“Riguardo alla riduzione del deficit, il Governo ha ottenuto un risultato considerato da molti irraggiungibile. Nel 2022, quando si è insediato l’attuale Governo, abbiamo trovato un rapporto deficit/Pil dell’8,1%; oggi lo abbiamo portato al 3,1%. Un dato non solo inferiore di 5 punti percentuali rispetto a quando ci siamo insediati, ma anche migliore delle previsioni del Governo stesso, che si fermavano al 3,3% per il 2025″. Lo scrive la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, su X.
“Resta il rammarico – prosegue la premier – per aver mancato di poco la soglia del 3%, che avrebbe consentito di uscire dalla procedura di infrazione europea con un anno di anticipo, cosa che avrebbe significato maggiore capacità di spesa per lo Stato”.
Conti pubblici, Meloni fa chiarezza
“Per centrare l’obiettivo, sarebbero stati sufficienti appena 20 miliardi di Pil in più rispetto ai 2.258 miliardi di Pil per il 2025 al momento stimati dall’Istat – prosegue Meloni -. Il paradosso è che, da molti anni ormai, i primi dati Istat sottostimano il Pil effettivo, per poi rivederlo al rialzo. Con buona probabilità, questo accadrà anche per il 2025, rivelandosi una beffa per l’Italia e per gli italiani. E fa arrabbiare constatare che, anche prendendo per buone le attuali stime Istat, saremmo stati comunque sotto il 3% di deficit se, anche nel 2025, sulle casse dello Stato non avesse gravato l’esborso di miliardi di euro per il superbonus”.
Ecco di chi sono le responsabilità: i numeri ereditati dal governo Conte
“La sciagurata misura del governo di sinistra del Conte II, al momento, impedisce all’Italia di uscire dalla procedura di infrazione, togliendo al Governo margine di spesa da destinare alla sanità pubblica, alla scuola, al sostegno dei redditi più bassi”.
“Al ministro Giorgetti e all’intero Governo va il mio ringraziamento per aver saputo gestire in maniera responsabile le risorse pubbliche in una fase storica molto complicata, dando all’Italia grande prestigio e solidità economica”, conclude Meloni.
Giancarlo Giorgetti commenta i dati Eurostat e ricorda ai grillini che il peso del debito pubblico è dovuto, in larga parte, agli effetti nefasti del Superbonus voluto da Giuseppe Conte. Non mancando di criticare la rigidità di Bruxelles in un momento di congiuntura internazionale non facile. La conferenza stampa di presentazione del documento di finanza pubblica diventa anche il modo per fare chiarezza sull’Europa.
Le parole del ministro
“Senza i dati sul superbonus l’andamento del debito pubblico sarebbe stato discendente”, ha detto il ministro dell’economia in una conferenza stampa.
Superbonus, rdc e banchi a rotelle: le zavorre grilline che hanno bruciato metà Pil del Made in Italy
‘‘Abbiamo approvato il Documento di finanza pubblica. La naturale premessa è che non viviamo circostanze normali ma di tipo totalmente eccezionale’‘ e quindi le previsioni contenute nel documento ‘’inevitabilmente sono già oggi discutibili ma, ahimè, nelle prossime settimane saranno meritevoli probabilmente di ulteriori approfondimenti, adeguamenti e aggiornamenti”, ha precisato il ministro.
“Tutto questo dibattito rispetto alla procedura di deficit eccessivo mi interessava moltissimo fino al 28 febbraio, dopo mi interessava relativamente di meno. Capisco che in questo paese ci sono anche dei dirigenti sportivi che esultino per l’eliminazione dai mondiali di calcio, quindi è evidente che ci siano tanti che esultino perché una decisione di questo tipo dell’arbitro vada contro gli interessi nazionali. Siamo un paese fatto così, altrove normalmente non avviene”, ha aggiunto Giorgetti.
La rigidità di Bruxelles e lo scostamento
“Ci muoveremo da soli? Io non lo escluderei”. Giorgetti, risponde così a chi gli chiede se l’Italia potrebbe muoversi da sola sullo scostamento di bilancio, se l’Europa non dovesse dare il via libera. Giorgetti ha spiegato che “parlando coi colleghi, in tanti si ritrovano come me a fare il medico nell’ospedale da campo, in tanti condividiamo lo stesso modo di vedere la situazione. E quindi abbiamo feriti che arrivano da tutte le parti che dobbiamo curare. E non possiamo dargli l’aspirina, diciamo cosi. Il mondo è cambiato e non è accettabile una rigidità sull’approccio, non sta in piedi”, ha puntualizzato ancora il titolare del Mef. “Non chiedo deroghe al Patto ma di essere pronti a un maggiore margine di manovra se serve”.
