Sono ormai giorni che si parla del famoso accordo sui dazi, di domenica scorsa sul campo da golf in Scozia di proprietà di Donald Trump, tra Ursula von der Leyen e UE. Una partita storica dalla quale è uscito vincitore assoluto il padrone di casa e Presidente degli Usa. Quelli che sono stati definiti dazi reciproci ,in realtà sono da tre a dieci volte quelli praticati dall’ UE ai beni prodotti negli Usa, permettendo, così, a Donald Trump di assicurarsi un’ entrata di circa 80 miliardi di dollari, oltre a strappare all’ UE l’impegno di acquistare gas liquido e petrolio per 750 miliardi ed investimenti privati per altri 600. In quanto a contropartite : zero. I leader europei, tranne la Meloni e il Cancelliere tedesco Merz, sono insorti. Al di là di quanto, con toni trionfalistici, ha dichiarato la Presidente von der Leyen, questo accordo non elimina l’incertezza, perché è stato eminentemente politico e per giunta molto vago. I capitoli aperti sono tanti e non condivisi, dai beni esclusi dai dazi, alla natura degli acquisti e degli investimenti che l’ UE dovrà fare negli Usa, senza un testo che li raccolga . Grande confusione e voci dissonanti sulla web tax europea: gli americani sostengono sia stata eliminata, gli europei dicono il contrario. Il tutto , ovviamente, subordinato alla imprevedibilità di Donald Trump. In caso Trump cambiasse idea, quali strumenti ha a disposizione l’ Unione Europea per contrastare l’ eventuale voltafaccia del suo alleato? Sicuramente ridurre gli investimenti nei titoli del Tesoro americano, come hanno fatto i cinesi , così fa far lievitare gli oneri sul debito pubblico e impedire al governo di fare investimenti. Si è parlato tanto di web tax o di tasse sulle multinazionali,ma questa tassa non la impone la Commissione, ma vengono decise dai governi nazionali e ad oggi sono talmente irrisorie che incidono ben poco . La vera arma a disposizione dell’ UE era quella dei dazi , ma che non ha potuto attivare per l’ opposizione di Italia e Germania, i paesi maggiormente colpiti dai dazi americani in quanto i maggiori esportatori in Usa. Alla fine abbiamo subito deposto le armi e ci siamo arresi , senza nemmeno un tentativo. Il vero problema è che oggi in Europa a differenza che negli Usa, non esiste un’ autorità in grado di negoziare su piani diversi dal commercio, alla tassazione, alla regolamentazione. Bisogna, però anche dire che la Commissione Europea,più di tanto non poteva fare. L’ errore è stato quello di riconoscere sin dall’ inizio che c’era uno squilibrio nella bilancia dei pagamenti cui porre rimedio. Alla fine chi pagherà il prezzo più alto saranno i produttori italiani ed europei che dovranno abbassare i prezzi per vendere la loro merce , mentre in America il danno sarà più limitato perché alla fine si tratta di beni la cui domanda si ridimensiona rapidamente , quando aumentano i prezzi .
L’accordo su un campo da golf
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