Le contraddizioni della maggioranza sulla sfiducia ad Ursula

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La maggioranza di governo in Italia è compatta e non si divide in Parlamento sui rapporti con l’ Europa e il sostegno all’ Ucraina. Ma se la politica interna è un prolungamento di quella estera e viceversa, le contraddizioni e le distonie stanno diventando croniche , tanto da sollevare qualche interrogativo. E il voto di domani sulla sfiducia alla Presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, rischia di diventare lo specchio delle contraddizioni della coalizione di Giorgia Meloni. E le stesse , ad essere onesti, non mancano tra le opposizioni. La Premier ha scelto una linea coerente e morbida , rifiutandosi di appoggiare la sfiducia chiesta da Ecr di cui fa parte FDI . E questo a conferma di una convergenza tra Meloni e Ppe. Del resto la Premier ha preso le distanze da Ecr accusandoli di favorire i sovranisti anti UE e di aver fatto un favore ai socialisti, attaccando la Presidente, un vero boomerang politico . Il voto di sfiducia probabilmente non avrà la maggioranza del Parlamento e sancisce definitivamente l’ allontanamento tra destre e estreme destre e va a sostenere la claudicante maggioranza Ursula con l’ appoggio dei Socialisti, Liberali , Popolari e Verdi, ma spacca i Conservatori e mostra tutte le fragilità interne ai socialisti che vorrebbero bocciare la Von der Leyen, ma non possono farlo. Dal lato italiano, Tajani ritiene” irresponsabile” il voto contro la Commissione; la Lega invece voterà contro, con il neo eletto vice segretario Vannacci che addita Bruxelles come la casa di tutti i mali , in linea con i diktat di Mosca . E come se non bastasse, rispunta l’ asse Conte-Salvini. Salvini dal canto suo diserterà la conferenza di Roma sulla ricostruzione dell’ Ucraina. Ci saranno i vertici di FDI e Forza Italia, von der Leyen e il tedesco Merz, oltre all’ inviato di Trump per l’ Ucraina. Il Presidente ucraino Zelensky, sarà ricevuto dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. La possiamo definire una scelta di coerenza e trasparenza nel giorno in cui la delegazione italiana, guidata dal Ministro degli interni, Piantedosi, è stata respinta a Bengasi, a testimonianza di quanto sia influente la presenza della Russia in questa parte della Libia.

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