“Se il rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola vi ha indignato, ciò che stiamo per raccontarvi potrebbe aprire interrogativi ancora più profondi. Questa volta non parleremo di indiscrezioni, intercettazioni o fonti anonime. A raccontare tutto è lo stesso Sigfrido Ranucci, nel libro autobiografico ‘La scelta’, pubblicato nel 2024. Pagine nelle quali il conduttore di Report descrive rapporti sentimentali nati all’interno del perimetro professionale: prima con una donna arrivata al programma per uno stage, poi con una fonte di un’inchiesta”.
“Il punto non è il gossip. Non ci interessa giudicare la vita privata di Ranucci. Il punto è capire dove finisca la dimensione personale e dove cominci quella professionale. E soprattutto quali confini debba rispettare un giornalista del servizio pubblico nei rapporti con stagisti, collaboratori e fonti.”
Esperia richiama il quarto capitolo del libro, intitolato Rospi, in cui Ranucci racconta di Karoline, presentata come una professionista della televisione svizzera interessata a svolgere uno stage nella redazione di Report. “Karoline lavora come producer per la televisione svizzera. Ha la passione per il giornalismo d’inchiesta e ha fatto domanda per partecipare a uno stage a Report”.
Secondo la ricostruzione del video, il rapporto tra i due si trasformerebbe presto in una relazione sentimentale.
“Ranucci racconta che, dopo pochi giorni di lavoro insieme, Karoline lo invita a cena nel suo appartamento di Lugano. Quella sera gli affida una parte dolorosissima della propria vita: la diagnosi di sclerosi multipla, l’insonnia che la tormenta da anni e una violenza sessuale subita quando era giovane. Nel libro Karoline racconta di essere stata aggredita da due uomini, di aver poi scoperto di essere rimasta incinta e di avere abortito. È il racconto di una donna segnata da una malattia e da un trauma profondo. Confidenze intime, rese a un uomo che aveva conosciuto nel contesto lavorativo e con il quale, nel frattempo, era nata una relazione. Ranucci descrive apertamente anche la loro intimità, entrando nei particolari del rapporto sessuale. Ma il punto giornalisticamente rilevante non è ciò che accade nella camera da letto. È il fatto che quella relazione nasca tra un giornalista di punta del programma e una donna arrivata per svolgere uno stage nella sua stessa redazione. Poi il racconto precipita. Ranucci si trova a Milano. Karoline lo raggiunge in albergo e gli chiede l’iPad che gli aveva regalato. Sul dispositivo trova aperta una mail inviata da un’altra donna, Emilia. Capisce che Ranucci le ha nascosto un’altra relazione. ‘Sei una merda’, gli urla, prima di scagliare l’iPad e fuggire dalla stanza in lacrime. Pochi istanti dopo Ranucci sente una frenata. Si affaccia alla finestra e corre in strada. Karoline è riversa sul bordo del marciapiede: mentre attraversava correndo, un Suv non è riuscito a evitarla”.
“Ranucci scrive: ‘Karoline ha lo sguardo vitreo. Non ho mai trovato la forza di raccontare le circostanze in cui è morta’. La sequenza narrata nel libro è drammatica: Karoline scopre il tradimento, fugge sconvolta, attraversa la strada e viene investita.”
Il caso di Emilia, la fonte dell’inchiesta
La seconda vicenda richiamata da Esperia riguarda Emilia, che, secondo quanto riportato nel libro, avrebbe inizialmente contattato Ranucci come fonte per una sua inchiesta.
“Anche Emilia entra nella vita di Ranucci attraverso il lavoro. È un’insegnante di scuola media che ritiene di essere stata testimone inconsapevole di una truffa ai danni della scuola. Dopo aver letto l’anticipazione di un’inchiesta di Ranucci sulla Banca Popolare di Milano, gli scrive per offrirgli informazioni e collaborazione. La prima mail è quella di una fonte che si rivolge a un giornalista: ‘Caro Sigfrido, come procede il lavoro? Se pensi possa esserti di aiuto, potrei venire domani dalle 13 alle 15’. Si incontrano per parlare della vicenda. Ma anche in questo caso, secondo il racconto di Ranucci, il rapporto professionale si trasforma quasi immediatamente. Ranucci scrive che, mentre pranzano, le loro mani ‘si cercano e si trovano sulla tovaglia’. E aggiunge: ‘La seconda volta che ci incontriamo finiamo direttamente in un motel’.”
