Il governo ha dato il via libera al Piano Casa che punta ad affrontare l’emergenza abitativa nell’immediato ma anche nel medio e lungo termine. 100mila nuovi alloggi nei prossimi dieci anni e subito 60mila case popolari ristrutturate. “Un provvedimento corposo e articolato”, ha detto la premier Meloni in conferenza stampa. E che riguarda “una delle priorità più sentite dai cittadini”: ovvero poter avere “un alloggio di qualità a prezzi accessibili”. “Sappiamo tutti che la casa è un bene primario e il problema dell’accesso alla casa riguarda una fetta purtroppo significativa della popolazione, più ampia di quella che conosciamo per essere la parte più fragile e vulnerabile. Oltre a questa fetta – ha aggiunto – ce n’è un’altra che si trova in una sostanziale zona grigia: fatta di tantissimi italiani che pagano le tasse, studiano, lavorano e si impegnano. Ma sono troppo benestanti per accedere a graduatoria per una casa popolare. E non sufficientemente benestanti da far fronte alle richieste sempre più significative del mercato immobiliare”.
“Il nostro scopo, se sommiamo i dati che arrivano dalle diverse direttrici del piano, sia la parte pubblica sia la parte privata, è quello di rendere disponibili circa 100 mila nuovi alloggi nei prossimi 10 anni: a questo obiettivo dedichiamo fino a 10 miliardi di euro di risorse pubbliche”. “Sono previsti robusti investimenti privati nell’attuazione di questo piano- sottolinea Meloni- . Quello che abbiamo immaginato è abbastanza semplice: cioè lo Stato assicura al privato che vuole investire semplificazioni burocratiche, procedure veloci, come ad esempio anche qui la nomina di un commissario straordinario per gli investimenti superiori a un miliardo di euro che rilascia un provvedimento unico di autorizzazione. Ma in cambio il privato dovrà garantire su 100 alloggi che costruisce, che almeno 70 siano di edilizia convenzionata. Per edilizia convenzionata noi riteniamo un prezzo di vendita o di affitto scontato di almeno il 33% rispetto al costo di mercato “.
Ripristinato il fondo di garanzia per la prima casa
Il fondo del Piano Casa “nasce con l’idea di mobilitare sicuramente i fondi pubblici che sono già a disposizione- specifica Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le politiche di coesione: “Si parte con 100 milioni del fondo di sviluppo e coesione che consentono di intervenire su Invimit perché questo fondo parta. Ma in realtà sono in grado di mobilitare fino a 3 miliardi e 600 milioni: che è la quota che complessivamente mobilita la coesione dopo la revisione che è stata approvata e per la quale abbiamo introdotto ulteriori 1 miliardo e 900 milioni rispetto alla destinazione precedente”. Altro punto qualificante è l’avere riportato il fondo di garanzia per l’acquisto della prima casa “alla sua funzione originaria, riservandolo esclusivamente alle categorie per cui era stato pensato: e cioè giovani fino a 36 anni, le giovani coppie, i nuclei familiari con un unico genitore con figli minori” Lo ha sottolineato la presidente del Consiglio, ricordando che il fondo prima casa è “uno strumento al quale io tengo molto perché fu io a istituirlo quando giovane era un ministro della gioventù”.
Salvini: “Sostegno all’affitto per i genitori separati”
Il ministro Salvini ha aggiunto che è in arrivo un ”sostegno all’affitto per i genitori separati” che lasciano la casa: tra 400 e 500 euro, per poter ”avere un tetto sotto il quale incontrare tuo figlio quantomeno nel fine settimana”. Inoltre è previsto anche il dimezzamento di tutti gli oneri dei notai: il che significa dimezzare il costo dell’atto di compravendita. Il Cdm ha licenziato anche la proroga del taglio delle accise per altre 3 settimane.
“Il Piano Casa appena varato dal governo riceve il plauso di Confindustria: “Rappresenta un passaggio importante e atteso. Accogliamo con favore l’impegno strategico assunto per avviare iniziative finalizzate a mettere a disposizione 100 mila alloggi a prezzi calmierati nei prossimi dieci anni e l’annuncio di circa 10 miliardi di euro complessivi di risorse alle quali aggiungere risorse di investitori privati”. Così il presidente Emanuele Orsini. “Anche se attendiamo di leggere i testi, si delinea un intervento rilevante. Che mira ad affrontare uno dei nodi strutturali del Paese attraverso misure che vanno nella linea di quanto sollecitato da Confindustria.
“In Italia – prosegue – l’emergenza abitativa ha assunto una dimensione ormai sistemica: non riguarda più soltanto le fasce più fragili, ma incide direttamente sulla competitività del sistema produttivo e sulla capacità delle imprese di crescere”. “Il costo delle abitazioni è ormai disallineato rispetto alla produttività del lavoro – e, di conseguenza, ai salari medi – in molte aree del Paese: non solo al Centro-Nord e nelle grandi città, ma anche nei territori a forte vocazione industriale. La conseguenza è un cortocircuito evidente: dove c’è lavoro mancano le persone, e dove ci sono persone spesso mancano opportunità. La carenza di alloggi a prezzi sostenibili blocca la mobilità territoriale e rende più difficile anche attrarre investitori e lavoratori dall’estero”.
“Per noi – aggiunge Orsini a decreto appena approvato – rimangono centrali alcuni elementi che stando a quanto annunciato dal Governo dovrebbero essere affrontati nei provvedimenti approvati: semplificazioni urbanistiche, un utilizzo efficiente del patrimonio pubblico; l’attivazione di strumenti finanziari e fondi dedicati all’housing; il coinvolgimento degli investitori privati”. “È inoltre fondamentale – conclude Orsini – il coinvolgimento di Regioni e Comuni, che saranno attori determinanti per affrontare l’emergenza abitativa; e valorizzare e coordinare le iniziative già avviate, sia a livello europeo sia nazionale per assicurare una tempestiva ed efficace messa a terra del Piano. La sfida dell’abitare non è solo sociale: è una grande questione economica e industriale che riguarda la crescita, l’attrattività dei territori e il futuro del lavoro in Italia”.



