La Rai e la sua costola Raiplay negli ultimi anni si sono lanciate in piccole produzioni alternative – spesso a basso costo – che ci presentano, con leggerezza, temi del nostro vivere quotidiano di oggi. Per chi, depresso dalle notizie del telegiornale, non riesce a rilassarsi guardando una crime story e fugge la morbosità dei programmi di cronaca nera, le sit com rappresentano un momento di relax, anche quando ci sollecitano su argomenti concreti.

Spesso a credere in queste produzioni sono ottimi registi e attori, e proprio la bravura di questi nonché i temi trattati, hanno reso alcune sit com dei veri cult: Bangla con Pietro Sermonti, il Santone con Neri Marcorè e Carlotta Natoli, Liberi tutti scritta dagli autori di Boris con Giorgio Tirabassi protagonista. Ambientate nelle realtà urbane di oggi – alcuni quartieri di Roma per quanto riguarda quelle citate – ne evidenziano l’evoluzione da periferie ad aree sempre popolari ma rivalutate e vivacizzate dalla presenza delle nuove generazioni multietniche.

La serie che debutta il 26 dicembre su Raiplay con le prime cinque puntate, s’intitola Minimarket e gira intorno a uno dei piccoli empori che ormai caratterizzano le strade della capitale. Aperti giorno e notte, offrono tutto quanto ci può servire anche all’ultimo momento. Multietnico si traduce quindi in mescolanza di persone e di prodotti sugli scaffali, convivenza serena di lasagne e curry, melanzane e verdure esotiche dalle forme più strane, mentre i venditori mischiano la loro lingua con parole in romanesco. Multietnico vuol dire anche relazioni umane ed affettive che nascono spontaneamente, ma a volte devono affrontare difficoltà culturali e religiose che i cosiddetti italiani di seconda generazione vivono non senza disagio.

Appena assunto dal propietario cingalese del negozio, padre della sua ragazza, una bella influencer, il protagonista Manlio si arrabatta tra gli scaffali continuando a sognare di diventare un entertainer televisivo famoso. Guarda caso il market è in via Teulada, proprio vicino alla sede di mamma Rai e sul palazzo di fronte campeggia un murales dedicato a Raffaella Carrà. Qualche giorno prima di iniziare il lavoro Manlio, ad una festa vip dove faceva il guardiamacchine, aveva incrociato nientemeno che Kevin Spacey, che da quel momento diventa la spalla immaginaria dei suoi dialoghi interiori. Il giovane Manlio è interpretato dal figlio di Rodolfo Laganà, Filippo, che dal papà riprende la bella faccia tonda, simpatica e romanesca, con già alcune esperienze significative alle spalle e il sogno di realizzare questa fiction, di cui ha scritto la storia anche con il contributo di Kevin Spacey.

Quindi un debutto e una rinascita, quella di Spacey, due volte Oscar, che sta pian piano ritornando sulle scene, in opere sicuramente più modeste di un tempo, ora necessarie dopo le brutte vicende giudiziarie passate, dalle quali è uscito assolto ma con una reputazione e una credibilità da riguadagnare. La sit com Minimarket è più specificamente un comedy show: tutto un susseguirsi di siparietti in cui si alternano bravissimi attori, Massimo Wertmuller comico serioso con i suoi brocardi in latino maccheronico, Rodolfo Laganà – filosofo di strada detto Seneca, una spassosa Paola Tiziana Cruciani agente Rai perennemente al cellulare, Enrico Bertolino gran lavoratore milanese doc e padre inflessibile, Massimo Ghini, Jonis Bashir, Francesco Pannofino, Mietta e tanti altri che entrano ed escono dal negozio recitando un personaggio o interpretando sé stessi, alternati ai momenti di sogno del protagonista che si traducono in pezzi di commedia musicale, ballati e cantati, con preziosi camei come quello di Alexia. E con una strizzatina d’occhio agli indimenticabili grandi show della vecchia Rai. Bravissima Rita Pilato che canta e balla in diversi brani. Infine, qualche colpo di scena e un po’ di “effetto social” qua e là danno pepe alle situazioni.

I dialoghi fra Manlio e Kevin Spacey sono divertenti e surreali, nessuno tranne il ragazzo può vedere l’attore americano che dispensa consigli artistici e provoca il giovane per fargli tirare fuori originalità e grinta. L’espressione imperscrutabile che da sempre caratterizza la recitazione di Spacey, collocata fra gli scaffali del minimarket, rappresenta pienamente il contrasto tra realtà e sogno che divide l’animo del protagonista, che ai sogni non vuole rinunciare. Le puntate sono brevi, 25/30 minuti, scorrono senza interruzioni, i dialoghi snelli e le caratterizzazioni immediate, l’insieme è allegro e godibile. La regia è di Sergio Colabona. C’è voglia di musical e insieme di ironia: Laganà junior è intraprendente in questa sua opera prima, realizzata con un budget basso, ma fa bene a rischiare, il talento c’è e la squadra di ottimi attori che lo circondano lo aiuta nell’intento. Tra le situazioni più curiose, la citazione del celebre Robertino mammone, personaggio di Ricomincio da tre di Massimo Troisi interpretato dal grande Renato Scarpa, qui riadattato ai giorni nostri da Enzo Paci. Se all’inizio la narrazione appare un po’ lenta, saranno proprio i pezzi musicali a dare il giusto ritmo. Nell’insieme un lavoro corale fatto di tante storie collegate alla principale vicenda del protagonista che incuriosiscono lo spettatore. Ma cosa si nasconde nella vita di Manlio? Non è in realtà lo squattrinato che appare, ma la sua vocazione artistica lo spinge a mettersi alla prova anche rinunciando ad una vita più agiata. Avrà ragione lui? Lo sapremo nelle prossime puntate a gennaio.
Isa Maiullari



