Le forze armate statunitensi si macchiarono di orrendi crimini, violando palesemente la Convenzione di Ginevra.
Il 14 luglio del 1943, durante la campagna di Sicilia, ovvero la conquista dell’isola da parte alleata, nei pressi di Biscari, nel territorio dell’attuale Acate, una cittadina in provincia di Ragusa, le forze armate statunitensi si macchiarono di orrendi crimini, violando palesemente la Convenzione di Ginevra.
La mattina avvenne il primo massacro. Al termine di un combattimento lungo il fiume Ficuzza tra il 1º battaglione del 180º fanteria statunitense e gruppi di soldati italiani e tedeschi, 45 soldati (42 italiani e 3 tedeschi) si arresero. Questi vennero rastrellati e poi il sergente Horace West, con un mitra Thompson, gli sparò addosso. Erano tutti disarmati. Ripeto, si erano arresi. Dei 45 soldati riuscirono a sopravvivere solo in 3. Questi riuscirono a fuggire in una foresta limitrofa.
Tra i sopravvissuti ci fu l’aviere Giuseppe Giannola, il quale, nel 1947, nella relazione al Comando Aeronautica della Sicilia scrisse: «Fummo avviati nelle vicinanze di Piano Stella ove fummo poi raggiunti da un altro contingente di prigionieri italiani del Regio Esercito, e questi ultimi in numero circa di 34. Tutti fummo schierati per due di fronte – un sottufficiale americano, mentre altri 7 ci puntavano con il fucile per non farci muovere, col fucile mitragliatore sparò a falciare i circa 50 militari che si trovavano schierati. Il dichiarante rimasto ferito al braccio destro rimase per circa due ore e mezzo sotto i cadaveri, per sfuggire ad altra scarica di fucileria, dato che i militari anglo-americani rimasero sul posto molto tempo per finire di colpire quelli rimasti feriti e agonizzanti»…
Alessandro Di Battista



