In nome di Miriam

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Rimango colpita dallo spettacolo “In nome della madre”, che va in scena presso l’OFF/OFF Theatre in Via Giulia, 20 a Roma, dal 19 al 21 dicembre 2025. Questo monologo, tratto dal romanzo di Erri De Luca, apprezzato scrittore contemporaneo, viene portato in scena con un’intensità e una profondità che mi lasciano senza fiato. Margherita Remotti, attrice protagonista, è straordinaria.

La sua interpretazione di Maria (Miriam) è così vera e toccante che sembra quasi uscire dal quadro di Antonello da Messina: una versione originale dell’Annunciazione che diventa Annunciata, mettendo al centro la figura femminile, mai raffigurata prima in questo modo, senza angelo, ma con quel telo che la avvolge come un’aura sacra. Quel telo diventa simbolo di protezione e, allo stesso tempo, di isolamento, sottolineando la condizione di una donna sola e forte che affronta le proprie sfide interiori. Miriam non è una figura idealizzata e distante, ma profondamente umana, capace di trasformare un episodio sacro in un evento intimo e mentale.La regia di Pierpaolo Sepe e Riccardo Festa è impeccabile e riesce a coinvolgere il pubblico. La scenografia di Francesco Ghisu e i costumi di Rossella Oppedisano contribuiscono a creare un ambiente suggestivo e autentico, mentre il light design di Paolo Meglio e il sound design di Simone Colaiacomo aggiungono un tocco di malizia alla pièce.

Nulla è lasciato al caso: la croce dietro e Maria, la sua figura femminile che la copre mi fanno chiedere se sia una coincidenza o una precisa scelta registica, perchè ne darei una spiegazione.Ciò che colpisce di più è il modo in cui lo spettacolo riesce a innovare e rinnovare il testo di De Luca. La scelta di presentare il monologo come un dialogo tra Maria e il pubblico crea un forte senso di intimità e confidenza. È come se Maria parlasse direttamente a noi, condividendo segreti ed emozioni profonde.Senza voler spoilerare troppo, lo spettacolo si rivela un viaggio emotivo che toglie il fiato.

La storia di Maria è una storia di dolore, di perdita, di ricerca di sé, ma anche di speranza e di rinascita e di riappropriazione della dignità umana lontana e una riappropriazione della dignità umana, libera dalle catene delle leggi imposte e dai pettegolezzi che per anni ci hanno condizionati, e che continua a condizionare, la nostra esistenza. Margherita Remotti riesce a raccontarla con un’intensità e una verità che lasciano senza parole.

Valentina Nasso

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