Non solo il tappeto rosso e l’applauso al leader ricercato dalla Corte Penale internazionale per crimini di guerra. Oltre la liturgia anche la sostanza. Mentre lo Zar/Richelieu/ Putin se ne torna al Cremlino felice per aver avuto una nuova legittimazione sulla scena internazionale oltre che un’accoglienza affettuosa senza nemmeno aver concesso un giorno di cessate il fuoco, fissato come obiettivo da Bertoldo/Donald Trump, gli osservatori internazionali si interrogano se sul summit in Alaska non abbia pesato la storica e confusionaria organizzazione in politica estera degli Usa( lontano ricordo la capacità di manovra di Henry Kissinger) e l’ inesperienza di un palazzinaro del Bronx, Witkoff, che ha indossato i panni del diplomatico quale inviato speciale della Casa Bianca nelle zone calde del pianeta. Al di là delle considerazioni, quello che emerge dall’incontro lampo di Anchorage va tutto a favore di Putin. Enfatica la dichiarazione della portavoce degli Esteri del Cremlino, Maria Zakharova: ” Per tre anni l’ Occidente ha parlato di una Russia totalmente isolata, salvo vedere oggi un bel tappeto rosso srotolato dagli Stati Uniti d’ America sotto i piedi del Presidente russo”. Un vertice che era stato presentato dagli americani come lungo ed articolato su più argomenti , si è concluso invece in poche ore , nemmeno intervallate da un pranzo e la conferenza stampa si è ridotta a poche dichiarazioni di facciata, durante la quale Trump ha lasciato parlare Putin per primo . L’ inquilino della Casa Bianca si è espresso in modo laconico pesando le parole più del dovuto,spogliandosi degli abiti da istrione . Un susseguirsi di di espressioni amichevoli nei confronti di un leader che lui tanto ammira e l’ impegno a riferire a Zelensky e ai leader europei, in vista della preparazione di un nuovo vertice . Poi per un attimo ha rimesso le vesti di chi non mantiene gli impegni assunti e dice il mancato cessate il fuoco non c’è adesso ed è meglio così. Putin , da parte sua e da abile manovratore e manipolatore dell’ altrui psiche , ha confermato come dice Trump che se ci fosse stato alla Casa Bianca lui , la Russia non avrebbe invaso l’ Ucraina. Certo nessuno si faceva illusioni sull’ esito di questo vertice e a ben pensare , poteva andare peggio. A questo punto Trump preso atto che non è riuscito ad arrivare ad un cessate il fuoco, rinvia la palla nel campo di Zelensky, spingendolo a fare grandi concessioni ,tenuto conto della superiorità in campo delle forze armate russe. Il presidente ucraino sarà a Washington già domani perché Trump gli ha promesso un incontro con Putin e si è aperto a concessioni che Zelensky con molta probabilità non accetterà mai . Del resto il Presidente ucraino non può permettersi un’ altra missione disastrosa come quella dello scorso febbraio: non può svendere il suo Paese e la sua sicurezza ma non può correre, nemmeno, il rischio di essere messo di nuovo alla porta . A questo punto diventa basilare la presa di posizione a sostegno dell’ Ucraina e per il mantenimento della pressione sulla Russia finché continua a bombardare Kiev, dei leader europei di Francia, Italia, Germania, Regno Unito, Polonia, Finlandia e UE. Un vero e proprio stop ad ogni ipotesi di svendita e una risposta a Putin e al suo intento di dividere l’ Europa dagli Usa. Ci troviamo, dinanzi , un quadro complesso di non facile interpretazione e che non lascia prevedere soluzioni positive nelle prossime settimane. Un filo di speranza forse trapela nelle parole di Putin sulla sicurezza dell’ Ucraina e in un’ apertura di Trump su garanzie militari dei ‘ volenterosi’ europei all’ Ucraina. L’ Italia attraverso la Premier ribadisce che solo l’ Ucraina può trattare sulle questioni territoriali . Nel frattempo Trump non ottiene nemmeno un giorno di cessate il fuoco e Putin continua, senza sosta , a bombardare .
L’inchino di Bertoldo a Richelieu
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