Nelle Marche ha vinto il Presidente uscente Acquaroli, imponendo al suo avversario, Matteo Ricci ex sindaco di Pesaro ed eurodeputato del PD dal 2024, un distacco di otto punti. E’ presto per valutare le circostanti attenuanti o gli errori che hanno portato alla sconfitta del centrosinistra. Forse un pragmatico come Matteo Ricci , ha imboccato una via molto poco in sintonia con la sua storia. La polemica quotidiana sulla sanità era idonea come arma politica da usare contro Acquaroli , ma più in generale per tenere sotto pressione il centro destra a livello nazionale. Su questa circostanza il centro sinistra deve riflettere per fare chiarezza. O le elezioni nelle Marche erano il terreno per scuotere la sinistra e il proprio elettorato e quindi capace di parlare al Paese. O si trattava di un appuntamento secondario in una regione poco popolosa che non aveva i presupposti per diventare una sorta di laboratorio politico. Alla fine il centrosinistra non è riuscito a mandare la gente a votare. Segno che il candidato Ricci era poco gradito al pubblico. Questo significa che si è sbagliato sulla scelta del candidato. Senza dubbio l’inciampo giudiziario di Ricci, anche se risolto , ha inciso. Ma questa è una flebile attenuante . Gli errori vanno cercati altrove. Ad un amministratore regionale non gli si chiede o impone di avvolgersi nella bandiera della Palestina o di chiedere alla Regione Marche il riconoscimento dello Stato Palestinese. Sono questioni ,che tutti sanno, riguardano i governi nazionali. Le questioni nazionali raramente entrano nei pensieri degli elettori, quando vengono chiamati alle urne per rinnovare gli amministratori locali. Il risultato è che Acquaroli ha condotto una campagna elettorale basata sui problemi locali e meno ideologico. Da ciò si deve dedurre che bisogna puntare su candidati nuovi che siano in grado di colpire la fantasia degli elettori.
Le insufficienze del Campo Largo
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