ad Axios, Trump ha sollevato la possibilità di “un’ultima grande operazione militare, dopo la quale potrebbe dichiarare la vittoria e porre fine alla guerra”.

Intanto, la tv satellitare al-Arabiya ha riportato ieri alcuni dei punti contenuti nella “bozza finale” di un possibile accordo tra i due Paesi con la mediazione del Pakistan: fine delle operazioni militari e della guerra mediatica, cessate il fuoco immediato tra Iran e Usa, totale e senza condizioni su tutti i fronti, garanzie per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Secondo le fonti citate dalla testata, un annuncio potrebbe arrivare presto. Un particolare, quest’ultimo, che non viene invece indicato dal servizio arabo dell’emittente che si limita a parlare di cauto ottimismo citando fonti pakistane.

Secondo quanto riportato, il testo prevede inoltre un impegno reciproco delle parti a non colpire infrastrutture militari, civili o del settore economico, l’impegno a rispettare sovranità, integrità territoriale e principio di non interferenza negli affari interni, oltre a un meccanismo congiunto per monitorare l’attuazione dell’intesa e risolvere dispute. Negoziati sulle questioni irrisolte inizierebbero entro sette giorni e una revoca graduale delle sanzioni americane viene indicata in cambio dell’impegno dell’Iran rispetto ai termini dell’accordo.

La fonte pakistana al canale in arabo ha sottolineato che “non esiste alternativa a un accordo provvisorio tra Stati Uniti e Iran”. La fonte ha inoltre confermato che “ridurre le divergenze non è facile perché entrambe le parti hanno richieste elevate”. La fonte ha poi indicato che “i contatti continuano per ridurre il divario sulle questioni dell’uranio e dello Stretto di Hormuz”. La fonte ha osservato che “il punto critico nei negoziati è stato, e rimane, come gestire l’uranio altamente arricchito” e ha aggiunto che “le questioni principali dell’accordo richiedono un lungo periodo di negoziazione”. Infine, la fonte ha affermato che il Pakistan ripone grande speranza nella Cina per far progredire il potenziale accordo tra Stati Uniti e Iran.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati

Trump, Rubio con la tuta indossata da Maduro: «Ho pensato gli stesse bene» 

«Pensavo che Rubio stesse molto bene con quella tuta...

Rubio da papa Leone: scambio di regali e il dovere di lavorare “instancabilmente” per la pace

Una missione di ricucitura voluta dalla Casa Bianca, particolarmente...

La Casa Bianca punta su Rubio per riaprire il dialogo con Vaticano e governo

Mentre il senatore Rubio è in arrivo a Roma...