Gianni Alemanno esce da Rebibbia il 24 giugno

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DIARIO DI CELLA 62. GIANNI ESCE IL 24 GIUGNO: ANCHE IL TRIBUNALE DI SORVEGLIANZA SCONFESSA L’AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA.

INTANTO FANNO UN BRUTTO SCHERZO A FABIO: UN PERMESSO PER ANDARE A TROVARE IL PADRE TRASFORMATO IN UN TRASFERIMENTO NELLE CARCERI DELLA CALABRIA. MA NON ERA VERO.

Riceviamo da Gianni Alemanno e pubblichiamo nel rispetto delle norme dell’Ordinamento.

Rebibbia, 14 giugno 2026 – 527° giorno di carcere.

E così ci sono riusciti: si sono fatti sconfessare anche dal Tribunale di Sorveglianza che non ha accolto il ricorso dell’Amministrazione Penitenziaria che pretendeva di annullare i pochi giorni di sconto pena ottenuti da Gianni per le “condizioni inumane e disagiate” della sua detenzione.

Dopo la prima ordinanza che aveva concesso 39 giorni di sconto pena a Gianni in applicazione dell’art. 35 ter op. (quell’articolo che prevede un taglio del 10% della pena per tutti i giorni in cui una persona detenuta vive con uno spazio in cella inferiore alle condizioni minime di agibilità), qualche scienziato dell’Amministrazione ha fatto ricorso per chiedere che anche questa minima concessione venisse cancellata.

All’udienza d’appello neppure il Procuratore Generale ha sposato le tesi dell’Amministrazione Penitenziaria e quindi il Tribunale si è limitato a togliere un solo giorno di sconto pena, per correggere un improprio arrotondamento fatto in prima istanza. E qui ogni ulteriore commento ci appare inutile.

Rimane il problema delle dimensioni delle celle che l’Amministrazione Penitenziaria si ostina a considerare di 22 metri quadri, mentre in realtà in tutte le misurazioni reali non superano i 20 mq. Tutte le nostre richieste – a cui si sono aggiunte l’interrogazione fatta dai due senatori PD Michele Fina e Filippo Sensi, un comunicato stampa del Sindacato nazionale dei Dirigenti penitenziari, l’impegno a intervenire del Garante nazionale dei detenuti e dell’avv. Catanzariti dell’Unione Camere Penali – sono per ora rimaste inascoltate.

Questo nonostante una correzione secondo verità potrebbe aiutare considerevolmente a ridurre il problema del sovraffollamento carcerario che continua ad oscillare attorno alla percentuale del 140%.

Intanto, però, un altro atroce scherzo è stato inflitto a Fabio. Dopo lunghe battaglie legali presso l’Ufficio di sorveglianza, finalmente anche a lui il Tribunale aveva riconosciuto il diritto di andare in permesso (per 5 ore) per visitare il padre di 92 anni che si è rotto entrambi i femori.

Un paio di giorni fa, giovedì 11, sono venuti a chiamarlo alle 8 del mattino, ma a specifica domanda si è sentito rispondere che non veniva mandato in permesso, ma veniva trasferito in altro carcere. Sarebbe stato un disastro: non solo avrebbe dovuto abbandonare tutti i percorsi universitari e culturali che sta seguendo qui a Rebibbia, ma sarebbe stato calato in un altro contesto di cui le insidie non sono in alcun modo prevedibili.

Come da consuetudine, Fabio ha fatto il giro delle celle per salutare tutte le persone detenute nel reparto, poi si è messo a “smontare” la cella in cui vive da svariati anni per cercare di riempire in fretta e in furia i “sacchi” con tutti i suoi effetti personali. Dopo un’ora di lavoro in quattro persone, si è avviato verso la matricola con due carrelli pieni di roba e gli occhi gonfi di lacrime di rabbia. Gianni lo ha accompagnato per il carcere fino all’ingresso dei corridoi che portano all’uscita. Abbracci, pianti, promesse, maledizioni…

Dopo un’altra ora, si diffonde la notizia che Fabio, giunto in matricola, si era sentito dire che si trattava solo di un breve trasferimento di qualche giorno in un carcere calabrese per organizzare le famose 5 ore di permesso. Così, qualcuno ha riportato i suoi “sacchi” nella sua cella mezza devastata per questo falso allarme. E da allora, stiamo ancora aspettando il suo ritorno…

Per quello che sappiamo nessuno si è scusato per il “disguido” che, oltre a causare una bella botta emotiva a Fabio, gli ha fatto buttare via tanti materiali e tanti oggetti, tanti pezzi di vita, che aveva pazientemente accumulato per anni.

Gianni esce tra 10 giorni, Fabio si deve fare un altro anno della sua lunga detenzione, ma nessuno riuscirà a rompere questa amicizia. Perché è nata nella lotta per la dignità e per la solidarietà, dentro l’ultimo scantinato del mondo.

Di questo statene certi.

Gianni Alemanno e (in spirito) Fabio Falbo

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