Solo posti in piedi alla Sala della Suvera dell’Accademia dei Rozzi per l’incontro con il direttore Alessandro Sallusti, a Siena per presentare il libro “Il sistema colpisce ancora”, scritto insieme all’ex magistrato Luca Palamara. L’evento è stato organizzato dalla Fondazione Vismederi e moderato dal giornalista de La Nazione Orlando Pacchiani.
Una serata molto partecipata, con il pubblico che ha riempito la sala per ascoltare il racconto di un libro che si inserisce nel solco di quello pubblicato cinque anni fa, quando proprio Palamara rivelò i retroscena delle correnti nella magistratura italiana.
Tra i presenti anche il sindaco di Siena Nicoletta Fabio, il vicesindaco Michele Capitano, l’assessore Lorenzo Lorè e numerosi rappresentanti di Forza Italia, dal segretario provinciale Alessandro Pallassini alla segretaria comunale Sara Pugliese.
Sallusti ha spiegato come questo nuovo volume rappresenti una sorta di chiusura di quel percorso iniziato con “Il Sistema”. “Cinque anni fa Palamara raccontò cosa succedeva dietro le quinte della magistratura. Ne uscì uno spettacolo talmente inquietante che la politica decise di metterci mano”, ha detto il direttore. “Non voglio dire che la riforma della giustizia sia partita da quel libro, ma certo lo ha agevolato e aiutato”.
Il nuovo libro arriva infatti in coincidenza con il referendum sulla separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti. Secondo Sallusti, proprio questo è uno dei punti centrali del dibattito. “Cambierebbe che l’arbitro non farebbe più parte della squadra di uno dei due giocatori”, ha spiegato. “I pubblici ministeri non si occuperanno più delle carriere, delle promozioni o delle sanzioni dei giudici e viceversa. Sarebbe un elemento di grande chiarezza”.
Durante l’incontro il direttore ha ripercorso anche la vicenda che travolse Palamara, divenuto negli anni il simbolo dello scandalo delle correnti nella magistratura. Dalla famosa riunione all’Hotel Champagne — dove si discuteva della nomina del procuratore di Roma — fino alle accuse e alle indagini che hanno segnato la sua uscita dal sistema giudiziario. Un episodio che, secondo Sallusti, non era un’eccezione ma una prassi consolidata dentro gli equilibri delle correnti.

Nel corso della serata non sono mancate le critiche al funzionamento degli organi di autogoverno della magistratura. Sallusti ha citato i dati relativi ai procedimenti disciplinari davanti al Csm, sostenendo che la quasi totalità dei magistrati finisce per ottenere valutazioni positive, anche in presenza di casi controversi.
Il direttore ha poi toccato anche il rapporto tra giustizia e politica, ricordando come nel corso degli anni diversi magistrati abbiano poi intrapreso carriere istituzionali o parlamentari. Un intreccio che, secondo la tesi del libro, contribuisce ad alimentare quello che viene definito “il sistema”.
Nel finale Sallusti ha affrontato anche il quadro politico nazionale, esprimendo il proprio sostegno a un governo di orientamento conservatore e liberale. “Non è il miglior governo possibile”, ha detto, “ma oggi non vedo alternative migliori”.
L’incontro senese si è trasformato così in un confronto diretto su uno dei temi più delicati della vita istituzionale italiana: il rapporto tra magistratura, politica e opinione pubblica. Un dibattito che, a giudicare dalla partecipazione registrata alla Sala della Suvera, continua a suscitare grande interesse.






