Gli inquirenti che indagano sull’attentato al giornalista Sigfrido Ranucci erano arrivati a Gomes Clesio Tavares – ritenuto l’intermediario tra il presunto mandante Valter Lavitola e la banda che ha compiuto l’azione dinamitarda – giĆ nel maggio scorso.
E’ quanto emerge dagli atti del procedimento.
In particolare gli inquirenti hanno messo sotto intercettazione il cittadino camerunese da maggio e in particolare le quattro utenze telefoniche a lui riconducibili.
Nel corso di dichiarazioni spontanee uno degli appartenenti alla banda, Pellegrino D’Avino, avrebbe confermato il rapporto di amicizia con Gomes, in passato bodyguard. “Ci siamo occupati insieme di sicurezza in alcuni locali e cerimonie in Campania”, ha detto D’Avino ai pm.
Nelle carte vengono citate anche le dichiarazioni fatte da D’Avino nell’interrogatorio di garanzia dopo l’arresto. “Nessuno voleva fare male a nessuno”, fa mettere a verbale mentre il padre Antonio Passariello, che avrebbe materialmente posizionato l’ordigno all’esterno della villetta di Ranucci, afferma “di non sapere che fosse il giornalista” l’obiettivo dell’azione aggiungendo “pensavo fosse una sciocchezza”.
Nel sondaggio del Secolo dāItalia, pubblicato questa settimana, il 58,1% dei partecipanti ha scelto la risposta più ironica e politicamente esplicita: Ā«Prima o poi lo candiderannoĀ». La domanda chiedeva se la difesa di Sigfrido Ranucci da parte della sinistra fosse tutela del giornalismo o costruzione di un nuovo Ā«santino politicoĀ». Il 38,8% ha indicato il Ā«solito vittimismoĀ», mentre appena il 3,2% ha ritenuto giusto difenderlo. Il risultato ĆØ rilevante perchĆ© mostra come, tra i lettori della testata, la figura del conduttore di Report venga ormai letta soprattutto dentro lo scontro tra maggioranza e opposizioni.
Più simbolo che giornalista
La risposta prevalente non misura un reale sostegno a una candidatura, nĆ© consente di prevedere future scelte personali o di partito. Racconta però una percezione precisa: Ranucci ĆØ considerato da molti partecipanti non soltanto un giornalista dāinchiesta, ma un possibile simbolo identitario del campo largo.
Lāironia della formula scelta dal 58,1% contiene quindi un giudizio politico. Secondo questa parte del campione, la sinistra tenderebbe a trasformare ogni controversia che coinvolge il conduttore in un caso generale sulla libertĆ dāinformazione, rafforzandone cosƬ il profilo pubblico oltre il perimetro televisivo.
Il 38,8% sceglie la critica diretta
Quasi quattro votanti su dieci preferiscono una lettura meno caricaturale ma altrettanto severa. Per il 38,8% si tratta di «solito vittimismo»: una polemica verrebbe presentata immediatamente come persecuzione.
La distanza tra questa opzione e quella maggioritaria ĆØ di 19,3 punti percentuali. Le due risposte, pur diverse nel tono, convergono sul medesimo elemento: la contestazione della narrazione costruita attorno a Ranucci. Sommate, raccolgono il 96,9% delle preferenze, lasciando uno spazio minimo alla difesa senza riserve.
La minoranza che difende Ranucci
Solo il 3,2% ha scelto «à giusto difenderloĀ», sostenendo che un giornalista dāinchiesta debba essere tutelato quando viene attaccato. Ć una quota ridotta nel pubblico interpellato, ma va letta senza attribuirle un significato generale.
Il sondaggio ĆØ una consultazione tra i lettori del Secolo dāItalia, non una rilevazione rappresentativa dellāintera opinione pubblica. I numeri descrivono dunque lāorientamento di quella platea, non quello complessivo degli italiani.



