La corsa verso il Festival di Sanremo 2027 è già iniziata e il nome di Stefano De Martino al timone della manifestazione – ufficializzato dal passaggio di testimone di Carlo Conti sul palco dell’Ariston – continua a far discutere. Il conduttore napoletano, scelto come presentatore e direttore artistico della kermesse, ha parlato apertamente della nuova sfida durante un incontro con l’inviato de Le Iene, Stefano Corti. Tra entusiasmo, autoironia e consapevolezza delle aspettative legate al Festival, De Martino ha raccontato come sta vivendo la nomina e il lungo percorso di preparazione che lo attende: «Dalla mia ho l’incoscienza, potrebbe giocare a mio favore, o forse contro
«Sarà un anno lungo e intenso»
Nel servizio De Martino racconta l’emozione per la nuova sfida e il modo in cui guarda a questa opportunità arrivata nella sua carriera: «Ho il vantaggio di avere un bel po’ di tempo per preparare tutto. Sarà un bell’anno lungo e intenso, ma sono contento. È un po’ come quando chiedi a un attore “ti piacerebbe vincere un Oscar?”. E certo che gli piacerebbe vincere un Oscar. Quando sono arrivato ad Amici già mi era cambiata la vita, già andava bene così. Ero in debito con la vita, ora ancora di più».
Il conduttore riflette poi sul proprio percorso televisivo e sul fatto di non avere alle spalle una carriera lunga quanto quella di altri colleghi: «Non ho questa gavetta infinita come i senatori della televisione. Ma a volte bisogna pure essere fortunati». Alla domanda su cosa lo distingua da Alessandro Cattelan, spesso indicato tra i possibili protagonisti del Festival, afferma: «Non so qual è la differenza, perché io lo trovo molto preparato, in gamba. Magari l’anno dopo sarò io a dare il testimone a lui»
Infine affronta anche il tema degli ascolti e delle aspettative legate alla kermesse, spiegando come preferisca concentrarsi sullo spettacolo più che sui numeri: «I numeri? Un pensiero paralizzante. Bisogna fare una cosa in cui ti riconosci, un bello spettacolo. I numeri sono un aspetto collaterale. Non è il primo pensiero ma è il metro giudizio del nostro lavoro».



