Riforma della giustizia: Ascanio Amenduni, noto giurista: “necessaria”

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Sulla riforma costituzionale della giustizia interviene, anche, il noto avvocato barese che esercita la professione da oltre quarant’anni e con una pluriennale esperienza accademica alle spalle all’Istituto di Filosofia del Diritto dell’università degli studi di Bari.

Avvocato, alla luce della sua ultradecennale esperienza giuridica come giudica questa riforma della giustizia e qual è la prima cosa che le fa venire in mente?

“Per quella che è la mia esperienza nel settore ritengo questa riforma necessaria, ma mi ricorda, a primo impatto, un celebre aforisma dell’oratore, giurista e senatore romano Publio Cornelio Tacito, secondo cui <<si cambiano incessantemente le leggi dove non si vogliono cambiare i costumi>>. Perché se questa riforma non sarà accompagnata da una modifica dei costumi, purtroppo, secondo me, sarà una ennesima riforma inutile, nel senso che non basta separare le carriere anche se si tratta di due culture profondamente diverse, anche se convergenti”.

Ma le due figure non sono oggi distinte?

“La funzione dell’accusa e quella del magistrato giudicante sono essenzialmente distinte e devono essere percepite come tali, mentre, a volte, si ha la sensazione di vedere l’accusa e la funzione giudicante interpretate da magistrati che hanno fatto lo stesso tirocinio o che, spesso, sono passati da una funzione all’altra e questo, certamente, non giova all’immagine aulica della giustizia. Però è una riforma che va accolta con fiducia e con speranza con l’auspicio che possa portare a un concreto miglioramento della giustizia”.

E se, se invece, non sarà così?

“Nella vita si può, sempre, tornare indietro. Nulla è per sempre e, soprattutto, nulla è immodificabile e migliorabile. Penso proprio che sia arrivato il momento di sperimentare questa esperienza”.

Al di là degli aspetti formali, secondo lei questa riforma risolverà buona parte dei problemi della giustizia?

“Ma, certamente può portare a un miglioramento della giustizia penale, poi, però rimangono i problemi legati alla giustizia civile che spesso viene abbandonata a se stessa e che è l’eterna cenerentola del sistema giudiziario italiano. Noi oggi abbiamo dei tempi di lavoro che sono ben lontani dagli standard europei. Personalmente spero che alla riforma della giustizia penale segua un miglioramento di quella civile”.

Uno degli aspetti contestati della riforma riguarda il sorteggio per le nomine dei componenti negli organi di controllo. Questo non rischia di penalizzare l’aspetto professionale curriculare o e garanzie per evitare rischi di cordate come sostiene la maggioranza di governo?

“Indubbiamente il rischio c’è ma quella sarebbe la degenerazione del problema che al momento non è prevedibile. Però il rischio di nomine compiacenti o mirate è più grave. Il sorteggio forse rappresenta il minore dei mali anche se non è certo la soluzione migliore in assoluto. Anche qui in un sistema prefetto scevro da condizionamenti politici o corporativi non ci sarebbe bisogno del sorteggio che oggi potrebbe servire per garantire, verso i terzi l’immagine di una giustizia veramente bendata”.

Il Procuratore Rossi, poneva l’attenzione sulla necessità di dotare gli uffici giudiziari di un adeguato sistema informatico, condivide il problema?

“Ovviamente, occorrono maggiori e più efficienti supporti tecnologici perché un giudice deve avere l’ausilio della tecnologia a disposizione, soprattutto quando si discute dell’ingresso dell’intelligenza artificiale nelle aule di giustizia e questo esige che ci sia un miglioramento tecnologico. Il Ministero non deve, nella giustizia come nella salute, lesinare l’impiego di risorse. Come nella sanità non bisogna risparmiare nella dotazione di macchinari anche nella giustizia non bisogna farlo per la tecnologia che è essenziale”.

Con la riforma si istituiscono ulteriori organismi istituzionali, non si rischia, così, di appesantire il sistema?

“Negli Ultimi cinquant’anni si è registrato nel campo delle riforme della giustizia, sempre, una sorta di sistema di mutilazione e non di accrescimento di garanzie, ma se con l’aumento di organi istituzionali si incrementano le garanzie, questo vuol dire che aumenta anche la qualità del risultato”.

Un altro degli aspetti contestati di questa riforma è il potenziale assoggettamento del potere giudiziario a quello politico, concorda?

“Anche questa potrebbe essere una degenerazione della quale al momento non si ha prova al momento e quindi è un semplice sospetto. Certo che se si verificheranno casi di invadenza, allora occorrerà apportare dei correttivi, Ma prevedere un inconveniente non può rappresentare il parametro di valutazione della riforma”.

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