La delegazione europea si presenta in un formato insolito, un fronte visibilmente più coeso che in passato, ma non privo di scetticismi sull’effettiva disponibilità di Mosca a rispettare impegni seri.
La formazione è guidata da sette leader europei: il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il premier britannico Keir Starmer, il presidente francese Emmanuel Macron, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente finlandese Alexander Stubb, il Segretario generale della Nato Mark Rutte e la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen.
Alcuni capi di governo — su tutti rappresentanti di Francia e Regno Unito — chiedono prove tangibili che le proposte russe non siano un modo per strappare concessioni territoriali senza vere contropartite; altri, come l’Italia, puntano a restare agganciati agli Stati Uniti per guidare un negoziato che non escluda Kiev dalle decisioni.
L’incontro servirà innanzitutto a mettere in fila posizioni e limiti: capire cosa Zelensky sia disposto a negoziare, quali garanzie gli europei e gli Stati Uniti sono pronti a dare, e fino a che punto Mosca accetterebbe un piano che non le consegni automaticamente tutto il controllo territoriale che reclama.
Sul tavolo ci sono le richieste territoriali avanzate da Mosca, che pretende il Donbass e il Lugansk per intero, comprese le aree non ancora conquistate.
In teoria Zelensky sarebbe disposto a trattare sulla base dell’attuale linea del fronte, ma non può in alcun modo lasciare nelle mani di Putin aree non guadagnate sul campo. E sul Donbass, neanche Trump sarebbe disposto ad accogliere le richieste del Cremlino. Il tema sarebbe già stato affrontato ad Anchorage, come ha riportato Axios nei giorni scorsi: una volta sollevato il tema, il tycoon avrebbe tagliato corto, sbarrando la strada all’omologo russo.
Tutt’altra disponbilità invece sulla Crimea, che Putin vorrebbe riconosciuta ufficialmente come sua. Su questo punto, come sull’ingresso di Kiev nella Nato, Trump sembra risoluto: “Zelensky non può riavere la Crimea e non può entrare nella Nato, certe cose non cambiano”.
Oltre alle questioni territoriali Putin pone anche una serie di condizioni il cui contenuto è tanto aleatorio quanto ostico da fissare in un accordo, tra cui la cosiddetta “denazificazione” dell’Ucraina.
Sul tavolo ci sono anche altre richieste su temi concreti ma difficilmente digeribili, come il riconoscimento del russo come una delle lingue ufficiali in Ucraina, al pari della libertà di culto dell’ortodossia, la cancellazione delle sanzioni imposte dalla coalizione occidentale e il ritiro del mandato di arresto internazionale spiccato dalla Cpi a suo carico.
Fra le contropartite che potrebbero convincere Kiev a trattare, l’Italia ha rilanciato l’idea di estendere all’Ucraina un meccanismo simil-Articolo 5 — cioè una clausola di mutuo soccorso che impegni i Paesi firmatari a difendere l’Ucraina in caso di aggressione, pur senza farla entrare nella Nato.
La premier italiana commenta a caldo: «Oggi inizia una nuova fase dopo tre anni, grazie a Trump e grazie allo stallo sul campo». Lo ha detto la premier italiana Giorgia Meloni durante il meeting con Donald Trump, Volodymyr Zelensky e altri leader alla Casa Bianca. Aggiungendo poi: «Discuteremo di garanzie per fare in modo che non succeda mai più», ha aggiunto la presidente del Consiglio. Bene che si inizi dalla proposta dell’Italia sul modello art. 5 del trattato della Nato. Se vogliamo raggiungere la pace e se vogliamo garantire la giustizia dobbiamo farlo uniti», ha detto la premier Giorgia Meloni, prendendo la parola prima dell’inizio del vertice sull’Ucraina alla Casa Bianca, alla presenza del presidente americano Donald Trump, di quello ucraino Volodymyr Zelensky e degli altri leader europei.
Poco prima, Donald Trump, forte della sua esperienza nel chiudere accordi complessi, ha ribadito la sua ferma intenzione di porre fine alla guerra, sottolineando come la pace sia un desiderio condiviso da tutti, compreso Vladimir Putin. La sua determinazione, unita alla disponibilità di Zelensky a discutere di un cessate il fuoco, crea una base solida per futuri negoziati.
