Agostino Di Bartolomei, il sogno che non ha smesso di insegnare

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Quando lo spettacolo finisce, non resta un applauso.Resta il bambino che ero, seduto su una gradinata, con gli occhi pieni di calcio e di futuro. Resta Agostino, in silenzio, davanti a noi.E capisco che non tutti i sogni si realizzano, ma alcuni servono solo a farci crescere.Agostino Di Bartolomei รจ stato uno di quei sogni.Agostino Di Bartolomei non รจ solo un calciatore: รจ una figura profondamente simbolica per chi รจ cresciuto in quegli anni.

Per me รจ stato molto di piรน: รจ stato un tempo della vita, unโ€™epoca in cui tutto sembrava possibile.Capitano della Roma dello scudetto 1982-83, uomo silenzioso ed elegante, Agostino era fuori tempo rispetto a un calcio che stava giร  diventando spettacolo e rumore. Un leader introverso e malinconico. Ma queste parole, da sole, non bastano a spiegare cosa abbia rappresentato per chi lo ha vissuto da bambino. Agostino era lรฌ, allo stadio e nella mia fede giallorossa.Ed era lรฌ anche nei campi in pozzolana, dove noi ragazzini giocavamo fino a sbucciarci le ginocchia, inseguendo sogni piรน grandi di noi.

Era romano, sรฌ. Ma non il romano urlato, caricaturale, cinematografico.Era un romano vero: asciutto, misurato, ironico senza esibizione. Uno che non aveva bisogno di spiegarsi. Un capitano silenzioso in un tempo in cui il silenzio aveva ancora valore.E poi cโ€™รจ la parte piรน dura da nominare.La solitudine dopo il calcio. Il sentirsi improvvisamente fuori posto.

La morte volontaria nel 1994, il 30 maggio, anniversario della finale di Coppa dei Campioni persa con il Liverpool. Un gesto che ha trasformato la sua storia in una ferita collettiva, soprattutto per chi lo aveva amato da bambino. Perchรฉ insieme a lui sembrava morire anche unโ€™idea di futuro, unโ€™illusione di continuitร .Un monologo teatrale su Agostino Di Bartolomei, quindi, non parla solo di sport.Parla di identitร , di fine dei sogni, di uomini che non trovano piรน posto nel mondo che hanno servito. Parla anche del calcio di oggi, fatto di divismo e rumore, messo in contrasto con un tempo in cui serviva combattere, non mostrarsi.

In Ago โ€“ Capitano Silenzioso, Ariele Vincenti non interpreta Agostino: lo narra con rispetto. La sua recitazione รจ trattenuta, essenziale, mai compiaciuta. Vincenti ascolta Agostino prima ancora di raccontarlo. Io, in quella narrazione, ci ho ritrovato il bambino che ero, il mio amore per il calcio, e la nostalgia di unโ€™epoca fatta di sogni semplici e assoluti.Questo racconto teatrale esiste anche grazie a chi ha scelto di sostenerlo e di offrirgli uno spazio di senso.Lo spettacolo รจ stato promosso dal CONI Lazio, allโ€™interno del protocollo dโ€™intesa con la Regione Lazio, che riconosce allo sport un valore non solo agonistico, ma culturale, educativo e umano.

Un ruolo centrale lo ha avuto Alessandro Cochi, Presidente del CONI Lazio, che ha voluto e sostenuto questo incontro tra sport e teatro come atto di memoria e di responsabilitร . La sua presenza, insieme a quella dei vicepresidenti Andrea Ruggeri e Paolo Anedda, ha dato allo spettacolo il peso di un gesto istituzionale che non rinuncia alla profonditร  emotiva.

Perchรฉ ricordare Agostino Di Bartolomei non รจ solo celebrare un grande capitano.รˆ affermare che lo sport puรฒ ancora essere cultura, silenzio, dignitร . E che alcuni sogni, anche quando finiscono, continuano a insegnarci come stare al mondo.

Marco Marassi

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