Rifiuti urbani in Italia: nel 2024 produzione in aumento, ma cresce anche la differenziata

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La produzione complessiva è tornata a crescere, raggiungendo 29,9 milioni di tonnellate, con un aumento del 2,3% rispetto al 2023. Parallelamente, la raccolta differenziata ha fatto un balzo in avanti, toccando il 67,7% a livello nazionale, con un incremento di 1,1 punti percentuali. Un segnale di un Paese che, pur consumando di più, sta imparando a gestire in modo più sostenibile i propri scarti. Dopo il calo registrato nel 2022, la produzione di rifiuti urbani nel 2024 ha ripreso a salire, tornando sopra i livelli pre-pandemici. L’incremento è stato trainato soprattutto dalle regioni del Nord, dove si è registrato un +3,7%, seguito dal Centro (+1,2%) e dal Sud (+0,8%). Ogni italiano ha prodotto in media 508 chilogrammi di rifiuti, 12 in più rispetto all’anno precedente. Questo aumento, spiega il rapporto, potrebbe essere legato in parte alla ripresa dei consumi (il PIL e la spesa delle famiglie sono cresciuti dello 0,7%), ma anche a un cambio nelle modalità di contabilizzazione introdotto dalla normativa. Con il recepimento delle direttive europee, infatti, una quota maggiore di rifiuti prodotti da attività commerciali e artigianali “simili” a quelli domestici viene ora conteggiata nel flusso degli urbani. Il vero dato positivo è l’avanzata della raccolta differenziata, che raggiunge il 67,7% a livello nazionale, superando di 2,7 punti l’obiettivo del 65% fissato per il 2012. Si tratta di un traguardo importante, che tuttavia non deve nascondere le forti differenze territoriali. Al Nord la raccolta differenziata si attesta al 74,2%, con punte d’eccellenza in province come Treviso (89%), Mantova (87,4%) e Belluno (86%). Al Centro si raggiunge il 63,2%, mentre al Sud si arriva per la prima volta a superare la soglia del 60%, fermandosi al 60,2%. Nonostante i progressi, il Mezzogiorno resta quindi indietro di 14 punti percentuali rispetto al Nord. Undici regioni su venti hanno superato la media nazionale di differenziata, con in testa l’Emilia-Romagna (78,9%), seguita da Veneto (78,2%) e Sardegna (76,6%). Fanalino di coda è la Sicilia (55,5%), che però registra una crescita costante negli ultimi anni. La frazione organica (umido e verde) rappresenta da sola il 37,8% di tutta la raccolta differenziata nazionale, con quasi 7,7 milioni di tonnellate raccolte. Seguono carta e cartone (19,5%), vetro (11,3%) e plastica (8,8%). Proprio sui rifiuti plastici il rapporto dedica un focus speciale: si stima che nei rifiuti urbani italiani ci siano tra 3,3 e 3,4 milioni di tonnellate di plastica all’anno. Di queste, quasi 1,8 milioni di tonnellate vengono raccolte in modo differenziato, prevalentemente come imballaggi. Interessante notare come circa il 10,5% della differenziata venga raccolta in modo “multimateriale” (più materiali insieme nello stesso contenitore), con la plastica che ne costituisce la componente principale (46,9%). Il rapporto ISPRA offre anche un confronto con i partner europei. Nel 2023, l’Italia ha prodotto 496 kg di rifiuti per abitante, un dato inferiore alla media UE (511 kg) e lontano dai picchi di Austria (782 kg), Danimarca (759 kg) e Lussemburgo (718 kg). Per quanto riguarda la gestione, l’Italia ha avviato a riciclo (compreso compostaggio) il 60% dei suoi rifiuti urbani, posizionandosi sopra la media UE (50%). Tuttavia, continua a dipendere ancora troppo dalla discarica (18% contro una media UE del 23%) e meno del necessario dal recupero energetico (23% contro il 27% UE). Oltre ai dati sulla produzione e gestione, il rapporto analizza anche i costi del servizio di igiene urbana e l’applicazione della tariffazione puntuale (il sistema “pay-as-you-throw”, dove si paga in base a quanto si produce). Nel 2024, i comuni che hanno adottato questo sistema sono aumentati, dimostrando una crescente attenzione a strumenti che incentivino ulteriormente la riduzione dei rifiuti e una raccolta di qualità. Il Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA si conferma come lo strumento conoscitivo più completo a disposizione di istituzioni, operatori del settore e cittadini. I dati presentati offrono una base solida per valutare l’efficacia delle politiche adottate, orientare gli investimenti (sugli impianti di riciclo e recupero) e correggere il tiro laddove necessario, soprattutto per colmare il divario tra Nord e Sud e centrare i nuovi, ambiziosi obiettivi di economia circolare fissati dall’Europa per il 2025, il 2030 e il 2035.

Paolo Iafrate

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