“Nessun accordo definitivo ma grandi progressi, ho preso atto della volontà di Vladimir di mettere fine alla guerra, mi ha fatto piacere sentirgli dire che senza di me non sarebbe iniziata”. Dopo tre ore di colloqui, nella notte il presidente Usa Donald Trump tira le somme del vertice con Putin, in chiaroscuro. “Progressi, ora tocca all’Europa”, sintetizza, nelle prossime settimane “valuterò eventuali sanzioni alla Russia”.
“Spero che l’intesa di oggi apra la strada alla pace in Ucraina”, ha detto Vladimir Putin durante la conferenza stampa. “Con gli Usa in passato abbiamo sconfitto nemici comuni”.
Di sicuro, come previsto, il presidente americano Donald Trump ha accolto l’omologo russo Vladimir Putin appena dopo l’atterraggio presso la base militare congiunta Elmendorf-Richardson, ad Anchorage con grande cortesia.
Dopo aver percorso insieme il tappeto rosso della Joint Base Elmendorf-Richardson si sono messi in posa davanti alla scritta ‘Alaska 2025’. Alle loro spalle un fondale blu riportava la scritta “Pursuing Peace” (“perseguire la pace”). I due presidenti poi hanno lasciato l’aeroporto nella macchina della presidente Usa sopranominata ‘The Beast’. L’auto del presidente americano è chiamata the Beast (la Bestia). Quella di Putin la Aurus (di fabbricazione russa nonostante la passata passione del leader del Cremlino per le auto tedesche) era arrivata con anticipo alla base a servizio del leader di Mosca, ma per ora non è stata evidentemente utilizzata
Putin sa comunque parlare inglese a un buon livello – scrive il New York Times – e i due saranno stati probabilmente in grado di scambiarsi qualche battuta nei dieci minuti di tragitto prima di passare alle formalità.
Donald Trump e Vladimir Putin hanno poi dato inizio al loro incontro in Alaska. Lo ha reso noto Sky News, confermando che il segretario di Stato americano Marco Rubio e l’inviato Steve Witkoff sono seduti accanto a Trump, mentre il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov e il consigliere Yuri Ushakov affiancano Putin. Un gruppo di manifestanti ha srotolato striscioni blu e gialli con la scritta ‘Restiamo accanto all’Ucraina’ fuori dalla base Elmendorf-Richardson dove Donald Trump e Vladimir Putin hanno iniziato il vertice.
Vladimir Putin ha guadagnato altro tempo, senza concedere niente, ma ottenendo invece, e gratis, la foto del tappeto rosso steso sotto ai suoi piedi e una storica stretta di mano, che di per sé sono già il segno di una vittoria importante per la Russia.
«È stato ripristinato un vero e proprio meccanismo di incontri tra Russia e Stati Uniti ai massimi livelli. Calmo, senza ultimatum e minacce. Il presidente della Russia ha esplicato personalmente e dettagliatamente al presidente degli Stati Uniti le nostre condizioni per porre fine al conflitto in Ucraina. Il capo della Casa Bianca si è rifiutato di esercitare pressioni sulla Russia. Almeno per ora. Importante: l’incontro ha dimostrato che i negoziati sono possibili senza precondizioni e contemporaneamente con la continuazione dell’Operazione militare speciale. La cosa principale: entrambe le parti hanno esplicitamente addossato la responsabilità per raggiungere la cessazione delle ostilità, sulle spalle di Kiev e dell’Europa».
«La Russia non è interessata al cessate il fuoco. Lo Stato Maggiore riferisce ogni giorno al presidente che la nostra vittoria sul fronte può essere rapida. Metterci d’accordo quando continuiamo ad avanzare su un arresto delle ostilità, sarebbe stato scorretto. In questo momento contano solo i rapporti dei militari al Cremlino e poi i colloqui nel silenzio di alte stanze, resi possibili non certo grazie al “pacificatore” Trump ma solo per merito al soldato russo che nonostante tutto si spinge in avanti».
In mattinata è giunto anche l’editoriale del fondatore Malofeev, che in passato non ha risparmiato critiche al Putin «temporeggiatore» ma che dopo l’Alaska è in visibilio. «Vediamo se l’amministrazione Usa saprà costringere il regime di Kiev alla pace. Intanto, noi dobbiamo constatare che Putin, come sempre, è il miglior negoziatore al mondo: pace con l’America, e nel Donbass continuiamo ad avanzare. Un grande risultato».
Andrey Klishas, presidente della Commissione per la legislazione costituzionale del Senato, assolve al compito parlando di «visione larga» che secondo lui confermerebbe l’aspirazione della Russia alla pace duratura ed equa. «All’ordine del giorno c’è una nuova architettura della sicurezza europea e internazionale, e tutti lo devono accettare. I compiti della Operazione militare speciale saranno assolti o per via militare o per quella diplomatica. Non ci sarà alcun cessate il fuoco senza precondizioni, sebbene il fronte stia crollando e le truppe russe stiano liberando sempre nuovi territori».
Anche Andrey Klimov, capo della Commissione per la difesa della sovranità statale, diplomatico con reputazione di colomba, si unisce al coro. «Vedo che gli americani nelle ultime settimane hanno vagliato molto seriamente le possibilità di conseguire un grande risultato strategico, economico e finanziario che può provenire da un eventuale ripristino di rapporti normali con la Russia. Va riconosciuto agli Usa di aver fatto il possibile per non lasciare spazio ai loro partner minori europei, e tanto meno alla marionetta Zelensky. Li tengono a bada imponendo i propri passi e le proprie scelte, come questo vertice, per evitare un’altra spirale di tensione con la Russia». Intanto, in questi giorni il rublo ha ricominciato a volare, e non succedeva da mesi.
Ad Anchorage, Alaska, Donald Trump e Vladimir Putin hanno chiuso un vertice di quasi tre ore definito “costruttivo”, ma senza un’intesa finale. I due leader hanno concordato su vari punti minori e discusso della pace in Ucraina, ma il nodo più significativo resta aperto. Putin ha parlato di equilibrio globale e sicurezza per Kiev, mentre Trump ha annunciato contatti con Zelensky e i leader europei. Il Cremlino ha invitato il presidente Usa a un nuovo incontro a Mosca.
La determinazione del presidente Trump a raggiungere un accordo di pace è fondamentale. L’Ue e i nostri partner europei hanno lavorato per coordinarsi con il presidente Trump prima dell’incontro in Alaska. Ma la dura realtà è che la Russia non ha alcuna intenzione di porre fine a questa guerra in tempi brevi. Anche mentre le delegazioni si incontravano, la Russia ha lanciato nuovi attacchi contro l’Ucraina. Putin continua a trascinare i negoziati e spera di farla franca. Ha lasciato Anchorage senza assumersi alcun impegno per porre fine alle uccisioni. Gli Stati Uniti hanno il potere di costringere la Russia a negoziare seriamente. L’Ue collaborerà con l’Ucraina e gli Stati Uniti affinché l’aggressione della Russia non abbia successo e la pace sia sostenibile. Mosca non porrà fine alla guerra finché non si renderà conto di non poterla continuare. Pertanto, l’Europa continuerà a sostenere l’Ucraina, anche lavorando a un 19° pacchetto di sanzioni contro la Russia. La sicurezza europea non è negoziabile. La vera causa della guerra è la politica estera imperialista della Russia, non un immaginario squilibrio nell’architettura di sicurezza europea”. Così su X (Twitter) l’Alta rappresentante Ue per la politica estera, Kaja Kallas.



