Relazione UE sullo Stato di Diritto 2025: 86% cittadini UE corruzione inacettabile

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La Commissione Europea ha pubblicato l’8 luglio la sesta Relazione annuale sullo Stato di Diritto, un documento chiave che analizza progressi e criticità in tutti gli Stati membri, oltre che in Albania, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia. Con un focus rinnovato sul legame tra Stato di diritto, mercato unico e competitività, il rapporto sottolinea come il rispetto delle regole sia fondamentale per la stabilità democratica, la sicurezza e la crescita economica dell’Europa.

La relazione si concentra su quattro aree critiche:

-Sistemi giudiziariMolti Paesi hanno compiuto passi avanti nell’indipendenza della magistratura e nell’efficienza dei processi, ma permangono ritardi e carenze di risorse. In alcuni Stati, le riforme procedono a rilento, con preoccupazioni per pressioni politiche sui giudici. Nei Balcani occidentali, nonostante gli sforzi, l’influenza indebita resta una minaccia.

-Lotta alla corruzioneL’Eurobarometro 2025 rivela che l’86% dei cittadini UE considera la corruzione inaccettabile. Sebbene alcuni Stati abbiano rafforzato autorità e strategie anticorruzione, servono più azioni su lobbying, conflitti d’interessi e efficacia delle indagini. Nei Paesi candidati, i casi di corruzione ad alto livello restano una sfida.

-Libertà dei mediaCon l’entrata in vigore della Legge Europea per la Libertà dei Media (EMFA), diversi Paesi hanno riformato i sistemi di finanziamento e protezione dei giornalisti. Tuttavia, minacce alla sicurezza, opacità nella proprietà dei media e politicizzazione delle autorità di regolamentazione persistono, specialmente nei Balcani. Viene prestata maggiore attenzione alla sicurezza e alla protezione dei giornalisti, in un contesto di continue minacce, con gli Stati membri che istituiscono o continuano a gestire strutture di sostegno o che rafforzano la protezione giuridica dei giornalisti. Allo stesso tempo, sono necessarie ulteriori azioni per affrontare le preoccupazioni relative alla sicurezza dei giornalisti e migliorare le garanzie per l’indipendenza di alcune autorità di regolamentazione dei media e dei media del servizio pubblico, aumentare la trasparenza della proprietà e garantire una migliore equità e trasparenza nell’assegnazione della pubblicità statale. Nei paesi dell’allargamento sussistono preoccupazioni anche in relazione alla politicizzazione delle autorità di regolamentazione dei media e alla sostenibilità finanziaria delle emittenti pubbliche, nonché alla nomina della leadership delle emittenti.

-Bilanciamento dei poteriLe riforme per coinvolgere le parti sociali nei processi legislativi sono in corso, ma leggi approvate in fretta e senza consultazione creano incertezza per imprese e cittadini. In alcuni Stati, le ONG affrontano restrizioni finanziarie o legali, minando la società civile. La Commissione evidenzia come un sistema giudiziario efficiente, norme anticorruzione e processi legislativi trasparenti siano essenziali per un mercato unico funzionante.Il nuovo quadro finanziario UE vincolerà i fondi al rispetto dello Stato di diritto, premiando le riforme. Le Raccomandazioni della Commissione pur riconoscendo i progressi, la Commissione invita gli Stati a: a) Accelerare le riforme giudiziarie e aumentare le risorse per i tribunali.;b)) Rafforzare le autorità anticorruzione e garantire indagini efficaci;c) Proteggere l’indipendenza dei media e la sicurezza dei giornalisti;d) Migliorare la qualità delle leggi, coinvolgendo le parti interessate. Il rapporto avvia un dialogo con Parlamento Europeo, Consiglio e società civile per tradurre le raccomandazioni in azioni concrete. La Presidente Ursula von der Leyen ha ribadito l’impegno a monitorare l’attuazione delle riforme, anche attraverso il meccanismo di condizionalità sui fondi UE. Lo Stato di diritto non è solo un valore fondante dell’UE, ma un fattore abilitante per democrazia, sicurezza e prosperità. Mentre l’Europa affronta pressioni globali, questa relazione offre una roadmap per difendere le regole comuni, garantendo che nessuno Stato rimanga indietro.

Paolo Iafrate

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