Report, la profezia di La Russa e quel «peggio» che aveva previsto

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«Che Dio ci conservi Ranucci». Quando Ignazio La Russa lo disse, nel pieno del caso Ranucci-Lavitola, aggiunse qualcosa di più preciso: «Non vorrei che ce ne mandino uno peggio di Ranucci, la vedo difficile ma potrebbero trovarlo». Era il 16 agosto e sembrava soprattutto una delle battute alle quali il presidente del Senato ci ha abituato. A meno di un mese di distanza, almeno a leggere quello che gira in rete e a guardare come si sono messe le cose a via Teulada, rischia di diventare una piccola profezia.

Ranucci non condurrà più Report, ma quello che sta nascendo sembra molto meno lontano da quello di Ranucci di quanto si potesse immaginare.

Giulia Presutti, indicata inizialmente insieme a Daniele Piervincenzi, ha rinunciato e al suo posto è arrivata Claudia Di Pasquale, quindici anni nel programma e 55 inchieste alle spalle. La redazione ha accolto la nomina con applausi e Ranucci si è detto «felicissimo», spiegando che sarebbe stata anche una delle sue scelte preferite. Lei, con una frase forse ancora più interessante, ha subito messo qualche distanza dal suo vecchio capo: «Io sono fedele a Report», non a Ranucci. E ha aggiunto che la priorità sarà «impedirne la normalizzazione».

Ieri Ranucci è tornato a via Teulada e ha incontrato Di Pasquale, Cataldo Ciccolella e Giulio Valesini proprio nella stanza museo di Report, quella dove sono conservati la vecchia scenografia e i loghi delle stagioni passate. Si sono abbracciati e hanno ripercorso quanto accaduto negli ultimi mesi, dall’inchiesta della Procura di Roma e dall’arresto di Lavitola fino alla decisione della Rai di cambiare la conduzione. Un incontro tra colleghi, descritto da chi era presente come disteso e familiare, che non dimostra naturalmente che Ranucci continui a comandare Report da fuori, come qualcuno sta sostenendo, ma racconta bene quanto sia difficile separare un programma dalla storia professionale di chi lo ha fatto per tanti anni.

Ed è qui che La Russa potrebbe aver visto, magari involontariamente, più lontano di altri. Il “peggio” che temeva potrebbe non essere un nuovo Ranucci, ma qualcosa di più complicato da gestire dalla cd Telemeloni durante la campagna elettorale ovvero un Report meno identificato con il suo conduttore e più consapevole della propria identità.

Di Pasquale non promette infatti una rottura, anzi dice apertamente che la parola discontinuità non le piace e richiama come modello Milena Gabanelli. Piervincenzi ha annunciato meno personalismi, mentre due inviati storici come Bernardo Iovene e Giulio Valesini avranno un ruolo centrale come co-autori. Più che un cambio di regime sembra, almeno per ora, un ritorno alle origini.

Bisognerà naturalmente aspettare l’8 novembre e guardare il programma, anche perché il rapporto tra Ranucci e Lavitola ha aperto interrogativi che non spariscono con un cambio di conduzione. Ma Claudia Di Pasquale ha già trovato una frase che vale più di molte dichiarazioni d’intenti: «Non vogliamo più essere la notizia, ma fare notizie».

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