Europa divisa sul prestito all’ Ucraina e rispunta l’ipotesi di un debito comune

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L’Unione europea torna a mostrarsi fragile e frammentata di fronte alla necessità di sostenere finanziariamente l’Ucraina nel lungo periodo.Il tema del prestito, che dovrebbe garantire a Kiev liquidità stabile per affrontare la guerra e mantenere in piedi lo Stato, riapre una frattura mai realmente sanata tra Nord e Sud, tra Paesi rigoristi e Paesi più inclini alla condivisione del rischio.Al centro del dibattito c’è la modalità di finanziamento: prestiti bilaterali garantiti, contributi nazionali proporzionali al reddito, oppure un nuovo strumento comune sul modello del Next Generation EU.
I Paesi più prudenti, guidati da Germania, Olanda e Stati baltici, temono che il ricorso a un debito comune possa trasformarsi in un precedente permanente, svuotando le regole fiscali europee e alimentando tensioni politiche interne.Non si tratta solo di una questione contabile, ma di una visione diversa dell’Unione: per alcuni un’area di cooperazione limitata, per altri un soggetto politico chiamato a condividere rischi in situazioni eccezionali.Dall’altra parte, Italia, Francia e Spagna sottolineano come la dimensione del sostegno all’Ucraina superi le capacità dei singoli bilanci nazionali e come una risposta frammentata rischi di indebolire la credibilità europea sia verso Kiev sia verso i partner internazionali.
Il ritorno dell’ipotesi di un debito comune non è casuale.L’esperienza della pandemia ha dimostrato che strumenti straordinari possono funzionare, riducendo le tensioni sui mercati e rafforzando il peso geopolitico dell’Unione.Tuttavia, a differenza del Covid, il conflitto ucraino non ha un orizzonte temporale definito e questo rende più complessa la giustificazione politica di un indebitamento condiviso e potenzialmente di lungo periodo.Il rischio, per Bruxelles, è di trovarsi intrappolata tra l’urgenza di agire e l’incapacità di decidere.
Sul piano strategico, la questione va oltre il semplice sostegno finanziario.L’Europa è chiamata a chiarire se intende assumere un ruolo di potenza politica, capace di affrontare crisi geopolitiche con strumenti comuni, oppure se resterà un’Unione prevalentemente economica, vincolata ai riflessi nazionali.La divisione sul prestito all’Ucraina diventa così il sintomo di un problema più profondo: l’assenza di una vera sovranità fiscale europea.In questo vuoto, ogni decisione si trasforma in un negoziato estenuante, in cui il compromesso arriva tardi e spesso al ribasso.
Se l’Unione non riuscirà a trovare una sintesi credibile, il costo non sarà solo finanziario.Un sostegno incerto e frammentato rischia di indebolire l’Ucraina sul campo e di trasmettere all’esterno l’immagine di un’Europa incapace di sostenere le proprie scelte politiche.La discussione sul debito comune, dunque, non riguarda solo come finanziare la guerra, ma che tipo di Unione europea si intende costruire nel prossimo decennio.

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