Secondo il video, la relazione sarebbe poi durata circa un anno e mezzo.
“Emilia, dunque, non è una donna conosciuta casualmente fuori dal lavoro. È una fonte che si rivolge a Report per segnalare una possibile truffa e che, poco dopo, diventa l’amante del giornalista al quale aveva consegnato quelle informazioni. La relazione dura circa un anno e mezzo. Nel frattempo Emilia lascia il marito. Poi, anche questa storia, termina dopo la scoperta di altri tradimenti: Emilia riesce ad accedere al computer di Ranucci, legge messaggi e corrispondenza e decide di lasciarlo con una mail. Due donne, due rapporti nati all’interno dell’attività giornalistica. Karoline arriva per uno stage a Report e diventa la compagna/amante di Ranucci. Emilia lo contatta come fonte di un’inchiesta e diventa la sua compagna/amante”.
Le domande sollevate da Esperia su Ranucci
Il video si conclude ponendo una serie di interrogativi sulla compatibilità di questi rapporti con i principi deontologici della professione giornalistica e con il ruolo di un giornalista del servizio pubblico.
“Non ci interessa stabilire chi abbia tradito chi, né entrare nella vita familiare di Sigfrido Ranucci. La questione che poniamo è esclusivamente professionale. È compatibile con i principi deontologici del giornalismo e con le regole del servizio pubblico che un giornalista intrecci relazioni sentimentali con una collaboratrice del proprio programma e con una fonte delle proprie inchieste? Quali garanzie di indipendenza, equilibrio e correttezza possono esserci quando il rapporto tra giornalista e fonte smette di essere professionale e diventa intimo? Esistevano conflitti di interesse? Le informazioni fornite da Emilia sono state utilizzate in un’inchiesta? Karoline ha effettivamente svolto lo stage o collaborato con la redazione? Chi, all’interno della Rai, era a conoscenza di questi rapporti? Sono domande legittime, perché non nascono da un pettegolezzo o da una ricostruzione anonima. Nascono dalle parole dello stesso Sigfrido Ranucci, affidate a un libro nel quale vita privata e professionale si intrecciano continuamente. Dopo Valter Lavitola, dunque, emerge un tema più ampio: il rapporto di Ranucci con le persone che diventano sue fonti, collaboratrici o confidenti. Un metodo nel quale i confini sembrano talvolta sfumare fino quasi a scomparire. Ed è proprio su quei confini che, oggi, riteniamo necessario fare chiarezza”.
Ranucci e “Report”, si sa, sono molto bravi a giocare con le parole, spesso a tagliare e ricucire pezzi di interviste, a imbastire inchieste su testimoni oscuri e a dimostrare teoremi che senza la stampella della fede politica starebbero in piedi come un mobile di Ikea senza istruzioni. Ma sulla grande ondata di solidarietà – seguita alla mobilitazione chiesta da “Report” contro la sospensione delle repliche estive del programma, dopo lo scandalo Lavitola e l’inchiesta sulla bomba a Ranucci – si è registrata una clamorosa svolta: il giochino acrobatico sulle parole si è trasferito sui numeri, sparati a casaccio per dimostrare che l’Italia perbene si sarebbe mobilitata, e indignata, per la censura di “Report”, collegandosi in massa, domenica alle 21.15, su Raiplay per assistere a una puntata del programma (non quella sulle mascherine grilline del Covid, casualmente sparita dal server della trasmissione). Numeri di un trionfo, per Ranucci, dicono gli amici di Ranucci, ma non Lavitola, per adesso.
I numeri della solidarietà a Report e Ranucci
“Se la tv si spegne, l’archivio si accende… 51 mila grazie per aver illuminato l’archivio di #Report su #Raiplay: domenica avete passato con le nostre inchieste oltre 14mila ore. Ogni settimana continueremo a consigliarvi alcune puntate da rivedere: sempre consultabili on demand sulla piattaforma di streaming…”, ha fatto sapere la redazione, seguita a ruota da Ranucci che ha sparato proclami su boom di follower e like, come i ragazzini quando si vantano per i “mi piace” raccolti con la foto dei gattini.
