Lo scandalo si ripete: anche quest’ anno la legge di bilancio giungerà alla Camera tra Natale e Capodanno

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La scena è ormai rituale e proprio per questo più grave.La legge di bilancio, atto centrale della democrazia parlamentare, torna a presentarsi alle Camere compressa tra festività, scadenze e urgenze autoindotte,con tempi che rendono illusorio un esame approfondito.Il calendario non è un accidente ma una scelta politica,e la scelta di arrivare a ridosso di Natale segnala ancora una volta la subordinazione del Parlamento a una gestione emergenziale della finanza pubblica.Quella che dovrebbe essere la sede del confronto viene ridotta a passaggio formale,mentre il merito delle decisioni resta confinato nelle stanze dell’esecutivo e nei tavoli tecnici.
Il problema non è soltanto procedurale ma sostanziale.Una manovra discussa in fretta limita la possibilità di valutare gli effetti redistributivi,di correggere distorsioni,di ascoltare territori e categorie.La fiducia diventa lo strumento ordinario,non l’eccezione,e il voto si trasforma in ratifica.Questo meccanismo impoverisce il dibattito pubblico e alimenta la distanza tra cittadini e istituzioni,perché le scelte che incidono su tasse,spesa e servizi vengono percepite come opache e inevitabili.
Ogni anno si ripete la stessa giustificazione: i vincoli europei,le trattative con Bruxelles,l’instabilità del quadro macroeconomico.Eppure proprio in un contesto complesso sarebbe necessario più Parlamento,non meno.La programmazione anticipata,la condivisione degli indirizzi,la trasparenza sui margini di bilancio sono strumenti noti e praticabili,ma sistematicamente sacrificati in nome dell’urgenza.L’emergenza permanente diventa così un alibi che copre carenze di metodo e di volontà politica.
Il risultato è un circolo vizioso.La qualità delle leggi peggiora,aumentano le norme microsettoriali e i rinvii,si moltiplicano i decreti correttivi nei mesi successivi.La stabilità promessa dalla legge di bilancio viene smentita dai fatti,e l’incertezza ricade su imprese,enti locali e famiglie.In questo contesto parlare di riforme strutturali appare retorico,se il principale strumento di indirizzo economico è trattato come un adempimento da smaltire in fretta.
Rompere questo schema non richiede riforme costituzionali ma un cambio di prassi e di cultura istituzionale.Restituire centralità al Parlamento significa rispettarne i tempi e le funzioni,accettare il confronto e il rischio della mediazione.Finché la manovra continuerà ad arrivare tra Natale e Capodanno,lo scandalo non sarà l’eccezione ma la regola,e a pagarne il prezzo sarà la credibilità stessa del processo democratico.

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