Mario Roggero riceve una condanna doverosa e giusta, indecorosa la richiesta di grazia

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Sono parole chiare e riflessioni coraggiose quelle con cui Giorgia Meloni rompe il silenzio sul drammatico caso di Mario Roggero, il gioielliere condannato in via definitiva a 14 anni e 9 mesi di carcere per aver ucciso due rapinatori e averne ferito un terzo. In un colloquio con il Corriere della Sera, il presidente del Consiglio solleva interrogativi profondi su senso e applicazione giuridica della legittima difesa e sull’umanità del giudizio, scardinando il cinismo di certe sentenze, comprese quelle politiche che arrivano dalle opposizioni in ordine sparso su tutto, ma compatte nello sciacallaggio sulla vicenda in corso d’opera in chiave anti-governativa.

Caso Roggero, Meloni: «La pena è spropositata, valutare stress e paura»

«Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più», afferma Meloni. Non solo. La premier contesta la rigidità del verdetto: «Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?». Concludendo conseguentemente: «In questo contesto è un errore credere che si possa distinguere in modo netto il momento nel quale si era in pericolo da quello, esatto, in cui il pericolo è cessato».

‘Cara Premier, il percolo era cessato visto che Roggero ha sparato a pericolo cessato uccidendo fuori del negozio, per strada, due ragazzi’. Non c’è da dire altro, semplicemente leggere quello che scrivo che ben dipinge il modo di essere e di fare del Ruggero.

Roggero nel passato aveva impugnato una pistola e minacciato tre persone, finendo nei guai.

Nel passato giudiziario di Mario Roggero c’è anche un precedente emerso dagli atti delle sentenze confermate mercoledì dalla Cassazione, che ha reso definitiva la condanna a 14 anni e 9 mesi di reclusione per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo dopo avere subito l’assalto alla sua gioielleria di Grinzane Cavour, nel Cuneese, nell’aprile 2021.

 La vicenda, risalente al 2005, non riguarda però una rapina e presunte legittime difese, di cui tanto si discute in queste ore. Roggero estrasse infatti una pistola durante una lite con il fidanzato di una delle figlie e minacciò anche i genitori del giovane. Per quei fatti, nel 2007, patteggiò davanti al Tribunale di Alba una pena di due mesi di reclusione, sostituita con una multa di 2.280 euro, per ingiurie e minacce aggravate dall’uso di un’arma.

L’episodio, ricostruito negli atti della Corte d’Assise di Asti e richiamato anche nelle motivazioni della sentenza della Corte d’appello di Torino, è del 17 dicembre 2005. Secondo quanto emerge dalle sentenze, quella sera Roggero era stato chiamato dalla figlia, che gli aveva chiesto aiuto dopo essere stata lasciata in strada dal fidanzato. Tra i due giovani era scoppiata una lite, durante la quale il ragazzo aveva schiaffeggiato la ragazza.

Rientrato a casa, il giovane aveva sentito suonare il citofono. Roggero lo aveva insultato, chiamandolo “bastardo”, poi lo aveva spintonato e colpito con pugni al volto. Quando erano arrivati i genitori del ragazzo, il gioielliere aveva estratto una pistola e minacciato tutti e tre, costringendoli, per paura, a chiudere il cancello che separava il cortile dall’abitazione. La vicenda si concluse con denunce reciproche e, successivamente, con il patteggiamento.

 Quel precedente è richiamato anche nelle motivazioni della sentenza d’appello, confermata dalla Cassazione. I giudici osservano che Roggero era “affetto da un disturbo post traumatico da stress in seguito alla precedente rapina del 2015” e che era convinto “di dover agire da solo, posto che le autorità a ciò deputate non avevano svolto in modo adeguato il loro compito a seguito di quella rapina”.

Nelle motivazioni si aggiunge inoltre, con riferimento proprio all’episodio del 2005, che “la modalità impulsiva di reazione agli eventi fosse presente anche nel passato”.

Con la condanna definitiva della Cassazione – 14 anni e 9 mesi per l’uccisione di due rapinatori – riemerge un frammento televisivo che nel dicembre 2023 aveva già segnato il caso Mario Roggero. Era il 7 dicembre di quell’anno, lo studio era quello di Dritto e Rovescio, il programma di Paolo Del Debbio su Rete4. Di fronte al gioielliere di Grinzane Cavour, allora appena condannato in primo grado dalla Corte d’Assise di Asti a 17 anni, sedeva Luca Sommi, giornalista del Fatto Quotidiano.

Il confronto tra i due, oggi rilanciato ovunque sui social, ricostruisce il momento in cui il dibattito sulla legittima difesa uscì dai fascicoli giudiziari per diventare già terreno di scontro in prima serata. Inevitabilmente, con meno forza rispetto a oggi.

Il ragionamento di Sommi sul rischio “Far West”

Sommi parte dai fatti accertati dalle telecamere e dalla lettura della pena: “Il signor Roggero li ha inseguiti, si vede dalle telecamere, e ha sparato e ha ucciso due ragazzi. È vero che saranno stati dei poco di buono e non siamo con loro, ma ha ucciso due persone. Diciassette anni per l’uccisione di due persone vuol dire che sono state considerate le attenuanti”.

Da lì il giornalista allarga il campo al principio generale, quello che a suo dire riguarda l’intera collettività: “Come stabiliamo la giustizia in questo Paese? Ognuno la fa per sé? Ognuno tiene un’arma? Ognuno decide di comminare la pena di morte a un’altra persona col proprio arbitrio in virtù della propria emotività? Ma così finiamo nel Far West. Non siamo più in un paese civile”. Il ragionamento si chiude così: “Se quei rapinatori fossero stati cinici come molti altri con la pistola, lei non sarebbe qui a raccontarlo. Per quello dico che se scappano, lei chiami la polizia, non esca a sparare, altrimenti esautoriamo lo Stato dalla sua funzione fondamentale che è quella di tutelarci nella nostra sicurezza”.

La reazione del gioielliere: “Ma stiamo scherzando?”

Roggero non replica al ragionamento nel merito. Alza la voce e ne prende un solo passaggio, quello sulla telefonata alla polizia: “Sì, io in quel momento razionalmente dovevo telefonare alla polizia e aspettare mezz’ora che arrivi. Ma stiamo scherzando? Ma stiamo scherzando? Ma che dice? Ma che dice? Ma non faccia ridere, non faccia ridere. Lei fa ridere”. Dalla platea arriva un plebiscito per Roggero.

È a questo punto che Sommi pone la domanda diventata il centro della clip: “Lo rifarebbe?”. La risposta è immediata: “Sì, subito!”. E, mimando un’arma puntata al volto: “Io sparo, io risparo, lo sappia!”. L’energia della frase porta Roggero ad alzarsi dalla sedia per poi risedersi. Un momento incredibilmente attuale, che sui social sta macinando migliaia di visualizzazioni e interazioni dalle numerose pagine che hanno riproposto il momento.

Roggero inseguì e uccise i rapinatori, non era il caso di invocare la legittima difesa, visto che non c’era, la condanna subita è giusta ed è confermata per il gioielliere.

Chi scrive crede che è impropria la richiesta di grazia e che la Cassazione è stata generosa ad infliggergli la pena

Roberto Cristiano

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