A Villa Rufolo, il piano è triplo e il divertimento pure

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Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, l’articolo inviatoci da Roberto Buono sulle esibizioni a Ravello di Stefano Bollani, Dado Moroni e Danilo Rea:

Ravello, 31 luglio 2025 – Villa Rufolo:

Sul belvedere di Villa Rufolo, mentre la sera lentamente avvolge la Costiera Amalfitana e il mare, lontano, si fa scuro, tre figure sorridenti salgono sul palco e salutano il pubblico. Indossano tutti una camicia bianca, come a dichiarare fin da subito un’armonia d’intenti: Stefano Bollani, Dado Moroni e Danilo Rea siedono ciascuno al proprio pianoforte e attaccano i primi due brani: “Old Folks”, e poi “Body and Soul”, suonando letteralmente “a sei mani”. Rea a sinistra, Moroni al centro, Bollani a destra: tre stili che si intrecciano e si rincorrono, creando un gioco di incastri e citazioni, tra virtuosismo e ironia. Poi l’atmosfera cambia. Rea e Bollani si allontanano dai tasti, si siedono di lato, si versano un bicchiere di vino e lo offrono a Moroni al termine di “Bag’s Groove”. È Dado a prendere il microfono: racconta di Oscar Peterson, unico dei tre ad averlo conosciuto davvero, e lo fa con rispetto e affetto. Intanto Bollani e Rea lo “provocano” bonariamente, scherzano, lo interrompono, creando una cornice leggera che non sminuisce il racconto ma lo rende ancora più vivo. Si torna ai pianoforti, ma le posizioni si scambiano: Moroni passa a sinistra, Bollani si siede al centro, Rea va a destra. È il momento di un medley che gioca con la memoria collettiva: standard jazz che si mescolano a frammenti di canzoni italiane, citazioni di Carosone, incursioni ritmiche con le mani battute sulle corde del pianoforte – mentre Moroni, imperterrito, continua a suonare la tastiera in modo convenzionale. In un lampo, “Caravan Petrol” si trasforma in “Azzurro”, tra risate e applausi. Ancora uno scambio di posti: Bollani si sposta a sinistra, Rea al centro, Moroni a destra. Il tono si fa più intimo con una delicata versione di “The Man I Love”, seguita da un momento tutto per Bollani, che lascia respirare la platea con le sonorità brasiliane di “Água de Beber” di Jobim. Infine, i tre si ricompongono alle posizioni iniziali per introdurre “Cherokee”, proseguendo una scaletta che sembra una conversazione continua tra i tre pianisti, fatta di sorprese e scambi di energia. Ma la magia non si ferma: citano anche “Aguas de Março” tra gli applausi scroscianti, e subito riparte la gag – Rea e Bollani scherzano con Moroni, fingendo di “interrogarlo” su cosa voglia raccontare. Poi i tre tornano ai tasti per un’elegante “Nothing Happens to Me”, in cui Rea e Bollani duellano a colpi di accordi acuti con le rispettive mani destre, mentre Bollani si accompagna con i suoi inconfondibili mugugni e piccoli urletti, trasformando ogni frase musicale in un sorriso condiviso col pubblico. Arriva un’altra gag, innescata da Bollani con l’imitazione di Enrico Rava: si parla della passione di Oscar Peterson per i Beatles e, quasi per gioco, invitano Rea a “provare” qualche brano dei Fab Four. Rea accetta la sfida e apre con una versione intensa di “The Long and Winding Road”, che si intreccia con citazioni di “Yesterday” e “Here Comes the Sun”, tra ironia e tenerezza. Per il gran finale tornano tutti e tre al piano, scherzano fingendo di cercare “l’accordo giusto”, improvvisano ingressi e attacchi, si rincorrono tra scale e frammenti armonici. Poi, quasi dal nulla, parte “Oh When the Saints Go Marchin’ In”, suonato in maniera quasi percussiva, trasformando il palco in un gioco sonoro esplosivo e trascinante, fino all’ultimo applauso. Ma il pubblico non si arrende: con applausi scroscianti richiama i tre sul palco per un bis. Tornano ai pianoforti e scherzano su una celebre canzone napoletana, “Reginella”, trasformandola subito in una jam jazzata che contagia la platea: il pubblico batte ritmicamente le mani, accompagna, ride, diventa parte del gioco. Il gran finale li vede stringersi tutti e tre su un solo pianoforte, intrecciando mani e note in un ultimo gesto collettivo che chiude la serata con una risata, un abbraccio sonoro e un applauso interminabile. Un concerto finito come una festa tra amici, con tre pianisti che sembravano divertirsi più del pubblico — e forse è proprio per questo che tutti, sul belvedere, sono andati via col sorriso.

www.ravellofestival.com

Line-up

Stefano Bollani – pianoforte
Dado Moroni – pianoforte
Danilo Rea – pianoforte


Roberto Buono

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