Il 2026 si apre con una manovra che confonde la necessità di riequilibrio dei conti con un prelievo lineare e privo di strategia.La revisione dei pedaggi autostradali, presentata come adeguamento agli investimenti infrastrutturali, ignora che molte concessioni operano con margini elevati e standard di servizio stagnanti, trasformando l’aggiornamento tariffario in un trasferimento di rendita più che in un incentivo all’efficienza.L’aumento delle accise sui carburanti, giustificato con la volatilità dei mercati energetici, interviene in un momento in cui la domanda interna è già compressa e il costo del trasporto incide in modo sproporzionato sulle filiere produttive, aggravando un differenziale competitivo che il Paese non riesce a colmare.La stretta fiscale su sigarette e prodotti a rischio ridotto, spacciata per misura sanitaria, ignora l’evidenza comparata e si traduce in un gettito immediato ma regressivo, colpendo soprattutto i redditi più bassi senza costruire un percorso coerente di riduzione del danno.Il risultato è una finanziaria che accumula micro-prelievi senza una cornice industriale, priva di un piano per la produttività e incapace di orientare investimenti in innovazione, logistica e transizione energetica.Il governo parla di responsabilità, ma la manovra appare come un esercizio contabile che rinvia le scelte strutturali e scarica sul contribuente l’assenza di una visione.
La stangata: aumentano pedaggi, carburanti e sigarette, una finanziaria senza prospettive
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