La posta in gioco nel caso Almasri sancisce che i conflitti tra la politica e la giustizia non sono una novità. Oggi la magistratura non sembra più colpire in una unica direzione, a destra, ma anche pesantemente a sinistra e il caso di Milano è emblematico. Quanti hanno fiducia nella giustizia e di conseguenza nei magistrati ritengono che lo scontro tra i due poteri costituzionali, non ha ragione di esistere, a meno che non sia la politica a volerla innescare. Chi è invece più portato a pensare ai soliti complotti , sostiene che la magistratura va allo scontro per auto proteggersi. Vale a dire per difendere un sistema di potere che nel corso degli anni si è consolidato sempre di più , ma che per la prima volta rischia di afflosciarsi . Se questo è vero bisogna guardare con molta attenzione a quello che succede. Venendo alla vicenda di Almasr, noto carnefice delle carceri libiche, ricercato dalla Corte Penale internazionale, fu catturato in Italia e poi rilasciato. Non si è mai ben capito di chi sia la responsabilità; un fatto è certo che il torturatore libico ha goduto di un trattamento di favore, per i suoi rapporti con le istituzioni italiane ed europee. Possiamo dire che la realpolitik ha prevalso o meglio la ragion di Stato , che però la Presidenza del Consiglio non ha invocato all’ atto del rilascio e il successivo rimpatrio in Libia su un aereo di Stato, dei servizi segreti italiani. Su questo caso la magistratura ha indagato a lungo e ha chiesto almeno Camere l’ autorizzazione a poter processare , il Ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, il Ministro di Giustizia, Carlo Nordio, il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano. Fuori dall’inchiesta è rimasta Giorgia Meloni: la magistratura ha voluto evitare passi azzardati. Del resto il Presidente di ANM, a chiare lettere parla di responsabilità politica: questo significa che senza colpire chi guida il governo si ha lo stesso effetto. Giorgia Meloni lo ha capito ed è passata al contrattacco , dichiarando di aver condiviso con i ministri interessati, ogni singolo documento e azioni poste in essere. Senza contare che ha numeri sufficienti a Camera e Senato , per respingere le richieste dei magistrati. Alla fine è diventata una vera e propria guerra. Quello che più disturba le varie correnti della magistratura è la paura che con le riforme, venga meno il suo forte potere. Ma la vera posta in gioco è il referendum e di qui ad allora si combatterà una grande battaglia. Se dovesse vincere l’ opposizione, per il governo sarebbe una disfatta politica, in caso contrario un incoraggiamento ad andare in avanti, magari ad andare avanti con altre riforme, quale quella sul premierato.
I conflitti tra politica e giustizia si ripetono puntuali
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