La redazione di “Report” ha comunicato che sono stati registrati oltre 51.000 accessi a RaiPlay per vedere la trasmissione, definendolo un dato “dieci volte superiore alla media delle visualizzazioni giornaliere degli ultimi giorni”.
Ma gli esperti di ascolti, web o tv, si sono posti qualche domanda: il dato proviene dalla Rai, attraverso la redazione di “Report”, e non è un numero inventato o privo di fonte e RaiPlay dispone effettivamente di sistemi di analytics in grado di misurare accessi, visualizzazioni e fruizione dei contenuti. Ma quei 51.000 accessi non sono certificati da Auditel o da un organismo indipendente: sono dati interni della piattaforma comunicati dalla redazione. Aspetto più rilevante: come anche i bambini del gattino sanno, sul web occorre inoltre distinguere tra accessi a una puntata o a una pagina del contenuto, visualizzazioni (stream avviati) e utenti unici.
Nella comunicazione pubblica si parla di “oltre 51.000 accessi”, non necessariamente di 51.000 spettatori unici né di 51.000 visioni complete della puntata. Per intenderci: se Ranucci, dopo aver visto la finale di Wimbledon, da ex maestro di tennis, s’è seduto al pc e ha iniziato un clic compulsivo su Raiplay, magari dopo essere uscito e rientrato dal login, potrebbe aver dato un contributo determinante a quei 51mila attestati di solidarietà. E lo stesso Lavitola, se incaricato di dare una mano, potrebbe aver visto due secondi di video ed essere conteggiato nell’ondata di visualizzazioni “fuori media” che “Report” annuncia.
Dopo le polemiche sul presunto rapporto con Valter Lavitola, un nuovo video pubblicato da Esperia su Instagram torna ad accendere i riflettori su Sigfrido Ranucci. Al centro della ricostruzione, questa volta, non ci sono indiscrezioni o documenti riservati, ma alcuni passaggi contenuti nell’autobiografia La scelta, pubblicata dal giornalista nel 2024. Secondo Esperia, dalle pagine del libro emergerebbero episodi che sollevano interrogativi sul rapporto tra vita privata e attività professionale.
“Se il rapporto tra Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola vi ha indignato, ciò che stiamo per raccontarvi potrebbe aprire interrogativi ancora più profondi. Questa volta non parleremo di indiscrezioni, intercettazioni o fonti anonime. A raccontare tutto è lo stesso Sigfrido Ranucci, nel libro autobiografico ‘La scelta’, pubblicato nel 2024. Pagine nelle quali il conduttore di Report descrive rapporti sentimentali nati all’interno del perimetro professionale: prima con una donna arrivata al programma per uno stage, poi con una fonte di un’inchiesta”.
“Il punto non è il gossip. Non ci interessa giudicare la vita privata di Ranucci. Il punto è capire dove finisca la dimensione personale e dove cominci quella professionale. E soprattutto quali confini debba rispettare un giornalista del servizio pubblico nei rapporti con stagisti, collaboratori e fonti.”
Esperia richiama il quarto capitolo del libro, intitolato Rospi, in cui Ranucci racconta di Karoline, presentata come una professionista della televisione svizzera interessata a svolgere uno stage nella redazione di Report. “Karoline lavora come producer per la televisione svizzera. Ha la passione per il giornalismo d’inchiesta e ha fatto domanda per partecipare a uno stage a Report”.
Secondo la ricostruzione del video, il rapporto tra i due si trasformerebbe presto in una relazione sentimentale.
