Donald Trump ha annunciato dazi del 50% contro l’Unione Europea a partire dal 1° giugno 2025. Lo ha fatto attraverso il suo social network Truth. Immediato il crollo delle Borse europee, tutti i listini hanno subito una violenta caduta a causa delle vendite.
Trump sostiene che l’Ue sarebbe responsabile del cattivo andamento dell’economia statunitense: le sue barriere commerciali, l’IVA, le sanzioni assurde alle imprese, gli ostacoli non monetari, le manipolazioni valutarie, le cause legali ingiuste e infondate contro aziende americane, e molto altro ancora, hanno causato un deficit commerciale con gli Usa superiore a 250 miliardi di dollari all’anno – una cifra del tutto inaccettabile. Per questo, dall’inizio del prossimo mese, avrebbe deciso di introdurre tariffe doganali del 50% su tutti i prodotti europei: ‘Le nostre trattative non stanno portando a nulla! Per questo motivo, propongo l’introduzione di un dazio fisso del 50% su tutte le importazioni provenienti dall’Unione Europea, a partire dal 1° giugno 2025. Nessun dazio sarà applicato se il prodotto è costruito o fabbricato negli Stati Uniti. Grazie per l’attenzione!’
Subito dopo l’annuncio, la Borsa Italiana ha ceduto oltre il 2%. Sulla stessa linea di Piazza Affari si è mossa Parigi. Gli altri mercati hanno registrato cali di circa un punto e mezzo percentuale. Ha tenuto meglio Londra, con un -0,9%. Lo spread Btp-Bund si è alzato a 103 punti base.
L’annuncio è arrivato meno di mezz’ora dopo che Trump aveva minacciato di imporre un dazio di almeno il 25% sugli iPhone di Apple non prodotti negli Stati Uniti. Anche i futures americani hanno registrato un brusco calo.
Nel 2024, gli Stati Uniti hanno esportato beni per 370,2 miliardi di dollari verso l’Unione Europea e ne hanno importati per 605,8 miliardi, registrando un deficit commerciale di 235,6 miliardi di dollari, in aumento rispetto all’anno precedente.
I nuovi dazi potrebbero avere effetti stagflazionistici. Trump aveva già minacciato a inizio aprile un dazio del 20%, poi sospeso, come parte del suo piano per introdurre tariffe reciproche. Il nuovo balzo al 50% rappresenta un’escalation radicale e inattesa, che potrebbe tuttavia concludersi in un nulla di fatto.
La strategia del Tycoon sembra infatti quella di spaventare gli investitori e gli interlocutori commerciali, per poi ritrattare con tregue, come quella avviata con l’accordo con la Cina.
Nel mirino del tycoon non c’è comunque solo l’Ue: poco prima dell’affondo contro Bruxelles, Trump ha infatti evocato tariffe del 25% per l’iPhone se Apple non lo produrrà negli Stati Uniti. E poi ha avvertito Samsung: potrebbero scattare gli stessi dazi al 25% se non produce i suoi prodotti negli Stati Uniti.
L’Europa è da mesi uno dei bersagli preferiti di Trump nella sua guerra commerciale. L’inquilino della Casa Bianca ha denunciato ripetutamente l'”inaccettabile” deficit commerciale americano nei confronti dei 27.
A cercare di spiegare la logica della minaccia di Trump all’Europa è stato il segretario al Tesoro Scott Bessent, il ‘negotiator-in-chief’ nel commercio. Il presidente ritiene che le proposte dell’Ue sui dazi “non sono buone e di qualità come quelle presentate da altri” Paesi, ha detto ai microfoni di Fox ribadendo come l’Ue ha un “problema di azione collettiva” con i singoli paesi che non sanno cosa l’Ue sta negoziando. La minaccia di Trump – ha aggiunto – è una risposta al ritmo europeo nelle trattative. Dopo aver imposto dazi al 20% contro l’Ue il 2 aprile, Trump ha concesso una pausa di 90 giorni per cercare di raggiungere un accordo. Ora, a metà strada dalla scadenza del 9 luglio, il presidente alza il tiro ed evoca tariffe al 50%, più del doppio rispetto a quelle annunciate il ‘giorno della liberazione’.
All’interno della Casa Bianca molti ritengono la minaccia sia solo uno strumento negoziale e sono convinti che Trump non vi darà seguito. Molti osservatori invece si sono detti particolarmente preoccupati perché a rischio c’è l’economia l’Europea ma anche quella americana, sulla quale pesa il macigno di un deficit e un debito elevati che le sono già costati il downgrade da parte di Moody’s.
Le critiche e le minacce all’Europa alimentano poi l’incertezza sugli altri accordi commerciali ai quali l’amministrazione Trump sta lavorando e di cui si conoscono pochi dettagli. Secondo indiscrezioni, nelle trattative in corso stanno emergendo disaccordi sempre maggiori anche con i governi più propensi a stringere intese commerciali con gli States. “I termini proposti dagli Stati Uniti sono terribili”, hanno riferito alcune fonti ai media americani, spiegando come inizia a trapelare la volontà di Washington di ottenere solo concessioni e non negoziare veramente.
Le minacce all’Ue e Apple, rispettivamente una della aziende che vale di più al mondo e uno dei maggiori partner commerciali americani, affondano le borse. Le piazze finanziarie del Vecchio Continente chiudono tutte in rosso – Milano cede l’1,94% – e bruciano 183 miliardi spaventate dalla possibilità di un inasprimento delle tariffe e del loro impatto sulla crescita.



