In scena Qualcosa è andato storto! e, fin dalle prime battute, è chiaro che il teatro di Carlo Buccirosso continua a muoversi lungo quella linea sottile e preziosa in cui la commedia incontra la vita, la risata sfiora il dolore e l’ironia diventa una forma di resistenza. Scritto e diretto dallo stesso Buccirosso, lo spettacolo – in scena alla Sala Umberto fino all’11 gennaio 2026 – si inserisce con naturalezza nella tradizione più solida del teatro comico italiano, quella che da Plauto arriva a Eduardo, passando per la farsa popolare e approdando a una comicità consapevole, mai ingenua, profondamente umana.Buccirosso è Corrado Postiglione, modesto avvocato di provincia, “specializzato” in cause perse e soprattutto in parenti difficili.

Un personaggio che vive di affanno, di tentativi maldestri, di soluzioni provvisorie, e che proprio per questo diventa immediatamente familiare. L’attore lo disegna con il suo stile inconfondibile: una lingua che scivola dall’italiano al napoletano come fosse una necessità naturale, una musicalità fatta di accelerazioni improvvise e pause cariche di senso, un’ironia che non cerca mai l’effetto facile ma nasce sempre da un’osservazione acuta del reale. In Buccirosso la risata non è mai fine a sé stessa: arriva perché riconosciamo qualcosa, perché ci sentiamo chiamati in causa. Come direbbe un vecchio detto partenopeo, “se ridi è perché ‘a verità t’ha già guardato in faccia”.
La storia si sviluppa all’interno di una casa che diventa metafora di un intero universo familiare, luogo di affetti e conflitti, di alleanze fragili e rancori mai sopiti. Quando la malattia della madre – vera patrona morale della famiglia – irrompe come un fulmine a ciel sereno, ogni equilibrio salta. Tornano a galla le questioni più antiche del teatro e dell’uomo: l’eredità, il potere, l’avidità travestita da buonsenso, l’amore che convive con l’interesse.
È qui che la commedia si fa più profonda, senza mai perdere leggerezza. Buccirosso riesce in un equilibrio raro: parlare della perdita, della paura e del tempo che passa continuando a far sorridere e ridere la sala, con una comicità che consola senza mentire.Attorno al protagonista si muove una compagnia solida e ben orchestrata. Elvira Zingone, Peppe Miale, Fiorella Zullo, Stefania Aluzzi, Matteo Tugnoli e Fabrizio Miano danno vita a un coro familiare credibile, fatto di caratteri ben definiti, di legami affettivi, rivalità e ipocrisie quotidiane.
Nessuno eccede, nessuno resta indietro: il ritmo è quello giusto, sostenuto, e ogni ingresso in scena contribuisce ad alimentare il meccanismo comico. Particolarmente intensa, nella sua apparente semplicità, la presenza di Tilde De Spirito nel ruolo della nonna, figura critica che incarna la memoria, il tempo e quel senso di autorità affettiva che nel teatro, come nella vita, non ha bisogno di parole.
Le scenografie di Gilda Cerullo restituiscono uno spazio domestico riconoscibile e funzionale, mentre i costumi di Zaira De Vincentiis e le musiche di Cosimo Lombardi accompagnano l’azione con discrezione, senza mai distrarre, lasciando che siano i dialoghi e i corpi degli attori a guidare lo sguardo dello spettatore. Tutto concorre a creare un’atmosfera familiare, quasi intima, in cui il pubblico si sente parte di quella casa e di quelle dinamiche.
La sala ride, spesso di gusto, altre volte con un sorriso più amaro, di quelli che arrivano quando ci si accorge che la commedia sta parlando anche di noi. Ed è forse questo il merito più grande dello spettacolo: ricordarci che il teatro non serve solo a intrattenere, ma a condividere un’esperienza, a riconoscersi nelle debolezze altrui, a uscire un po’ più leggeri. Perché sì, qualcosa è andato storto, ma come insegna il teatro di Carlo Buccirosso – e come suggerisce quella saggezza popolare che accompagna ogni sua battuta – a volte è proprio da ciò che va storto che nasce la verità più limpida. – Foto di Barbara Visca-
Alessandro Cannistrà.