“Ranucci racconta che, dopo pochi giorni di lavoro insieme, Karoline lo invita a cena nel suo appartamento di Lugano. Quella sera gli affida una parte dolorosissima della propria vita: la diagnosi di sclerosi multipla, l’insonnia che la tormenta da anni e una violenza sessuale subita quando era giovane. Nel libro Karoline racconta di essere stata aggredita da due uomini, di aver poi scoperto di essere rimasta incinta e di avere abortito. È il racconto di una donna segnata da una malattia e da un trauma profondo. Confidenze intime, rese a un uomo che aveva conosciuto nel contesto lavorativo e con il quale, nel frattempo, era nata una relazione. Ranucci descrive apertamente anche la loro intimità, entrando nei particolari del rapporto sessuale. Ma il punto giornalisticamente rilevante non è ciò che accade nella camera da letto. È il fatto che quella relazione nasca tra un giornalista di punta del programma e una donna arrivata per svolgere uno stage nella sua stessa redazione. Poi il racconto precipita. Ranucci si trova a Milano. Karoline lo raggiunge in albergo e gli chiede l’iPad che gli aveva regalato. Sul dispositivo trova aperta una mail inviata da un’altra donna, Emilia. Capisce che Ranucci le ha nascosto un’altra relazione. ‘Sei una merda’, gli urla, prima di scagliare l’iPad e fuggire dalla stanza in lacrime. Pochi istanti dopo Ranucci sente una frenata. Si affaccia alla finestra e corre in strada. Karoline è riversa sul bordo del marciapiede: mentre attraversava correndo, un Suv non è riuscito a evitarla”.
“Ranucci scrive: ‘Karoline ha lo sguardo vitreo. Non ho mai trovato la forza di raccontare le circostanze in cui è morta’. La sequenza narrata nel libro è drammatica: Karoline scopre il tradimento, fugge sconvolta, attraversa la strada e viene investita.”
Il caso di Emilia, la fonte dell’inchiesta
La seconda vicenda richiamata da Esperia riguarda Emilia, che, secondo quanto riportato nel libro, avrebbe inizialmente contattato Ranucci come fonte per una sua inchiesta.
“Anche Emilia entra nella vita di Ranucci attraverso il lavoro. È un’insegnante di scuola media che ritiene di essere stata testimone inconsapevole di una truffa ai danni della scuola. Dopo aver letto l’anticipazione di un’inchiesta di Ranucci sulla Banca Popolare di Milano, gli scrive per offrirgli informazioni e collaborazione. La prima mail è quella di una fonte che si rivolge a un giornalista: ‘Caro Sigfrido, come procede il lavoro? Se pensi possa esserti di aiuto, potrei venire domani dalle 13 alle 15’. Si incontrano per parlare della vicenda. Ma anche in questo caso, secondo il racconto di Ranucci, il rapporto professionale si trasforma quasi immediatamente. Ranucci scrive che, mentre pranzano, le loro mani ‘si cercano e si trovano sulla tovaglia’. E aggiunge: ‘La seconda volta che ci incontriamo finiamo direttamente in un motel’.”
Secondo il video, la relazione sarebbe poi durata circa un anno e mezzo.
“Emilia, dunque, non è una donna conosciuta casualmente fuori dal lavoro. È una fonte che si rivolge a Report per segnalare una possibile truffa e che, poco dopo, diventa l’amante del giornalista al quale aveva consegnato quelle informazioni. La relazione dura circa un anno e mezzo. Nel frattempo Emilia lascia il marito. Poi, anche questa storia, termina dopo la scoperta di altri tradimenti: Emilia riesce ad accedere al computer di Ranucci, legge messaggi e corrispondenza e decide di lasciarlo con una mail. Due donne, due rapporti nati all’interno dell’attività giornalistica. Karoline arriva per uno stage a Report e diventa la compagna/amante di Ranucci. Emilia lo contatta come fonte di un’inchiesta e diventa la sua compagna/amante”.
Le domande sollevate da Esperia su Ranucci
Il video si conclude ponendo una serie di interrogativi sulla compatibilità di questi rapporti con i principi deontologici della professione giornalistica e con il ruolo di un giornalista del servizio pubblico.
