Modello Starmer tra limiti e contraddizioni

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Parlare , in Italia, di modello Starmer, come dice la Premier Meloni, può voler dire tante cose, tra loro contraddittorie e limiti enormi che alla fine non risolverebbero il problema dei dazi . In Primo luogo il Regno Unito non fa parte dell’Ue e quindi è obbligato a discutere con la Casa Bianca in via bilaterale, mentre il Presidente Usa ha inviato la ormai famosa lettera all’ Unione europea, come giusto che fosse. È il segno che rispetta l’ assetto ordinamentale che si è dato il Vecchio Continente e si rende conto che almeno nella fase iniziale deve essere Bruxelles a negoziare a nome dei singoli Stati. Oggi i singoli capi di governo contano molto di più di una Ursula von der Leyen, molto ammaccata, dopo il voto di sfiducia, anche se si è risolto, per lei , positivamente. Già assistiamo ad una dialettica , tra le singole cancellerie, molto vivace : la Francia favorevole ad una linea di intransigenza, mentre Germania ed Italia, anche se con alcuni distinguo, sono propense ad una linea morbida che porti ad un compromesso. Alla fine ogni nazione deve tutelare i propri interessi che non sempre coincidono con quello generale. Tornando al modello Starmer, Londra è già arrivata ad un accordo che si aggira sul 10% e senza troppi pensieri, mira a tutelare prima i propri interessi. In Europa, invece, lo scopo è quello di ottenere le migliori condizioni per il sistema produttivo e tranquillizzare le opinioni pubbliche spaventate . Alla luce di queste considerazioni il modello Starmer non è molto praticabile, a meno che la von der Leyen non lo faccia suo, ma questo è impossibile. Arrivare a trattative bilaterali significa sancire la fine dell’ UE . Certamente a Salvini non dispiacerebbe e a Giorgia Meloni nemmeno, perché una parte del suo elettorato guarda con poco gradimento all’ UE. Intanto la Premier , costretta dalle circostanze geopolitiche non ha votato la sfiducia alla Presidente della Commissione e ha consolidato la relazione con il Cancelliere tedesco Mertz. Si desume, quindi, che Palazzo Chigi guardi al modello Starmer come l’ unico percorribile o quantomeno da adottare in una logica comunitaria. Il Regno Unito , dal canto suo, cerca di riavvicinarsi , anche se con molta cautela all’ UE, ma cerca di tenersi distante dal rapporto con von der Leyen. Sviluppa una naturale amicizia con gli Usa e poi appartiene alla sinistra, beninteso nell’ accettazione laburista. Questo fa gioco alla Meloni per mettere in difficoltà il PD , da cui è stata aspramente criticata per il suo rapporto di quasi vassallaggio nei confronti di Trump. Ma Starmer segue una politica di sinistra si, ma all’ inglese, tant’è che agli occhi di molti del PD può sembrare quasi di destra.

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