Corruzione in Ucraina, tensioni nel governo italiano: botta e risposta tra Salvini e Crosetto

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L’inchiesta sulla presunta corruzione che ha coinvolto vertici istituzionali ucraini e che ha portato alle dimissioni di due ministri apre un fronte di tensione anche all’interno della maggioranza italiana. Le rivelazioni sul caso Energoatom, la compagnia energetica statale di Kiev, alimentano infatti il dibattito politico a Roma riguardo alla continuità del sostegno militare all’Ucraina.

Il caso Energoatom e le reazioni in Italia

Le indagini avviate in Ucraina su un presunto sistema di corruzione ad alto livello hanno provocato immediate conseguenze politiche sul governo di Kiev, con le dimissioni di due membri del gabinetto. Una vicenda che non è passata inosservata in Italia, dove nella maggioranza che sostiene l’esecutivo guidato da Giorgia Meloni emergono dubbi e malumori sulla possibilità di autorizzare nuovi invii di armamenti.

Salvini frena sugli aiuti e rilancia la via diplomatica

A esprimere le perplessità più nette è stato il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini, che ha messo in guardia dal rischio di finanziare indirettamente nuove forme di corruzione:

“Con gli scandali che stanno emergendo e che coinvolgono il governo ucraino, non vorrei che i soldi dei lavoratori e dei pensionati italiani andassero ad alimentare ulteriore corruzione”, ha dichiarato.

Secondo Salvini, invece di inviare ulteriori armamenti sarebbe prioritario puntare su un’iniziativa diplomatica che coinvolga direttamente le parti in conflitto:

“Meglio mettere Zelensky e Putin attorno a un tavolo che inviare nuove armi”.

Una posizione che riaccende le tensioni interne alla coalizione, già emerse in passato sul tema della guerra in Ucraina.

Crosetto replica: “Non si giudica un Paese per due corrotti”

La risposta non si è fatta attendere. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha replicato alle dichiarazioni del leader leghista, pur dicendosi comprensivo rispetto ai timori sollevati:

“Comprendo le preoccupazioni, ma non si può giudicare un Paese per due corrotti”, ha commentato.

Crosetto ha poi richiamato un paragone storico per rafforzare il suo punto di vista:

“Anche gli americani e gli inglesi che sono sbarcati in Sicilia non hanno giudicato l’Italia per la presenza della mafia”.

Il ministro ha dunque ribadito la necessità di continuare a sostenere Kiev, distinguendo tra episodi di malaffare e la legittima difesa di un Paese sotto aggressione.

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