Alemanno esce dal carcere e lancia l’allarme: «Droga in cella e sovraffollamento fuori controllo»

Date:

L’ex sindaco di Roma ha scritto un post per spiegare il suo vissuto all’interno del carcere, parlando delle persone che ha conosciuto, tra detenuti, operatori sanitari e agenti impegnati all’interno della struttura

«E così ci siamo, mercoledì 24 giugno alle ore 10 uscirò (dal portone di Via R. Majetti, 70), ponendo fine ad un’esperienza di carcere durata 1 anno, 5 mesi e 24 giorni». Così l’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno, detenuto a Rebibbia, ha dato la notizia della sua uscita dal carcere prevista per domani in un post sui social. «Un’esperienza che non doveva mai cominciare, perché sono innocente – ha proseguito –, perché il reato per cui sono stato condannato è stato abolito. E perché ci sarebbe molto da dire anche sulle circostanze che hanno portato alla completa revoca del mio affidamento in prova. Ma così è la giustizia italiana. Soprattutto per chi prova a navigare controcorrente».

Poi ha parlato della sua esperienza detentiva, su cui ha detto che «lo ha portato a incontrare di nuovo (ero già stato in carcere a vent’anni per un episodio di militanza politica) un universo carcerario, che ho trovato molto più degradato e abbandonato a se stesso di quanto me lo ricordavo». «Ho scoperto celle di 4 posti riempite con 6 persone una sull’altra, nel degrado degli ambienti e delle condizioni igienico-sanitarie. Percorsi trattamentali (studio, lavoro e cultura) ridotti a un privilegio per pochi. Una burocrazia penitenziaria lenta e prepotente. Tribunali di sorveglianza con pochi magistrati e troppe pratiche, che rendono difficili tutte le decisioni e inutilmente angosciosa la vita carceraria».

Nel post, Alemanno ha ripercorso il suo attivismo in prigione con un altro detenuto, raccontando: «Abbiamo provato a batterci, insieme a Fabio Falbo, contro tutto questo, ma il muro di gomma della politica, dei media e dell’Amministrazione penitenziaria, ci hanno ampiamente rimbalzato. Vi dico l’ultima: il 21 maggio sono stati scaricati in questo carcere 3 camion pieni di attrezzi per le palestre dei nostri reparti, donati dall’azienda privata Matrix con la supervisione dell’ente di promozione sportivo ASI». E ancora: «È passato un mese, ma ancora nulla è arrivato nelle nostre palestre, che rimangono preistoriche, scassate e arrugginite come al solito… Un mese per trasportare degli attrezzi dai magazzini a reparti che distano al massimo 2-300 metri!».

Il suo trascorso e il futuro fuori dal carcere

In conclusione, Alemanno ha tracciato un bilancio dell’esperienza umana: «Ho conosciuto educatrici e psicologhe che ci mettono il cuore e la testa nel loro lavoro. E che diventano una specie di ammortizzatore tra le persone detenute e le lentezze burocratiche di chi sta sopra di loro. Ecco perché uscendo dal carcere mi sembra quasi di disertare una trincea, di lasciare tanti compagni di detenzione e tanti lavoratori del sistema carcerario nelle loro lotte e nelle loro sofferenze». Non ha dimenticato, infine, di citare anche gli agenti e le infermiere che ogni giorno lavorano per mantenere in condizioni dignitose la struttura carceraria. Poi si è chiesto se riuscirà ad incontrare il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, per raccontargli ciò che ha vissuto, e se potrà, spiegare le sue posizioni ai media

«Mi sento cambiato». Sono tra le prime parole pronunciate da Gianni Alemanno all’uscita dal carcere di Rebibbia. Un anno e mezzo trascorso dietro le sbarre che, racconta, gli ha permesso di conoscere una realtà diversa da quella immaginata dall’esterno. L’ex sindaco di Roma parla di un sistema in difficoltà, segnato da sovraffollamento, disagio sociale e carenze strutturali che rischiano di compromettere la funzione rieducativa della pena.