Sul taglio delle accise riunione dopo il 1 maggio
“Il taglio delle accise scade il primo maggio, ovviamente la settimana prossima valuteremo l’ordine delle priorità”, ha poi detto il ministro, sottolineando che se si vuole “evitare che aumentino i prezzi ai supermercati io devo evitare che qualcuno ribalti i costi del trasporto nell’ultima fase del ciclo al dettaglio”. Giorgetti si è poi detto soddisfatto della soluzione della vicenda Di Foggia: “Ha rinunciato al Tfr e andrà a fare la presidente Eni”.
Il superbonus continua a farci del male. Non si tratta più solo di smascherare illeciti che mettono sotto indagine eventuali irregolarità: come abbiamo puntualmente evidenziato sul Secolo. Ora a rimetterci senza che abbiano commesso nulla di male potrebbero essere i condomini, le famiglie, ossia i condomini stessi. Si apre infatti la fase più delicata. Con l’uscita di scena a fine anno dell’incentivo che ha scassato le casse dello Stato, resta una lunga scia di verifiche, contenziosi e richieste di recupero da parte dell’Agenzia delle Entrate. Tutto a posto, dunque, pagherà chi ha procurato un danno? No, non proprio. C’è il rischio che il conto ricada anche su chi, in totale buona fede, aveva approvato i lavori.
Il Fisco può rivalersi anche sui condomini in buona fede
Le frodi sui bonus edilizi, già finite sotto la lente dell’amministrazione finanziaria e della Guardia di Finanza, rischiano infatti di colpire l’ultimo anello della filiera: i cittadini. Il presupposto fondamentale del Superbonus – e in generale dei bonus casa – è l’effettiva realizzazione degli interventi. Per l’ex 110%, in particolare, è obbligatorio il miglioramento di almeno due classi energetiche dell’edificio. Se questo traguardo non viene raggiunto, si perde il diritto alla detrazione e il Fisco può rivalersi direttamente sui condomìni.
Superbonus, iniziano i guai per le famiglie
L’indagine condotta dal Sole 24 Ore riporta che l’Agenzia delle Entrate sta puntando l’attenzione sui crediti di imposta legati ai bonus edilizi: in particolare quelli generati da lavori mai completati, o da stati di avanzamento lavori (SAL) certificati in modo non corretto. Come si è spesso verificato: si tratta delle irregolarità più frequenti: cantieri bloccati, materiali contabilizzati in modo impreciso; asseverazioni non allineate alle prescrizioni normative. Piccoli vizi formali o strutturali che, però, possono far perdere totalmente il diritto alla detrazione.
Ed è qui che iniziano i guai: si tratta di una sorta di “effetto a catena”. Valutata l’assenza delle condizioni che hanno legittimato il credito, l’Agenzia non può che rivolgersi ai beneficiari finali: cioè ai condòmini. A loro viene richiesto l’importo del credito indebitamente maturato, accompagnato da sanzioni e interessi. Il tutto senza possibilità di rateizzare, dettaglio tutt’altro che irrilevante. Una spada di Damocle, una mannaia. E’ il regalo di Natale di Conte e grillini: i condomini che avevano in buona fede avallato i lavori confidando nel “tutto gratuito” affermato da Conte e confidando quindi nella spinta degli incentivi pubblici, rischia ora la beffa: scoprire di essere l’ultima figura responsabile nella catena dei controll; e di dover pagare di tasca sua.
Superbonus, 9,3 miliardi di euro di truffe
È un tema molto delicato perché la maggior parte dei cittadini si è in buona fede affidata a tecnici e a imprese che avrebbero dovuto essere esperti di una normativa complessa, continuamente aggiornata e tutt’altro che intuitiva. Eppure, se le cose sono state fatte male, non sussistendo le condizioni che avrebbero dovuto dare accesso al credito, le conseguenze economiche ricadranno sui condomini, sulle famiglie, indipendentemente dal loro grado di coinvolgimento nei lavori e indipendentemente dal ruolo dei professionisti coinvolti. Bella roba, eh?
Lunga e dolorosa resa dei conti per migliaia di famiglie
Il problema a questo punto è la dimensione delle frodi per ora verificate: i sequestri disposti finora per crediti inesistenti hanno raggiunto 9,3 miliardi di euro: numero che evidenzia l’ampiezza del fenomeno,. E che, in qualche modo induce l’Agenzia delle Entrate e le amministrazioni ad intensificare i controlli per recuperare risorse. E’ la triste storia del superbonus di Conte: nonostante la misura sia arrivata al capolinea, inizia ora un altro capitolo doloroso per le finanze di imprese e famiglie: si apre una stagione di recuperi che non riguarda solo operatori e general contractor, ma anche i condòmini, chiamati ormai a gestire il lato più amaro della grande stagione degli incentivi. Il conto, in questi casi, è pesante: non solo la restituzione del credito d’imposta, ma anche sanzioni e interessi, da versare in un’unica soluzione. Un impatto economico che può superare di molto il beneficio ottenuto. L’unica alternativa resta il ricorso giudiziario, con costi elevati e tempi incerti. Lunga e dolorosa resa dei conti per migliaia di famiglie.



