Il riordino della sanità territoriale entra nel vivo e punta a ridisegnare uno dei nodi centrali del sistema: la medicina di base. Il ministro della Salute Orazio Schillaci lavora a un decreto legge che mira a rendere il Servizio sanitario nazionale più vicino ai cittadini, rafforzando l’assistenza di prossimità e la presa in carico dei pazienti, in particolare quelli cronici e fragili.
Il cuore della riforma è duplice: da un lato il potenziamento delle Case della Comunità, destinate a diventare il punto di riferimento dell’assistenza territoriale; dall’altro una maggiore integrazione dei medici di medicina generale nella rete pubblica. Un cambio di impostazione che punta a spostare il baricentro della sanità dall’ospedale al territorio.
Tra le ipotesi allo studio c’è anche il possibile passaggio dei medici di famiglia alla dipendenza del Servizio sanitario nazionale, oggi organizzati come liberi professionisti convenzionati con le Asl. Una prospettiva che, se attuata, avverrebbe su base volontaria e graduale, e che riapre un tema discusso da anni senza mai trovare una soluzione condivisa.
Accanto a questo, cambia il modello di remunerazione: si supera il criterio basato sul numero di assistiti per introdurre parametri legati agli obiettivi raggiunti, dalla gestione delle cronicità alla prevenzione, fino alla partecipazione alla rete territoriale. L’obiettivo è orientare il sistema verso la qualità delle cure, rafforzando il ruolo attivo del medico nella presa in carico dei pazienti.
Il decreto interviene anche sull’organizzazione complessiva dell’assistenza, puntando su digitalizzazione, interoperabilità dei sistemi, telemedicina e telemonitoraggio, insieme a una riduzione del carico burocratico, per restituire tempo all’attività clinica e favorire il lavoro integrato tra professionisti.
I tempi di attuazione sono scanditi: entro 30 giorni l’analisi preliminare, entro 60 la definizione economica e lo schema di convenzione, entro 90 le condizioni operative e, entro sei mesi, l’avvio delle prime applicazioni.
Ma il percorso si apre tra le tensioni. La Fimmg contesta il provvedimento, definendolo «inattuabile e pericoloso per i pazienti» e denunciando l’assenza di confronto con la categoria. Il sindacato chiede un intervento diretto della presidente del Consiglio Giorgia Meloni per sospendere l’iter e aprire un tavolo di discussione.
Le Regioni, ora chiamate a esaminare la bozza, avranno un ruolo decisivo nel definire priorità e modelli organizzativi. È su questo passaggio che si misurerà la tenuta della riforma: tra l’obiettivo di rafforzare l’assistenza territoriale e la necessità di trovare un equilibrio con chi quella sanità la fa ogni giorno.
Valentina Alvaro



