Dopo il via libera di Montecitorio del 16 gennaio scorso, mercoledì i legislatori di Palazzo Madama, con 106 voti favorevoli, 61 contrari e undici astenuti, hanno approvato la riforma della giustizia che adesso dovrà tornare in seconda lettura e approvazione, non prima di tre mesi, a partire da ieri, in seconda lettura, alla Camera dei Deputati e, poi, come previsto dall’iter legislativo sancito dall’articolo 138 della Costituzione, nuovamente allo stesso Senato della Repubblica. Il nuovo pacchetto legislativo che porta il nome del ministro proponente, il Guardasigilli Nordio, per risolvere i problemi della giustizia, prevede essenzialmente la separazione delle carriere tra magistratura inquirente e quella giudicante, l’istituzione di due appositi Consigli Superiori della Magistratura e l’estrazione a sorta dei giudici. Nel concreto, se la riforma dovesse essere varata così come in fase di approvazione per quanto riguarda la separazione delle carriere delle toghe si avrebbe quella del magistrato requirente, ovvero del pubblico ministero, che rappresenta l’accusa nel processo e quella del magistrato giudicante, nella fattispecie il giudice. Di conseguenza nascerebbero due Cms, uno requirente e l’altro giudicante, che si occuperebbero in maniera autonoma l’uno dall’altro dei due settori della magistratura. Per coordinare i due Consigli superiori della magistratura sorgerà in nuovo organo costituzionale, l’Alta Corte che svolgerà, anche, funzioni disciplinari, fino ad oggi in capo al Csm. I componenti del Consiglio superiore, guidati dal Capo dello Stato saranno 30, di cui un terzo laici e due terzi togati con il primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore generale di Cassazione componenti di diritto. Gli altri verranno estratti a sorte per un terzo da un apposito elenco di professori e avvocato redatto dal Parlamento in seduta comune e per i restanti due terzi, rispettivamente, tra magistrati requirenti e giudicanti. L’Alta Corte, invece, sarà composta da 15 membri, dei quali 3 nominati dal Presidente della Repubblica, 3 sorteggiati dal Parlamento, sei estratti a sorte tra i magistrati giudicanti e tre tra quelli requirenti. Sull’argomento è intervenuto il procuratore distrettuale antimafia di Bari e Foggia, Roberto Rossi, secondo il quale “la riforma necessaria per rendere, sempre, più efficace il nostro lavoro è quello di fornirci più strumenti per permetterci di tutelare le persone e non perdere tempo con una riforma costituzionale che servirà soltanto a rendere, come è stato detto, da alcuni componenti delle stessa maggioranza di Governo, il pubblico ministero dipendente, direttamente, dal potere politico”. Rispetto al sistema dei sorteggi e alle alchimie e nuovi algoritmi legislativi, il capo della procura barese, in maniera diretta e con il suo fare pragmatico, rimarca il fatto che “la magistratura ha bisogno e vuole strumenti e mezzi che consentano di fare il lavoro a tutela delle persone offese, degli anziani e di tutte le fasce deboli e i comparti lesi della nostra società. Penso e ritengo”, ha aggiunto Rossi, “che sarebbe stato molto meglio che il legislatore dedicasse un impegno per mettere, ad esempio, a sistema e consentirci di poter utilizzare sistemi informatici seri”. Su queste basi, il numero uno della procura penale barese e di quella distrettuale antimafia del nord della Puglia, si augura un maggior impegno del legislatore per migliorare le criticità del mondo della giustizia e a tal proposito ha dichiarato: “Auspicherei un Parlamento più impegnato a lavorare sulla soluzione alle problematiche rivenienti da questi temi, piuttosto che di riforme che servono ad altri scopi e non certo all’efficienza del sistema giudiziario”.