“Non ci interessa stabilire chi abbia tradito chi, né entrare nella vita familiare di Sigfrido Ranucci. La questione che poniamo è esclusivamente professionale. È compatibile con i principi deontologici del giornalismo e con le regole del servizio pubblico che un giornalista intrecci relazioni sentimentali con una collaboratrice del proprio programma e con una fonte delle proprie inchieste? Quali garanzie di indipendenza, equilibrio e correttezza possono esserci quando il rapporto tra giornalista e fonte smette di essere professionale e diventa intimo? Esistevano conflitti di interesse? Le informazioni fornite da Emilia sono state utilizzate in un’inchiesta? Karoline ha effettivamente svolto lo stage o collaborato con la redazione? Chi, all’interno della Rai, era a conoscenza di questi rapporti? Sono domande legittime, perché non nascono da un pettegolezzo o da una ricostruzione anonima. Nascono dalle parole dello stesso Sigfrido Ranucci, affidate a un libro nel quale vita privata e professionale si intrecciano continuamente. Dopo Valter Lavitola, dunque, emerge un tema più ampio: il rapporto di Ranucci con le persone che diventano sue fonti, collaboratrici o confidenti. Un metodo nel quale i confini sembrano talvolta sfumare fino quasi a scomparire. Ed è proprio su quei confini che, oggi, riteniamo necessario fare chiarezza”.
Ranucci e “Report”, si sa, sono molto bravi a giocare con le parole, spesso a tagliare e ricucire pezzi di interviste, a imbastire inchieste su testimoni oscuri e a dimostrare teoremi che senza la stampella della fede politica starebbero in piedi come un mobile di Ikea senza istruzioni. Ma sulla grande ondata di solidarietà – seguita alla mobilitazione chiesta da “Report” contro la sospensione delle repliche estive del programma, dopo lo scandalo Lavitola e l’inchiesta sulla bomba a Ranucci – si è registrata una clamorosa svolta: il giochino acrobatico sulle parole si è trasferito sui numeri, sparati a casaccio per dimostrare che l’Italia perbene si sarebbe mobilitata, e indignata, per la censura di “Report”, collegandosi in massa, domenica alle 21.15, su Raiplay per assistere a una puntata del programma (non quella sulle mascherine grilline del Covid, casualmente sparita dal server della trasmissione). Numeri di un trionfo, per Ranucci, dicono gli amici di Ranucci, ma non Lavitola, per adesso.
I numeri della solidarietà a Report e Ranucci
“Se la tv si spegne, l’archivio si accende… 51 mila grazie per aver illuminato l’archivio di #Report su #Raiplay: domenica avete passato con le nostre inchieste oltre 14mila ore. Ogni settimana continueremo a consigliarvi alcune puntate da rivedere: sempre consultabili on demand sulla piattaforma di streaming…”, ha fatto sapere la redazione, seguita a ruota da Ranucci che ha sparato proclami su boom di follower e like, come i ragazzini quando si vantano per i “mi piace” raccolti con la foto dei gattini.
La redazione di “Report” ha comunicato che sono stati registrati oltre 51.000 accessi a RaiPlay per vedere la trasmissione, definendolo un dato “dieci volte superiore alla media delle visualizzazioni giornaliere degli ultimi giorni”.
Ma gli esperti di ascolti, web o tv, si sono posti qualche domanda: il dato proviene dalla Rai, attraverso la redazione di “Report”, e non è un numero inventato o privo di fonte e RaiPlay dispone effettivamente di sistemi di analytics in grado di misurare accessi, visualizzazioni e fruizione dei contenuti. Ma quei 51.000 accessi non sono certificati da Auditel o da un organismo indipendente: sono dati interni della piattaforma comunicati dalla redazione. Aspetto più rilevante: come anche i bambini del gattino sanno, sul web occorre inoltre distinguere tra accessi a una puntata o a una pagina del contenuto, visualizzazioni (stream avviati) e utenti unici.
Nella comunicazione pubblica si parla di “oltre 51.000 accessi”, non necessariamente di 51.000 spettatori unici né di 51.000 visioni complete della puntata. Per intenderci: se Ranucci, dopo aver visto la finale di Wimbledon, da ex maestro di tennis, s’è seduto al pc e ha iniziato un clic compulsivo su Raiplay, magari dopo essere uscito e rientrato dal login, potrebbe aver dato un contributo determinante a quei 51mila attestati di solidarietà. E lo stesso Lavitola, se incaricato di dare una mano, potrebbe aver visto due secondi di video ed essere conteggiato nell’ondata di visualizzazioni “fuori media” che “Report” annuncia.



