La notizia non sta tanto nella tabella di marcia a tappe forzate, quanto nel fatto che ieri la maggioranza ha formalmente archiviato i primi due passaggi necessari a portare la riforma della legge elettorale nell’Aula della Camera giĆ nell’ultima settimana di giugno. Con l’obiettivo di contingentare i tempi di discussione nel mese successivo e avere entro luglio il via libera di Montecitorio. E con l’auspicio di uno sprint a seguire al Senato, con l’ok definitivo al più tardi tra settembre e ottobre.
Il pacchetto di riforma denominato Bignami bis arriva in Aula il 26 giugno con un impianto che intreccia premio di maggioranza, limiti ai seggi, nuove regole per gli italiani allāestero e obblighi di leadership sulle liste. Un mosaico di interventi che ridefinisce equilibrio e procedure del voto. Il premio di maggioranza viene confermato: alla Camera sono previsti 70 seggi aggiuntivi, al Senato 35 seggi. Lo strumento resta nel cuore del sistema, con un meccanismo chiaro sulle soglie di attivazione. Il premio non scatta se i risultati tra Camera e Senato sono difformi oppure se nessuna lista o coalizione raggiunge il 42%. In questi casi la ripartizione dei posti diventa interamente proporzionale, senza correttivi maggioritari. Ć inoltre eliminato il ballottaggio. Dal conteggio nazionale dei voti vengono esclusi Trentino-Alto Adige e Valle dāAosta, specificazione che incide sul calcolo complessivo dei risultati. Sui numeri dellāaula entra in gioco il tetto massimo dei seggi: alla Camera il limite scende da 230 a 220, al Senato da 114 a 113. Secondo la maggioranza, con questi paletti non sarĆ possibile raggiungere il 60% dei seggi complessivi. Per gli italiani allāestero ĆØ previsto un meccanismo anti-contraffazione. Il governo dovrĆ aggiornare entro 3 mesi il regolamento della legge 459 del 2001, con lāobiettivo dichiarato di garantire libertĆ , sicurezza e segretezza del voto. Capitolo leadership: al momento del deposito, ogni lista dovrĆ indicare il nome del candidato premier. Lāassenza di questa indicazione rende la lista inammissibile, fissando un vincolo formale che lega simbolo e guida politica. Nellāinsieme, la combinazione tra premio, tetti, soglie e garanzie per il voto estero delinea un impianto che rimodella rappresentanza e procedure, definendo con precisione quando scatta il correttivo maggioritario e come si distribuiscono i seggi nelle due Camere.
CosƬ, prima la conferenza dei capigruppo della Camera ha calendarizzato l’approdo in Aula del provvedimento per il 26 giugno e poi il centrodestra ha presentato in Affari costituzionali il nuovo testo base, il cosiddetto “Bignami bis”, con il relatore di Fdi Angelo Rossi che in Commissione ha illustrato le principali modifiche al testo originario. Il tutto tra le proteste delle opposizioni, che solo da 48 ore sembrano aver preso coscienza della volontĆ della maggioranza – in veritĆ manifestata a più riprese e da diversi mesi – di tirare davvero dritto sulla riforma della legge elettorale. PerchĆ©, spiega il responsabile organizzazione di Fdi Giovanni Donzelli, il centrodestra vuole evitare il rischio di un impasse post voto, altamente probabile con l’attuale legge elettorale a meno che il campo largo non decida un’altra volta di suicidarsi politicamente presentandosi al voto spaccato in tre. CosƬ, il centrosinistra accusa Giorgia Meloni di “intollerabile arroganza”, lamenta “forzature”, parla di un testo “completamente diverso da quello originario” e chiede “tempo per valutarlo”. Con il segretario di +Europa Riccardo Magi che arriva ad accusare il presidente della Camera Lorenzo Fontana di “irresponsabilitĆ ” per aver dato l’ok alla calendarizzazione in Aula il 26 giugno. E con il Pd che si appella a Fontana affinchĆ© rinvii l’approdo in Aula.
Donzelli prova a gettare acqua sul fuoco e dice che il testo bis accoglie anche alcuni dei rilievi delle opposizioni e che comunque “non ĆØ immodificabile” ed eventuali emendamenti “saranno valutati”. Mentre il presidente degli Affari costituzionali della Camera, l’azzurro Nazario Pagano, illustra il nuovo timing in Commissione che prevede nuove audizioni il 3 giugno e l’adozione del testo base per il giorno successivo.
Le principali novitĆ del “Bignami bis” non sono solo quelle giĆ annunciate da giorni. Confermato l’innalzamento della soglia dal 40 al 42%, la soppressione dei ballottaggi e l’introduzione di un sistema di coordinamento tra Camera e Senato che punta ad assicurare che il premio venga assegnato solo se non ci sono risultati difformi tra i due rami del Parlamento. Il premio (che resta pari a 70 seggi a Montecitorio e a 35 a Palazzo Madama) viene dunque attribuito alla lista singola o alla coalizione che sia arrivata prima sia alla Camera che al Senato, a condizione che abbia ottenuto, in ciascuno dei due rami, almeno il 42% dei voti validi.
Con una novitĆ . Se nel testo originario l’indicazione del premier era obbligatoria, in questa seconda versione il concetto viene rafforzato precisando che la mancata indicazione della persona da proporre quale candidato premier implica l’inammissibilitĆ delle liste. Lo stesso vale anche per la mancata presentazione del programma elettorale. Tra i casi di esclusione elencati, infatti, si prevede espressamente quello delle liste “che non abbiano dichiarato il nome e cognome della persona da indicare come proposta per l’incarico di presidente del Consiglio dei ministri”.



