La marina israeliana si sta preparando a prendere il controllo delle cinquanta imbarcazioni della Global Sumud Flotilla. All’indomani dell’annuncio di Trump del possibile accordo tra Hamas e Israele, per la pace in Palestina, questa rischia di essere minata, ironia della sorte, da un’operazione umanitaria. Il mondo si divide tra pro e contro Flotilla. Ma in gioco non ci sono le ideologie, le prese di posizioni politiche, c’è in ballo la vita e le sorti di centinaia di migliaia di persone e la pace del pianeta. Non è più il tempo della retorica dietrologia demagogica. Ciascuno è chiamato a fare la propria parte in quel lembo di mondo dove tutto nacque. Una terra contesa sin dal tempo della Mesopotamia, passando per l’esodo del Sinai, fino ad arrivare ai giorni nostri. La storia del mondo al mondo sembra, proprio, non aver insegnato nulla. Bambini, anziani, donne e uomini che vivono nel terrore della guerra e nell’incertezza del futuro non possono essere trattati alla mercé della faziosità politica di questa o di quell’altra parte. Se non è giustificabile il genocidio di Gaza non lo è altrettanto l’operazione terroristica di Hamas che con la Palestina e i palestinesi non c’entrano niente. Oggi più che mai occorre fermare il grido dell’odio, dell’antisemitismo e della ritorsione. In nottata, intorno all’una e trenta ora italiana, la flotta entrerà nelle acque territoriali controllate dal governo di Tel Aviv. Occorre e a cosa serve lo scontro alla vigilia di quella che potrebbe essere una data storica per quella regione e per il mondo intero? L’auspicio è che il buon senso prevalga da tutte le parti e si ritorni al dialogo, sia pur su posizioni contrapposte ma che possa affondare le sue armi solo su basi dialettiche. Di questo il mondo ha bisogno adesso, non di altro e men che mai di allegoriche manifestazioni e contrapposizioni di forze ideologiche. La pace è un patrimonio di tutti, che appartiene a tutti e che spetta a tutti.
Gaza – La pace messa a rischio da un’operazione umanitaria
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