Natalie Harp, le lettere adoranti per Donald Trump: «Sei l’unica cosa che conta per me, non voglio deluderti mai»

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Torna sotto i riflettori dei media americani il caso delle lettere che Natalie Harp, assistente di Donald Trump, ha scritto al presidente. «Sei l’unica cosa che conta per me, non voglio deluderti mai», si legge in una delle missive, pubblicate integralmente dal Daily Beast dopo essere state consegnate al quotidiano da Michael Wolff, che ne aveva già anticipato ampi stralci nel suo libro sulla campagna elettorale 2024 di Trump, All or Nothing; anche il New York Times ne aveva pubblicato in precedenza alcuni estratti

Il contenuto delle lettere

I testi risalgono al 2023 e furono scritti durante un viaggio in Scozia del tycoon, a cui prendeva parte anche Harp, entrata nello staff l’anno precedente. All’epoca 31enne, la donna scriveva al presidente, allora 76enne, di sentirsi «indegna» di lui e di provare invidia per quelle collaboratrici «il cui unico lavoro è parlare con te ed essere carine», aggiungendo: «Voglio quel lavoro!».

In un altro passaggio rimpiangeva i momenti in cui Trump la chiamava al telefono per parlare «di tutto e di niente»: «vorrei tornare a quella sinergia, non dovremmo sempre parlare di lavoro», scriveva, facendo anche riferimento al soprannome di “stampante umana” che le era stato affibbiato dallo staff.

Secondo Wolff, che ha raccontato la vicenda in un podcast, le lettere gli sarebbero state fornite da fonti interne alla campagna, preoccupate per l’eccessiva vicinanza tra Harp e il tycoon, dopo che alcuni membri dello staff le avevano scoperte e fotografate tra le pile di documenti che la donna stampava per il presidente.

«Questa non è una relazione che dovrebbe esistere in un ambito professionale», ha commentato il giornalista, spiegando che le immagini delle lettere circolarono tra i collaboratori scatenando una vera e propria «rivolta»: «I collaboratori vicini a Trump sapevano che passava troppo tempo con Natalie Harp, che la sua influenza stava crescendo, un’influenza basata sul nulla visto che non aveva nessuna esperienza».

Chi è Natalie Harp

Le proteste dello staff, all’epoca, non sono servite a fermarne l’ascesa: dopo il ritorno di Trump alla Casa Bianca, Harp ha infatti ottenuto l’incarico di assistente speciale ed esecutiva del presidente, con uno stipendio annuo di 150mila dollari secondo il Daily Beast, diventando la persona attraverso cui devono passare consiglieri, membri del Congresso e leader stranieri per avere accesso al presidente.

Un ruolo di potere reso ancora più controverso dalle rivelazioni di Ms Now, secondo cui Harp avrebbe lavorato alla Casa Bianca per un anno intero senza l’autorizzazione di sicurezza da parte del governo americano, essendosi rifiutata, per ragioni non specificate, di compilare i moduli necessari alla richiesta. Solo dopo l’intervento dell’ufficio legale della Casa Bianca e il coinvolgimento diretto del presidente, la donna ha infine presentato i documenti per il controllo di background dell’Fbi, ottenendo l’autorizzazione ad accedere a materiale riservato.

«È shoccante che una collaboratrice che potenzialmente ha accesso ai segreti più sensibili della nazione sia stata senza l’autorizzazione per tutto questo tempo», ha commentato Norm Eisen, ex responsabile della Casa Bianca per le questioni etiche. Sulla stessa linea David Axelrod, ex stratega di Barack Obama, che su X ha scritto: «Se è vero che la persona quotidianamente più vicina al presidente non ha avuto l’autorizzazione di sicurezza e si è rifiutata di avviare il processo, questa è una questione estremamente grave».

A rispondere per la Casa Bianca è stata la portavoce uscente Karoline Leavitt: «Natalie Harp ha un’autorizzazione di sicurezza come tutti, è una grande lavoratrice e leale membro del team del presidente», ha dichiarato, senza affrontare la questione del presunto ritardo nella richiesta.

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