«Il carcere è una vergogna per la Repubblica»

Alemanno non usa mezzi termini nel descrivere quanto vissuto durante la detenzione. «Ho visto e conosciuto una realtà terribile», afferma, definendo il carcere «una vergogna per la Repubblica» perché, a suo giudizio, non offre sufficienti opportunità di recupero a chi vuole ricostruirsi una vita dopo aver sbagliato. Secondo l’ex ministro dell’Agricoltura governo Berlusconi, il problema del sovraffollamento dovrebbe diventare una priorità nazionale e superare le divisioni politiche. ‘«Io rifarei tutto perché sono innocente e non dovevo stare qua. Sono innocente rispetto ai fatti che mi sono stati contestati e il reato per cui sono qua è un reato che è stato abolito, traffico di influenze per abuso d’ufficio’».

L’appello a Nordio e al Parlamento

«La battaglia per il sovraffollamento? Non ha colore politico», sostiene Alemanno, chiedendo una risposta condivisa da tutte le forze parlamentari. L’ex sindaco annuncia l’intenzione di scrivere al ministro della Giustizia Carlo Nordio e di chiedere un incontro con il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria per affrontare la situazione delle carceri italiane. L’obiettivo, spiega, è favorire interventi che consentano di ridurre il numero dei detenuti e migliorare le condizioni di vita all’interno degli istituti penitenziari.

«Ho visto persone accedere alla droga senza difficoltà»

Tra i passaggi più duri delle sue dichiarazioni c’è il riferimento alla presenza di sostanze stupefacenti all’interno delle carceri. Alemanno racconta «Ci sono persone che riescono a cambiare in carcere ci sono persone invece che crollano completamente. Io ho visto persone, vedevo persone completamente perse. E che spesso e volentieri potevano avere accesso alle sostanze, a ogni sostanza, dentro il carcere, senza difficoltà».

E sul femminicidio reato che Vannacci non vede, Alemanno osserva che in carcere invece il reato è già stato di fatto introdotto dai detenuti. «Io penso che la proliferazione dei reati sia sempre un errore. Però vi informo che quando una persona entra qua dentro perché ha toccato una donna, viene preso a calci dagli stessi detenuti».

“Femminicidio? In carcere chi tocca una donna viene preso a calci”

L’ex sindaco cita poi una vicenda che lo ha particolarmente colpito. «Qui c’è una marea di gente innocente e tutte le distorsioni della giustizia finiscono in carcere. Ho visto le cose incredibili. Tre giorni fa, è uscito dalla mia cella una persona che stava in galera da sei mesi, perché da vagabondo, da barbone, era stato accusato di aver rubato 14 euro da un parchimetro. Si è fatto sei mesi di galera nella mia cella. Un poveraccio che non poteva più lavorare, perché aveva le mani invalidate. Sei mesi di galera. C’e’ anche un tasso di ingiustizia, di errore giudiziario, di eccesso di pena incredibile»

Per Alemanno il tema non riguarda soltanto i detenuti, ma l’intero sistema Paese. «Con il 140% di affollamento non si riesce a fare nulla», sostiene, ribadendo che la sicurezza dei cittadini passa anche attraverso carceri in grado di rieducare e ridurre la recidiva. Una battaglia che l’ex sindaco promette di continuare ora che è tornato in libertà, chiedendo una riforma che metta al centro dignità, recupero e reinserimento sociale.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here

Condividi post:

Sottoscrivi

Popolare

Articoli Correlati
Articoli Correlati

Gianni Alemanno esce da Rebibbia il 24 giugno

DIARIO DI CELLA 62. GIANNI ESCE IL 24 GIUGNO:...

IL DETENUTO MEDIATICO: IL CARCERE DENTRO IL CARCERE

La vicenda giudiziaria di Gianni Alemanno, ex sindaco di...

Diario di cella 61 e tribunale di sorveglianza che deciderà l’uscita di Gianni Alemanno

DIARIO DI CELLA 61. UNA FESTA D’ARRIVEDERCI FUORI, IN...

Gianni Alemanno lascerà il carcere di Rebibbia il 24 giugno prossimo

Gianni Alemanno lascerà il carcere di Rebibbia il prossimo...