L’Opera di Roma svela la nuova stagione, un “DOPPIO SOGNO” per il 2025/2026

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C’è un respiro ampio, europeo e profondamente contemporaneo nella stagione 2025/2026 del Teatro dell’Opera di Roma, presentata nella conferenza del 15 luglio dal Sovrintendente Francesco Giambrone, dal Direttore musicale Michele Mariotti, con il Direttore artistico Paolo Arcà, la Direttrice del Corpo di Ballo Eleonora Abbagnato, il Sindaco di Roma Roberto Gualtieri, oltre all’assessore alla cultura della Regione Lazio Simona Renata Baldassarre, il Sottosegretario di Stato alla Cultura Gianmarco Mazzi, la Presidente di Acea Barbara Marinali e il Presidente della Camera di Commercio di Roma Lorenzo Tagliavanti.

Il titolo scelto, “Doppio sogno”, non è solo un richiamo colto a Schnitzler, ma soprattutto una dichiarazione d’intenti, un teatro che sogna insieme agli artisti e al pubblico costruendo mondi che nascono dalla memoria per rivolgersi al futuro.

La Fondazione lirica romana si conferma come uno dei poli più vivaci e dinamici del panorama culturale italiano, capace di coniugare con intelligenza la rilettura dei grandi capolavori della tradizione con l’apertura a linguaggi nuovi, a produzioni mai viste, a scommesse artistiche coraggiose. Questa vivacità non è solo un valore estetico, ma un motore di crescita per tutta la città, che grazie a un cartellone così ricco e trasversale si offre come capitale culturale e meta d’eccellenza per un turismo colto e curioso.

Una stagione inedita, tra debutti assoluti e riscoperte, nel programma infatti si contano dodici nuove produzioni, di cui ben nove opere e tre balletti, tra i quali nuove commissioni e titoli raramente rappresentati. La proposta artistica spazia da Wagner a Lucia Ronchetti, da Strauss a Händel, da Verdi a Gounod, offrendo al pubblico un viaggio stilisticamente ampio e sorprendente.

Il debutto di Michele Mariotti nel repertorio wagneriano con “Lohengrin”, con la regia Damiano Michieletto, apre la stagione in modo potente, mentre l’inedita presenza di “Roméo et Juliette” di Gounod, mai rappresentata prima al Costanzi, e la ripresa di “Ariadne auf Naxos” dopo 35 anni, segnano momenti di vera vivacità repertoriale. Accanto ai titoli canonici, emergono gemme meno note come “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” di Händel, composto a Roma e finora mai rappresentato al Costanzi, allestito come un provocatorio talent show da Robert Carsen, e “Inferno” di Lucia Ronchetti, opera ispirata a Dante e calata con coraggio nel presente grazie alla regia visionaria di David Hermann e ai costumi firmati da Maria Grazia Chiuri.

Anche il ritorno di “Tancredi” con la regia teatrale di Emma Dante e la scelta del controtenore Carlo Vistoli nel ruolo principale testimoniano un approccio critico, mai museale, alla tradizione. Sono produzioni che non si limitano a riproporre, ma rielaborano e interrogano traducendo il passato nella sensibilità della contemporaneità.

Non meno significativa è la programmazione della danza, con otto titoli e tre tournée del Corpo di Ballo diretto da Eleonora Abbagnato. Il calendario alterna i grandi classici come “Lo schiaccianoci”, “La Bayadère” a lavori novecenteschi e contemporanei: da Balanchine (Sogno di una notte di mezza estate) e Robbins (Afternoon of a faun) a Goecke (Petruschka), Preljocaj, Millepied, passando per il ritorno de “Le sacre du primtemps” nella storica versione di Pina Bausch. Questa articolazione consente non solo una formazione coreutica completa per il pubblico e i danzatori, ma identifica Roma anche come città europea della danza.

Ci sarà inoltre un ampio utilizzo del teatro Nazionale, che finalmente non sarà più relegato a bellissima sala prove ma avrà una sua stagione con proposte di opera, danza e teatro.

Con i quattro concerti sinfonici, le tournée internazionali, la partecipazione all’Expo di Osaka, le trasmissioni su Rai Cultura e Rai 3, e progetti come OperaCamion, Cantamondo, Linea Opera e Una notte a teatro, la stagione 2025/2026 si distingue anche per il suo forte impatto extra-teatrale. Rimangono presenti, significative e molto attive le scuole di danza e di canto corale, nonché la Cantoria del Teatro dell’Opera e non ultimo il progetto “Fabbrica” Young Artist Program.

Non è solo spettacolo, è formazione, diffusione, presidio culturale, in dialogo costante con la città e le sue periferie. Questa capacità di agire su più piani: artistico, educativo, sociale, turistico, rende il Teatro dell’Opera una delle istituzioni più attive nel ridefinire il ruolo dell’arte pubblica nella società contemporanea.

Come dichiarato dal Sovrintendente Giambrone, il compito delle grandi fondazioni liriche è far vivere l’opera dentro e fuori dal teatro, un’affermazione che suona oggi non come slogan, ma come impegno reale, confermato da un programma che è insieme invito alla scoperta, strumento di crescita e occasione di meraviglia.

La stagione Doppio sogno è una dichiarazione di fiducia nella potenza del teatro come spazio condiviso di immaginazione, una stagione che arricchisce non solo chi la guarda, ma l’intero tessuto culturale della città e Roma, grazie a questo slancio artistico, si conferma ancora una volta uno dei luoghi dove il passato e il futuro del teatro musicale trovano la loro più feconda convivenza.

www.operaroma.it

Loredana Margheriti

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