“Dracula ride di noi e con noi: un mito gotico trasformato in festa teatrale”

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Il 20 dicembre è andato in scena Dracula

– A Comedy of Terrors fino al 6 gennaio nello Spazio Diamante di Roma, e la prima stampa ha rivelato un’esperienza teatrale che travalica il consueto confine tra commedia e mito, riscrivendo con intelligenza storica e vis comica il più celebre vampiro della letteratura gotica in una festa di risate e invenzioni sceniche. Nell’economia di questa pièce, firmata dal duo americano Gordon Greenberg e Steve Rosen e qui tradotta da Enrico Luttmann, la narrazione di Bram Stoker si fa parodia brillante, rovesciando l’estetica del terrore in un ritmo farsesco che rievoca, con un occhio curioso alla storia del teatro di trasformismo e al nonsense di Monty Python e Mel Brooks richiamato nelle note di regia, le grandi tradizioni di commedia spinta e ironia meta-teatrale.I cinque interpreti — Alessandro Di Somma, Ermenegildo Marciante, Diego Migeni, Yaser Mohamed e Marco Zordan — incarnano con energia esuberante più di una dozzina di personaggi, riuscendo a coniugare una presenza scenica felicemente istrionica con la precisione del gioco comico; non è un caso che molti di loro — in particolare Di Somma, Migeni, Mohamed e Zordan — siano già noti per il loro affiatamento e capacità trasformista nel lavoro su testi come 39 Scalini di Buttaroni, dove un quartetto di attori interpreta decine di ruoli con straordinaria agilità, esperienza che qui si riverbera in un dinamismo continuo e contagioso sul palco.

La regia di Leonardo Buttaroni, che già con la compagnia Cattive Compagnie ha guidato celebri adattamenti tra suspense e comicità, dimostra una padronanza del linguaggio scenico che fonde invenzioni visive, doppi sensi e gag ritmate con una sensibilità per il nonsense che sa tanto di teatro di tradizione quanto di musica comica: un approccio che trasforma ogni trasformazione, ogni cambio fulmineo di costume e ruolo, in un gesto di gioiosa complicità col pubblico, e dove gli effetti scenici e la luce attraversano con ironica precisione le atmosfere gotiche, restituendo un immaginario vagamente “burtoniano” che dissacra quanto basta per divertire senza mai tradire il cuore della vicenda.

Se la trama originale di Stoker si regge sul tema della malattia oscura che trascina Lucy e il suo fidanzato tra le file di superstizione e seduzione vampirica, in questa riscrittura la tensione narrativa si dilata in un carosello di situazioni comiche: ogni relazione, ogni travestimento, è strumento per esplorare il mito di Dracula con freschezza e leggerezza, restituendo al pubblico la possibilità di ridere del terrore stesso, fino a vederne l’assurdità internamente costruita. In questo senso, la performance collettiva non è solo un omaggio alla tradizione della commedia corale ma un’architettura di tempi comici sapienti, che tiene lo spettatore costantemente coinvolto in una catena di sorprese e guizzi attoriali, facendo brillare le qualità di un cast capace di rendere ogni personaggio riconoscibile e insieme incredibilmente plasmabile.

La platea continuava a sorridere e ridere, spesso a voce alta, catturata da quel gioco di specchi tra testo, gesto e fantasia visiva che fa di Dracula non tanto un adattamento quanto una celebrazione del teatro come luogo di invenzione collettiva. Ed è proprio in questa dimensione che il lavoro di Buttaroni e della sua compagnia si richiama idealmente ai grandi maestri della parodia teatrale, pur mantenendo una propria voce originale che coniuga cultura pop, humour contemporaneo e la magia senza tempo del palcoscenico. In sostanza, lo spettacolo si situa in un crocevia fertile tra storiografia del mito gotico e tradizione della commedia di trasformismo, offrendo al pubblico un’esperienza che si annuncia memorabile per energia, intelligenza e, soprattutto, per la capacità di restituire il teatro al suo spirito più vivo e condiviso

.…E mentre la sala black dello Spazio Diamante si svuotava lentamente, restava nell’aria la sensazione di aver assistito a un piccolo rito collettivo, dove la paura veniva ribaltata in libertà e il mito gotico diventava corale festa teatrale: un Dracula che ride di sé stesso e ci ricorda che il teatro, quando osa, quando gioca e quando non ha paura di rischiare, può trasformare un’icona letteraria in nuova linfa scenica, sorprendente, luminosa, irresistibile. Un lavoro che conferma il talento di un gruppo ormai riconoscibile per precisione ritmica, ironia mai banale e un rispetto profondo verso la tradizione del palcoscenico italiano, mescolato al coraggio di dialogare con sensibilità e linguaggi internazionali.

“Il terrore fa tremare, ma è nel riso che ci riconosciamo vivi.” —Alessandro Cannistrà

Grazie alla compagnia, ai creatori, agli attori, al regista, ai tecnici, e a chi ha riempito la platea con occhi attenti e risate sincere: il teatro esiste perché qualcuno lo fa respirare… e qualcuno lo guarda respirare.

Alessandro Cannistrà

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