Turismo e Italia: il compromesso a Firenze

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“Palermo non è il tuo salotto”; al netto di strade chiuse e piazze blindate in pieno centro, alcuni cittadini palermitani hanno deciso di trasformare la sfarzosa festa di nozze della pop star Dua Lipa e dell’attore Callum Turner in una riflessione sui limiti, tanto teorici quanto invalicabili, oltre i quali l’Italia rischia di diventare un semplice parco giochi per stranieri facoltosi.

Ad un migliaio di chilometri di distanza, negli stessi giorni, Firenze ha deciso di “difendere il diritto di abitare la città, senza rinunciare al turismo ma senza vivere passivamente le sue dinamiche”, citando la dichiarazione dell’assessore allo Sviluppo economico e al Turismo, Jacopo Vicini, in merito alle restrizioni sul numero di alloggi per affitti brevi ampliate anche in zone fuori dal centro storico. Una visione condivisibile e assolutamente in linea con la protesta palermitana (o con quella veneziana fatta in occasione delle nozze di Jeff Bezos), una possibile soluzione ad un problema logorante e prolungato che va ben oltre un singolo weekend di festeggiamenti.

Il turismo, infatti, vip e non, ci serve: il 7% dei lavoratori italiani è impiegato nel settore, per un totale di circa 1,6 milioni di persone. L’ “intensità turistica”, misurata tramite un’elaborazione Ispra su dati Istat, è altissima: per ogni abitante, a livello nazionale, ci sono 2,4 persone che arrivano in visita. Attrezzarsi per un flusso così elevato di turisti significa “fare spazio” a scapito di chi in città, per esempio, ci deve studiare e non trova casa, nemmeno una stanza, a prezzi accessibili.

Concentrandosi sul caso di Firenze, il Memotef (il dipartimento della Sapienza dedicato all’economia ed il territorio) conferma l’altissima pressione immobiliare per la zona A1 ed il rischio di “spillover” anche nelle A3 e A4, giustificando quindi la necessità di coprire, con le restrizioni, oltre 100 mila abitazioni in 16 chilometri quadrati. Si tratta della prima delibera del suo genere in Italia e non è stata accolta da tutti con lo stesso entusiasmo: l’Aigab (associazione italiana gestori affitti brevi) fa notare come soltanto il 45% degli immobili fiorentini siano pubblicizzati per affitti brevi. L’indotto di chi affitta è stimato per 1,7 miliardi di euro.

Anche alcuni cittadini di altre città d’arte sono per la promozione di affitti brevi a favore dell’economia locale e nazionale; a Roma, per esempio, secondo una ricerca Changes Unipol elaborata da Ipsos, il 49% dei residenti crede che il turismo rappresenti un’importante risorsa economica per la città, mentre solo uno su dieci dichiara di riscontrare disagi come l’aumento dei rifiuti, il sovraffollamento dei luoghi pubblici ed il rallentamento del traffico. Anche Palermo è divisa sul matrimonio di Dua Lipa: qualcuno percepisce l’evento come un’ottima pubblicità per la città ed il turismo del futuro.

Chi viene a visitare l’Italia ha delle aspettative sulle città e soprattutto sugli italiani: siamo allegri, simpatici, spontanei. Ma lo siamo solo se ci viene lasciato spazio per esserlo. Allontanare vita autentica dalle zone turistiche; rinnovare bar storici o chiuderli perché poco attrattivi per i turisti; trasformare piazze e momenti spontanei di comunità in una scena forzata per Tik Tok significa svuotare le città di significato e bellezza, per chi le vive e per chi è solo di passaggio. Il compromesso con il turismo è necessario per non superare il limite oltre il quale la recita attrae di più della realtà.

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