Putin: nessuna tregua a Natale e si continua a combattere

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La scelta del Cremlino di escludere una tregua natalizia e di ribadire la prosecuzione delle operazioni militari segna un passaggio politicamente significativo nel conflitto in Ucraina.Non si tratta solo di una decisione militare ma di un messaggio strategico rivolto a più destinatari:al fronte interno,all’Occidente e alla stessa Ucraina.La guerra viene sottratta a ogni possibile simbolismo umanitario e ricondotta a una logica di confronto totale,in cui il calendario religioso o civile non ha alcuna funzione moderatrice.
Sul piano interno,Vladimir Putin rafforza l’idea di una Russia impegnata in una prova storica che richiede sacrifici continui e disciplina.La rinuncia a una tregua,anche temporanea,serve a normalizzare la guerra come condizione permanente e a ridurre le aspettative di una soluzione rapida.In questo quadro,la retorica della resistenza contro l’Occidente collettivo prevale su ogni richiamo alla tradizione ortodossa o alla dimensione spirituale del Natale,che pure occupa uno spazio rilevante nella narrazione ufficiale russa.
All’esterno,il messaggio è di rigidità e di sfida.L’assenza di una pausa nei combattimenti segnala che Mosca non intende concedere gesti di distensione che possano essere interpretati come segnali di debolezza o aperture negoziali.La linea resta quella della pressione militare costante,anche in una fase in cui il conflitto appare logorante e privo di avanzamenti decisivi.Questa postura riduce ulteriormente gli spazi per una mediazione credibile e rafforza la convinzione,tra i partner occidentali di Kiev,che la guerra sia destinata a prolungarsi.
Per l’Ucraina,la conferma che non vi sarà tregua significa affrontare l’inverno senza interruzioni delle ostilità,con costi elevati in termini umanitari ed energetici.La guerra continua a colpire infrastrutture civili e a mettere sotto pressione una popolazione già provata,mentre la dimensione simbolica del Natale diventa l’ennesimo elemento sacrificato alla logica militare.In questo contesto,la resilienza ucraina viene nuovamente chiamata a misurarsi con una strategia russa che punta allo sfinimento più che alla vittoria rapida.
Nel suo complesso,la decisione di non fermarsi a Natale conferma che il conflitto è entrato in una fase di irrigidimento politico prima ancora che militare.La guerra non è più solo uno strumento ma un elemento strutturale della narrazione del potere russo.Finché questa impostazione resterà dominante,ogni ipotesi di tregua,anche simbolica,apparirà secondaria rispetto all’obiettivo di dimostrare che il tempo,le festività e le pressioni internazionali non sono fattori in grado di condizionare le scelte del Cremlino.

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