Prima le immagini provocatorie vestito da Papa, poi quelle in cui si raffigura come Gesù. Infine l’affondo diretto contro il Pontefice. Lo scontro tra Donald Trump e Papa Leone XIV è esploso in pochi giorni, trasformandosi in un caso politico e mediatico internazionale.
L’8 maggio 2025 Trump salutava con entusiasmo l’elezione del primo Papa americano: «Un onore, non vedo l’ora di incontrarlo». Oggi, invece, i toni sono durissimi. Il 13 aprile il presidente degli Stati Uniti ha attaccato senza mezzi termini: «È pessimo in politica estera» e «non voglio un Papa che accetti un Iran con l’arma nucleare». Poi l’affondo personale: «Preferisco suo fratello Louis, è totalmente Maga».
Parole che arrivano dopo settimane di tensioni. Al centro c’è la linea di Leone XIV, Robert Prevost, che ha scelto di mettere la pace al centro del pontificato. Un’impostazione che lo ha portato a criticare apertamente le grandi potenze, accusate di “devastare il mondo”, e a definire “non accettabili” le minacce degli Stati Uniti contro l’Iran.
La risposta del Papa non alza i toni, ma è netta. Durante il viaggio in Africa, Leone XIV replica: «Non ho paura dell’amministrazione Trump» e «continuerò a parlare contro la guerra». E poi chiude ogni spiraglio di scontro diretto: «Non ho intenzione di dibattere con lui». Una linea che punta a disinnescare la polemica senza arretrare sui contenuti.
Papa Leone, schiaffo a Trump: in West Virginia nomina vescovo un ex immigrato illegale. Un Papa che rifiuta di piegare la gerarchia ecclesiastica alle pressioni del potere politico e sceglie figure apertamente critiche nei confronti di un presidente populista. Leone XIV, nato a Chicago, primo pontefice statunitense della storia, si sta muovendo seguendo una linea che la Casa Bianca non riesce a contenere. Adesso Robert Prevost – che Donald Trump ha definito “debole” e “pessimo” – è passato al contrattacco. Il pontefice ha nominato infatti tre nuovi vescovi negli Stati Uniti, ciascuno dei quali si è distinto per aver criticato il presidente.
Uno di questi, in particolare, ha una storia umana che non piacerà ai Maga: Evelio Menjivar-Ayala, 55 anni, è un ex immigrato clandestino arrivato dal Salvador quando era ragazzo, nascosto nel bagagliaio di un’auto. Prima di entrare in seminario, aveva fatto il muratore. Sarà lui il nuovo vescovo della diocesi di Wheeling-Charleston, in West Virginia. Menjivar-Ayala l’anno scorso ha criticato la stretta di Trump sull’immigrazione. In un articolo per il National Catholic Reporter, aveva scritto: «Il governo ha portato avanti una campagna nel segno del “colpisci e intimorisci”, fatta di minacce aggressive e operazioni di dubbia legalità che vanno ben oltre la semplice “applicazione” delle leggi sull’immigrazione». «Dobbiamo stare al fianco di chi è a rischio. Non possiamo permettere che prevalga il lato oscuro dell’ostilità anti-immigrati», aveva aggiunto.
La nomina del vescovo che era immigrato illegalmente negli Stati Uniti ha conquistato l’attenzione di molti media americani, finendo per oscurare le altre due, anche queste in linea con il coraggio istituzionale del pontefice e la difesa di quella tradizione sociale cattolica che il mondo Maga vede come segno di debolezza.
Le reazioni non si fanno attendere. Negli Stati Uniti lo scontro divide politica e opinione pubblica: i sostenitori di Trump attaccano il Papa, accusandolo di ingerire nella politica internazionale; altri difendono il ruolo del Vaticano come voce morale sui conflitti globali. Anche tra i fedeli il dibattito è acceso, soprattutto per il peso simbolico del primo Papa nato negli Usa.
Sul fondo resta un nodo delicato: il possibile viaggio di Leone XIV negli Stati Uniti per il 250° anniversario dell’indipendenza. Un evento che ora appare incerto. Mentre il 4 luglio sarà celebrato con parate e cerimonie, il Pontefice potrebbe scegliere Lampedusa, luogo simbolo della crisi migratoria, per ribadire la sua linea sulle disuguaglianze globali. Non è la prima volta che Trump si scontra con un Papa. Già nel 2016 aveva attaccato Papa Francesco, definendolo “troppo politico” sul tema dei migranti. Bergoglio rispose con una frase destinata a restare: “Chi pensa a costruire muri non è cristiano”.
Papa Leone XIV riceverà in Vaticano, secondo quanto si apprende, il segretario di Stato americano, Marco Rubio, giovedì 7 maggio, anche se l’incontro non è ancora nell’agenda ufficiale del Pontefice. Secondo le stesse fonti Rubio incontrerà lo stesso giorno anche il cardinale Segretario di Stato Pietro Parolin. Il Papa aveva già incontrato Marco Rubio lo scorso anno, il giorno del suo insediamento, il 18 maggio, e il giorno successivo, quando Leone XIV aveva ricevuto il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance.
Il faccia a faccia tra il Papa e Rubio è un appuntamento di rilievo, considerato che il Pontefice normalmente incontra in Vaticano presidenti e capi di stato.
L’incontro che si terrà il 7 maggio, secondo quanto trapelato da fonti vaticane, arriva dopo il botta e risposta e distanza tra il presidente americano Donald Trump e il Pontefice. Il tycoon, proprio mentre Leone si apprestava a volare per il suo viaggio in Africa, lo scorso 13 aprile, lo aveva accusato di essere «debole» sulla criminalità e «pessimo» in politica estera. Prevost, rispondendo ai giornalisti che lo accompagnavano nel viaggio apostolico, aveva replicato di «non avere paura» dell’amministrazione americana, di volere continuare a parlare di pace e che non voleva «entrare in un dibattito» con il presidente Trump. Il faccia a faccia tra il Papa e Rubio è un appuntamento di rilievo.