Zelensky, dal canto suo, ha dimostrato un’apertura al dialogo, riconoscendo l’importanza di un’azione concreta e rapida. Ha ringraziato Melania Trump per il suo impegno a favore dei bambini ucraini, sottolineando come la questione umanitaria sia parte integrante di una risoluzione pacifica. La sua posizione sulle elezioni, sebbene subordine il voto alla sicurezza del Paese, non chiude le porte a un futuro democratico per l’Ucraina.
Donald Trump tiene subito a rassicurare che gli Stati Uniti saranno coinvolti nel fornire garanzie di sicurezza all’Ucraina. Tanto che, parlando dallo Studio Ovale durante l’incontro con Volodymyr Zelensky, il presidente Usa dichiara: «Ci sarà molto, ci sarà molto aiuto quando si tratta di sicurezza. Ci sarà molto aiuto. Sarà una cosa buona. Gli europei sono la prima linea di difesa perché sono lì, ma anche noi li aiuteremo. Saremo coinvolti quando necessario».
Non solo. A stretto giro il presidente americano aggiunge anche che gli Stati Uniti forniranno all’Ucraina «una protezione molto buona». Quindi, sul tema dell’adesione di Kiev alla Nato spiega: Daremo loro una protezione molto buona, una sicurezza molto buona. Questo fa parte del pacchetto. E le persone che ci stanno aspettando – i leader europei e della Nato – credo che la pensino allo stesso modo. Vogliono aiutare anche loro».
Immediata la replica dell’inquilino della Casa Bianca. «Ho posto fine a sei guerre, e pensavo che questa forse sarebbe stata la più facile. Invece non è la più facile: è difficile, ci sono molte ragioni, e se ne parlerà a lungo», ha asserito il presidente statunitense Donald Trump prima del suo vertice con l’omologo ucraino Volodymyr Zelensky e una serie di leader europei, nel corso di un punto stampa nello Studio Ovale. Ma, ha anche aggiunto a stretto giro, «sono fiducioso che riusciremo a risolverla». rimarcando a margine: «La guerra finirà. Questo signore vuole che finisca, Vladimir Putin vuole che finisca, credo che tutto il mondo sia stanco, e la faremo finire», ha detto ancora Trump, riferendosi a Zelensky, seduto accanto a lui, rispondendo a una domanda sulle cause della guerra e sulla percezione che ne ha il Cremlino.
In apertura del vertice multilaterale alla Casa Bianca con gli altri leader europei e col presidente ucraino Zelensky, il tycoon dedica un intervento particolare alla Meloni, seduta accanto a lui. Un elogio non ordinario, che ha fatto rapidamente il giro dei telegiornali internazionali. Il video in questione è ripreso dall’emittente ABC.
«Il primo Ministro italiano Meloni è una leader davvero eccezionale e un’ispirazione per quel Paese. Ha ricoperto questo incarico, anche se è molto giovane, per un periodo di tempo più lungo rispetto ad altri» suoi predecessori. «Loro non durano a lungo. Tu hai resistito a lungo. Resterai lì per molto tempo». Donald Trump spende parole sincere di elogio nei confronti della presidente del Consiglio.
La risposta della presidente del Consiglio italiana non si fa attendere ed è una semplice constatazione, che viene letta dagli analisti più superficiali come uno scambio di convenevoli. “Grazie signor presidente in questo incontro così importante, penso sia una giornata fondamentale, penso che qualcosa stia cambiando grazie a lei”. Così la premier Meloni, prendendo la parola: “Dopo tre anni” di conflitto in Ucraina e dopo nessun segnale di dialogo da parte della Russia, oggi inizia una fase nuova” perché’ “qualcosa è cambiato grazie al presidente Trump ed allo stallo nella battaglia. Se vogliamo garantire la pace dobbiamo farlo insieme: ecco perché questa giornata è molto importante, Trump può contare sull’Italia perché siamo dalla parte dell’Ucraina e supporteremo tutti gli sforzi per la pace. Parleremo di molti temi importanti oggi, a cominciare dalle garanzie di sicurezza che sono un prerequisito per ogni tipo di pace – aggiunge Meloni -. Sono molto contenta che inizieremo a parlarne a partire da una proposta modello articolo 5 proveniente dall’Italia: portiamo sul tavolo le nostre proposte per costruire insieme garanzie per la pace e la sicurezza dei nostri Paesi”. Una proposta italiana a fare da modello: perché qualcosa è cambiato, non solo a Washington, ma anche a Roma.



