Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’articolo inviatoci da Roberto Buono su Richard Galliano a Ravello:
Sabato 2 agosto, a Ravello, Richard Galliano ha incantato il pubblico del Ravello Festival con un concerto che ha saputo coniugare tecnica impeccabile, sensibilità esecutiva e un’intensa carica emotiva. Il suo ingresso sul palco alle 21:40, accolto da luci azzurre e calorosi applausi,ha dato il via a una serata densa di suggestioni e raffinata musica. La cornice era quella unicadi Villa Rufolo, con la sua terrazza sospesa sulla Costiera Amalfitana, da cui si intravedono le luci dei borghi e il mare come un velluto scuro punteggiato di stelle. Un contesto che da decenni ospita artisti da ogni parte del mondo, rendendo il Ravello Festival – nato nel 1953 in onore di Wagner, che qui immaginò il giardino di Klingsor per il Parsifal – un punto di riferimento per la grande musica internazionale. L’atmosfera, tra i profumi notturni dei giardini e il vento leggero che scendeva dalla montagna, amplificava ogni sfumatura della fisarmonica di Galliano,creando un dialogo tra musica e paesaggio. L’apertura con «Les Forains» ha subito mostrato la maestria di Galliano, capace di dipingere con la fisarmonica un paesaggio sonoro di rara eleganza. Successivamente, l’affascinante fusione tra «Folies Musette» e «Gymnopédie» ha catturato l’attenzione degli spettatori, grazie a un intreccio delicato e avvolgente. Il tributo ad Astor Piazzolla, maestro e mentore di Galliano, si è espresso in «Vuelvo al Sur», pezzo emblematico del tango nuevo, dove la profondità del sentimento e la raffinatezza tecnica si sono fuse in un omaggio vibrante e sentito. Non meno intensa è stata l’interpretazione di «Gnossienne No.1» di Erik Satie, brano che evoca atmosfere intime e sospese, in cui si avvertel’interesse del compositore per le correnti gnostiche, da cui il titolo. Dopo un confronto tra «Lucienne No.3» e l’intensa composizione originale «Aurore» – colonna sonora dell’omonimo film diretto da Nino Russo – Galliano ha portato in scena un mondo di emozioni profonde, avvalorate dalla collaborazione con musicisti di calibro internazionale come Charlie Haden, Gonzalo Rubalcaba e Mino Cinelu. Il finale di «Aurore» ha regalato un momento di leggerezzacon la citazione scherzosa di «Hey Jude», sciogliendo l’atmosfera con un sorriso. Il concerto ha poi preso una piega affascinante, grazie all’incontro tra la fisarmonica e suoni delicati, come nell’intensa esecuzione di «Le Moulins de Mon Coeur» (I mulini del mio cuore), che ha evocato un sospiro umano, quasi un respiro sospeso. Seguono «Laurita», album che miscela jazz, folk europeo e tango, e i brani «Eloquence» e «Vals à Margaux», quest’ultimo dedicato alla nipote di Galliano, accompagnato da una nota ironica che ha umanizzato ulteriormente il concerto. Tra i momenti di maggiore intensità emotiva, spiccano «Naïa», caratterizzata da virtuosismo e suggestioni arabeggianti, e «Oblivion» di Piazzolla, pezzo simbolo del tango nuevo e delle sue sfumature nostalgiche e introspettive. La chiusura ha visto Galliano fondere «Aria» – suonata imitando il suono di un organo – con «Libertango», mentre non è mancata la citazione affettuosa di «La Vie en Rose». In un gesto quasi rituale, Galliano ha scherzato sull’invenzione della fisarmonica da parte di Leonardo da Vinci, regalando un ultimo sorriso prima di prendere in mano il Melowtone — uno strumento artigianale francese, simile a una keyboard – armonica ma capace di espressioni sonore uniche come bending e sfumature timbriche — e scendere dal palco. Con questo gesto, ha concluso il concerto lasciando il pubblico in un’atmosfera sospesa, quasi magica, unendo tradizione e innovazione in un linguaggio musicale universale. In un tocco finale di rara intimità, senza amplificazione, si è avvicinato al pubblico, continuando a suonare, e costruendo un’atmosfera raccolta e meditativa, in contrasto con la frenesia tecnologica dei nostri tempi. Con il suo virtuosismo, Galliano riesce a trascendere i confini tra generi e culture, tessendo un linguaggio musicale universale che parla di memoria, innovazione e umanità. Un artista post-identitario, capace di fondere passato e futuro, tradizione e sperimentazione, rivolgendosi a più generazioni con pari intensità e fascino – e che a Ravello, nella magia di Villa Rufolo, ha trovato la cornice perfetta per un concerto indimenticabile.



Roberto Buono



